Tu chiamale, se vuoi, liberalizzazioni
Niente liberalizzazioni per l’agricoltura. Neanche l’ombra. I provvedimenti che il ministro Catania ha illustrato alla stampa il 24 gennaio, e che solo casualmente sono contenuti nel decreto liberalizzazioni, non liberalizzano in realtà un bel nulla, per la gioia del mondo agricolo italiano e dei suoi rappresentanti, da Coldiretti ai Forconi (che di Coldiretti rappresentano solo la versione più caciarona e grottesca, mentre a livello programmatico sono sostanzialmente indistinguibili).
Esaminando i provvedimenti punto per punto, registriamo la fissazione a 60 giorni dei pagamenti per i beni agricoli non deteriorabili e a 30 giorni per quelli deteriorabili, misura che ha dato la stura a reazioni entusiastiche ma che, con ogni probabilità, verrà scontata da una proporzionale flessione dei prezzi che gli acquirenti (in particolare la grande distribuzione, individuata dai soliti noti come il nuovo nemico di classe) pagheranno ai produttori, e il rilancio degli accordi interprofessionali di filiera (che sono la tomba delle liberalizzazioni) mediante una nuova sventolata di finanziamenti pubblici che interesseranno anche “le organizzazioni che forniscono servizi e mezzi di produzione” (leggi: associazioni, consorzi e sindacati).
Quando pensi di averle viste tutte
Stamattina all’alba, tra Terracina e Sperlonga.
- Update: devo ringraziare l’amico Paciscor per averci ricordato, in un commento qui sotto, qualche particolare (alla voce “cultura e tradizioni”, probabilmente, dopo sole e mare) sul Comune il cui territorio è annunciato da siffatto cartello. Evidentemente per il consiglio comunale della città di Fondi le infiltrazioni transgeniche rappresentano un problema molto più allarmante di quelle camorristiche. Avanti così.
Nel magico mondo di Forcolandia
Libertiamo – 24/01/2012
Gli organizzatori della protesta e dei blocchi stradali che hanno messo in ginocchio l’economia della Sicilia (bazzecole) si lamentano spesso del fatto che giornali e televisione non danno sufficiente visibilità alle loro rivendicazioni, e che se queste fossero conosciute al grande pubblico i loro concittadini sarebbero ben contenti di passare i guai che passano, pur di raggiungere tanto luminosi obbiettivi.
E allora andiamo sul sito forzadurto.org, cerchiamo il PDF dove sono elencate tutte le richieste, una per una, e prendiamo in esame quelle elencate sotto il titolo “Per le categorie della produzione agricola”.
Declaration for Farmer Choice
Il 12 ottobre scorso, in occasione del World Food Prize 2011, Crop Life International e l’US State Department hanno promosso un’incontro sul tema “La sfida della tecnologia: come la resistenza all’innovazione minaccia l’offerta mondiale di cibo“. In quell’occasione l’agricoltore Kenyano Gilbert Arap Bor, del quale abbiamo già parlato su queste pagine, ha lanciato la Declaration for Farmer Choice, in nome della libertà di scelta degli agricoltori di ogni parte del pianeta, invitando gli individui, le organizzazioni e i governi a sottoscriverla.
La rivoluzione del nonsocché
Al di là delle tante stime sui danni economici che la protesta dei “forconi” sta arrecando all’economia reale della Sicilia, può essere utile conoscere l’esperienza di Andrea Valenziani, 31 anni, piccolo imprenditore agricolo di Carlentini, in provincia di Siracusa, riportata ieri dal Corriere in un pezzo firmato da Antonio Sgobba:
Produco e vendo agrumi. Sono facilmente deperibili, lo sanno tutti. A gennaio di solito vendiamo le arance tarocco. Non possiamo farlo, ci viene impedito. Questo sciopero mi è già costato decine di migliaia di euro, ma i danni più grossi li farà nel lungo periodo, se continua.
Serve altro? – 2
Avevamo lasciato Giorgio Fidenato con il terreno, le attrezzature e il conto corrente bancario sequestrati dal tribunale di Pordenone. Eppure oggi la sua esperienza può dimostrare, ancor più di qualsiasi studio e analisi comparativa, quanto costi agli agricoltori italiani la scelta di vietare la coltivazione di OGM. Racconta Roberto Defez:
Sul suo campo sequestrato l’anno scorso per l’orrendo reato di aver coltivato lo stesso mais che si trova nei mangimi venduti nei Consorzi Agrari, l’autorità di tutela ambientale che li ha in gestione ha deciso nel 2011 di coltivare soia. E naturalmente soia non-OGM, mica siamo pazzi! Avendo a disposizione il conto corrente di Fidenato ha fatto effettuare le lavorazioni ai contoterzisti della zona ivi incluse le spese per il diserbo.
Le piaghe della Sicilia
Dal comunicato stampa del 17/01/2012 del movimento di protesta siciliano denominato “Forza d’Urto”, l’unico in cui sono riuscito a trovare qualche informazione a proposito delle ragioni della protesta cui sembrano aderire non meglio precisati gruppi autoconvocati di agricoltori:
Altro punto importante è quello relativo alla agricoltura dell’isola che si trova a dover competere, in un mercato globalizzato, con produzioni extra comunitarie senza l’intervento di una commissione speciale che perequi i maggiori costi con strumenti compensativi.
Ma noi non ci saremo – 2
Dopo Monsanto, anche BASF ha deciso di mollare l’Europa, ritirando dal mercato la patata Amflora e spostando negli Stati Uniti la sede della divisione biotech. Secondo Stefan Marcinowski, dirigente del gruppo tedesco,
Siamo convinti del fatto che le biotecnologie saranno fondamentali per il XXI secolo, ma non sono sufficientemente accettate dalla maggior parte dei consumatori, degli agricoltori e dei dirigenti europei: non ha quindi senso dal punto di vista economico continuare a investire nei prodotti che dovrebbero essere coltivati esclusivamente in questo mercato.
Il latte delle quote è sempre più opaco
Libertiamo – 17/12/2012
C’è una costante nella ormai pluridecennale querelle della multe per le quote latte ed è che non è dato capirci qualcosa. Passano i ministri, ultimamente ne abbiamo avuti ben quattro in poco più di un anno, tutti ripetono più o meno la stessa cosa, eppure siamo sempre lì. A non sapere nemmeno quanti sono quelli che ancora non hanno aderito alle rateizzazioni, se 1200 circa come dice il ministro, o molte migliaia in più, se si contano anche le multe degli anni ’90.
Eppure il neoministro Mario Catania non dovrebbe essere del tutto digiuno della materia, essendo stato un dirigente del ministero che ha avuto, durante tutta la sua carriera, diverse occasioni per confrontarsi con il tema delle quote e della loro assegnazione. E’ un tecnico, e come tale sarebbe legittimo aspettarsi da lui un chiarimento definitivo, informazioni, dati certi. Facile a dirsi, meno a farsi, evidentemente. Pazientiamo.
Papà, sei vecchio
Il Post – 15/01/2012
E dire che stavo pure con due zaini a tracolla, pesantissimi (c’erano i pattini), nientemeno Marianna, che passeggiava davanti a me con una sua amica, libera dai pesi (al suo zaino ci pensavo io) si gira e mi dice: papà sei vecchio. Così, d’amblè. Macchè, ho risposto, se lo fossi, non porterei due zaini sulla schiena, per due chilometri, nemmeno un marine. Lei ha risposto che c’entra, poi lei e la sua amica hanno ripreso a confabulare, sui padri vecchi, evidentemente.
Mica ci rimango male? Ma no, tanto si sa che i ragazzini hanno un concetto molto particolare di età. Con gli amici ce lo diciamo sempre. Quindi, perché dar retta alle parole di mia figlia? Che poi è sempre Marianna che me lo dice. Brando no, anche perché se ci prova ci meniamo, vinco io, e gli passa la voglia.
Il silenzio degli indecenti
Cose che capitano, nella terra dei paradossi: un ente pubblico affida un’indagine ad un consulente esterno, e poi evita di fornirgli i dati di cui ha bisogno per svolgere l’incarico medesimo. L’ente è Agea e l’indagine riguarda, o dovrebbe riguardare, la gestione del sistema delle quote latte dal 1995 al 2009.
Il consulente esterno è Marco Paolo Mantile, le cui indagini da tenente colonnello dei carabinieri avevano già fatto emergere i dubbi sulla corretta e trasparente gestione (stiamo usando un eufemismo, ne siamo consapevoli) dell’intero sistema delle banche dati e delle anagrafi bovine al punto da legittimare il sospetto che le multe richieste agli allevatori non siano in realtà dovute, in quanto l’Italia avrebbe sforato la quota nazionale solo sulla carta. Ne parla oggi Luigi Chiarello su Italia Oggi a seguito di un’interrogazione parlamentare presentata dall’IDV.
Non che l’atteggiamento di Agea ci meravigli troppo, comunque ci torneremo sopra, nei prossimi giorni.
Ancora su Coldiretti e l’olio d’oliva
Torno sulla storia dell’inchiesta di Repubblica sull’olio di oliva italiano per chiarire alcuni punti della questione, o almeno del mio personalissimo e discutibilissimo punto di vista sulla medesima.
Premessa: l’indagine di Coldiretti che è stata usata da Paolo Berizzi per l’articolo di cui abbiamo parlato qualche giorno fa ha lo stesso valore scientifico della carta per avvolgere il pesce. Un’indagine è credibile se le metodologie usate sono note e riproducibili, altrimenti vale meno di zero. Roberto La Pira ci fa sapere che, avendo chiesto ad Unaprol e Coldiretti i documenti originali del laboratorio, questi sono stati rifiutati e mai resi pubblici, accampando scuse che non sarebbero servite a salvare da un brutto voto un scolaretto impreparato. Da cui ne consegue che:
Libertiamo – 11/01/2012
Una nuova tecnologia che si rende disponibile per un settore produttivo non sarebbe in sé una notizia degna di particolare attenzione, se non fosse che la tecnologia in questione viene da Monsanto, che il settore in questione è l’agricoltura e che questa tecnologia sarà vietata per i nostri produttori, mentre sarà utilizzata ovunque nel mondo.
Si tratta, in poche parole, del mais resistente agli stress idrici, detto comunemente “resistente alla siccità” (drought resistant), prodotto da Monsanto in collaborazione con BASF, e la cui commercializzazione è stata approvata pochi giorni fa dall’USDA, il ministero dell’agricoltura statunitense. Se fino ad oggi la ricerca biotech aveva avuto particolare successo nello sviluppare piante resistenti ai parassiti, agli erbicidi e ai virus patogeni, quello di oggi può essere considerato un salto di qualità epocale, tanto che si parla già di OGM di seconda generazione.
Repubblica, Coldiretti e la terza legge di Cipolla
Dopo i broccoli, l’olio. Il 23 dicembre Repubblica ha pubblicato un articolo allarmato e scalmanato su presunte truffe sull’olio d’oliva, basato su un’indagine della solita Coldiretti. Per capire il livello, tanto dell’indagine quanto dell’articolo, riporto parte del post di Roberto La Pira sul Fatto Alimentare:
Secondo quanto riferito dal comunicato ufficiale di Coldiretti, gli esperti hanno evidenziato nel 40% dei casi presenza di muffe (si tratta di una dizione impropria visto che il panel organolettico ha trovato un difetto di muffa dovuto alla cattiva conservazione delle olive e non certo muffe nell’olio come viene scritto e come è stato ripreso dalle testate on line). Il referto analitico prosegue con il 16% di campioni di olio proveniente da olive alterate (forse Coldiretti voleva dire più correttamente di cattiva qualità) e con l’8% dell’olio ottenuto da olive rancide (forse Coldiretti voleva dire più correttamente con una nota di odore di rancido).
L’autarchico Orban
Dalla nuova Costituzione dell’Ungheria, articolo XX, comma 2:
L’Ungheria promuove l’esercizio del diritto di cui al comma 1 assicurando che la sua agricoltura rimanga libera da qualsiasi organismo geneticamente modificato
Tranquilli. Come vedete c’è sempre qualcuno messo peggio di noi.
- Grazie a Camelot per la segnalazione.











