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#ShivaFuoriDallExpo, nonostante il ministro Martina

18 settembre 2014

Il ministro delle politiche agricole e forestali, Maurizio Martina, ha risposto alcuni giorni fa dalle pagine de Il Foglio ai numerosi articoli (alcuni firmati dal sottoscritto) che lo stesso giornale ha dedicato al caso della presenza di Vandana Shiva, attivista indiana impegnata contro gli Ogm e più in generale contro il progresso e l’innovazione in agricoltura, come consulente scientifica e “ambassador” di Expo2015, evento dedicato al tema “nutrire il Pianeta, energia per la vita”. La polemica è nata dopo che il New Yorker, periodico notoriamente molto rigoroso oltre che di chiara impostazione liberal, ha dedicato alla Shiva una lunga inchiesta firmata da Michael Specter, in cui si mettono seriamente in discussione non solo i presupposti teorici della sua propaganda, ma anche la veridicità di molte sue affermazioni, a cominciare dal suo curriculum scientifico, che non sembra affatto corrispondente a quello che l’attivista vanta nelle copertine dei suoi libri.

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No all’agricoltura feudale

18 settembre 2014

Partiamo da un dato, forse il più sorprendente: l’estensione della copertura forestale francese negli ultimi 500 anni. Una linea perennemente in calo, dal 40 per cento dell’intera superficie all’inizio del XVI secolo, fino al 12 per cento, a metà dell’800. Poi, un periodo di stabilizzazione, prima di tornare a crescere di nuovo, fino al 25 per cento e più dei nostri giorni. E sono cifre davvero sorprendenti, se si considera che l’aumento recente della copertura forestale è avvenuto in concomitanza con l’impennata demografica che ha portato la popolazione francese da 6 a 60 milioni di abitanti: più bocche da sfamare, dieci volte di più, meno campi coltivati. Come è possibile?

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Lex medievale

14 settembre 2014

La querelle nazionale sugli Organismi geneticamente modificati (Ogm) appare come un continuo rimpiattino tra ministri e legislatori italiani, amministratori regionali, tribunali nazionali ed europei. Una pezza dopo l’altra, i governi italiani di ogni colore hanno provato a circumnavigare un dato di fatto: impedire, senza ragioni scientifiche, la coltivazione nel nostro paese di varietà geneticamente modificate approvate dall’Ue (e finora è stata approvata solo una varietà di mais) comporta una violazione dei princìpi del mercato comune.

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Chi sono gli agricoltori italiani che resistono al bando ideologico

11 settembre 2014

Prima di tutti c’è Giorgio Fidenato. E’ lui, piccolo agricoltore friulano, il simbolo di quelli che resistono, che non accettano di piegarsi al divieto di coltivare mais geneticamente modificato. Divieto che considerano illegittimo prima ancora che irrazionale. Fidenato ne ha passate di tutti i colori, i suoi campi nel corso degli anni sono stati vandalizzati dai no global e dai centri sociali prima che fatti a pezzi dalle trinciatrici mandate dal Corpo Forestale, e nonostante questo è deciso ad andare avanti: “Appena scade l’ordinanza di sequestro tornerò a seminare mais Mon 810. Lo farò a settembre. Anche se non arriverà mai a maturazione”, dice al Foglio. Fidenato appare come un eroe solitario, ma tiene a far sapere che non lo è: “Erano in tanti quelli disposti a seguirmi, a seminare mais Ogm nelle loro aziende, poi ha prevalso la paura dei vandali e delle conseguenze penali e amministrative. Chi mantiene la famiglia col suo lavoro di agricoltore non può rischiare tanto. Ma in Friuli sono tutti dalla mia parte”. Tra le tante leggende che girano intorno agli Ogm, c’è anche quella secondo la quale gli agricoltori italiani sarebbero contrari alla loro commercializzazione. Ed è proprio in Friuli, dove il mais è la coltura prevalente, che è nata l’associazione Futuragra che rappresenta gli agricoltori attivi nella battaglia per il superamento del divieto alla coltivazione di varietà Ogm.

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Come ti consegno l’Expo al santone

10 settembre 2014

Vandana Shiva collaborerà con la nostra università nell’ambito del cluster che all’interno dello spazio espositivo di Expo 2015 sarà dedicato al riso. L’impegno di Vandana Shiva per la salvaguardia dei semi testimonia l’importanza delle risorse alimentari, il pericolo dell’ingegneria genetica e il dovere di garantire una equa distribuzione delle risorse in base ai bisogni. E queste sono anche le grandi tematiche di Expo Milano 2015, l’importante sfida a cui Milano si sta preparando e alla cui realizzazione il nostro Ateneo ha attivamente collaborato.

Con queste parole, l’Università di Milano Bicocca ha salutato a maggio la collaborazione tra l’ateneo e la Shiva, eroina anti Ogm (organismi geneticamente modificati), oggi al centro di nuove polemiche dopo la lunga inchiesta che il New Yorker le ha dedicato. Un’inchiesta che mette in dubbio alcune delle uscite più roboanti della Shiva (fonte originaria della saga sui presunti suicidi di massa dei contadini indiani), i suoi titoli di studio e altro ancora. Fatto sta che, come dimostra il virgolettato di cui sopra, la Shiva è arrivata all’Expo attraverso la porta che meno ti aspetti, quella dell’università, e oggi che la sua credibilità – dal suo presunto curriculum scientifico ai contenuti della sua propaganda – è a pezzi, è inevitabile chiedersi come questo sia stato possibile. Quali sono i meriti scientifici che l’Università ha riconosciuto e certificato alla Shiva? E siamo sicuri che non si possa rimediare? Una Caporetto dell’università italiana, quindi, ma non solo.

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Il liberal New Yorker sbugiarda l’eroina indiana anti Ogm

7 settembre 2014

Il 25 agosto scorso il New Yorker ha dedicato un lungo reportage a Vandana Shiva, l’attivista indiana che ha fatto della lotta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm) la propria ragione di vita e che di quella lotta è diventata il simbolo più in vista. Un ritratto duro, sebbene molto accurato, quello firmato da Michael Specter, al quale è seguito uno scambio di “cortesie” tra la Shiva e il direttore del New Yorker, David Remnick. Alla Shiva non è andato giù che una testata blasonata e di chiara impostazione liberal mettesse a nudo le pesanti contraddizioni del suo personaggio di fronte a lettori tradizionalmente sensibili alle sue battaglie, Remnick invece non è stato disposto a digerire in silenzio che il suo giornale venisse accusato di fare propaganda interessata per le multinazionali biotech, e nella sua risposta non le manda certo a dire.

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L’inutile spending review, in un paese che rifiuta i vincoli di spesa

31 luglio 2014

L’impossibilità per questo disgraziato paese di sopravvivere a sé stesso in assenza di feroci vincoli esterni è ben evidenziata sull’ultimo post del blog del Commissario alla Revisione della Spesa, Carlo Cottarelli, che lamenta l’abitudine di utilizzare la promessa di futuri tagli di spesa (lineari o da individuare mediante spending review) come copertura finanziaria per l’introduzione di nuova spesa. Un’abitudine che ha già consentito di impegnare, per il 2015, 1,6 miliardi di euro non ancora risparmiati.

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