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Decrescisti: profetici, dal 211 d.C.

28 ottobre 2014

Ce ne sono sempre stati, di decrescisti e catastrofisti, hanno sempre parlato la stessa lingua e ci hanno sempre indovinato alla stessa maniera. Questo è Tertulliano, nel suo trattato De Anima scritto nel 211 d.C. quando la popolazione della Terra, secondo le stime attuali, superava di poco i 200 milioni di abitanti:

Siamo di peso al mondo, a stento ci bastano le risorse, e maggiori sono i bisogni, più alti sono i nostri lamenti, poiché la natura già non è in grado di sostenerci. In effetti le pestilenze, le carestie, le guerre e la rovina delle civiltà sono un giusto rimedio, uno sfoltimento del genere umano arrogante.

Onerosi sumus mundo, vix nobis elementa sufficiunt, et necessitates artiores, et querellae apud omnes, dum iam nos natura non sustinet. Revera lues et fames et bella et voragines civitatum pro remedio deputanda, tamquam tonsura insolescentis generis humani.

Michele Serra e il biologico taumaturgico

27 ottobre 2014

Si è offeso, Michele Serra, per lo scherzo messo in atto da alcuni buontemponi olandesi che hanno fatto assaggiare del cibo prelevato direttamente da un fast food ad alcuni frequentatori di un festival del cibo biologico. Lo scherzo ha avuto un esito più che prevedibile: era successa la stessa cosa anche quando qualcuno ha portato un foglio scarabocchiato da alcuni bambini a una mostra di arte moderna, e quando ad alcuni esperti di vino è stato chiesto di ripetere in cieco, ovvero senza conoscere neanche il colore del contenuto della bottiglia, alcune degustazioni effettuate poco prima.

Quindi gli esperti gourmet hanno creduto che le polpette di McDonald’s fossero in realtà biodelicatessen, e come tali le hanno descritte ai loro interlocutori, e non sappiamo bene se sia successo perché ci sono cascati in pieno o più semplicemente per non deluderne le aspettative – a chi non è capitato di complimentarsi con l’autore di una certa pietanza cercando al tempo stesso, disperatamente, un angolo nascosto per svuotare il resto del piatto?

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Di scienza, ciarlatani e par condicio (in breve)

14 ottobre 2014

Stamattina a Radio anch’io (su Rai Radio1) si parlava di OGM. Trasmissione apparentemente ben fatta (qui il podcast), ed equilibrata, con molte voci e differenti opinioni rappresentate, nonostante la presenza in studio, come ospite d’onore, di Vandana Shiva. Ma che potrebbe esserer utilizzata come caso di scuola sul modo in cui i media trattano (scorrettamente) i temi scientifici (letture caldamente consigliate: Silvia Bencivelli, Beatrice Mautino e Marco Furio Ferrario) e sulla pretesa necessità che per approfondire qualsiasi argomento sia necessario confrontare una molteplicità di opinioni (qualsiasi opinione) piuttosto che affidarsi alla competenza e alla verifica dei fatti (altra lettura caldamente consigliata: la decisione della BBC di non dare più spazio ai ciarlatani e di addestrare i propri giornalisti a riconoscerli).

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Il “no” agli ogm e il modello culturale dell’ignoranza

6 ottobre 2014

Ha ragione Carlin Petrini a sostenere, dalle pagine di Repubblica di ieri, che la questione ogm, con tutto quel che le gira attorno, non si fonda “sul ritornello fa male/non fa male”, ma riguarda piuttosto “un modello di agricoltura, alimentazione, ecologia, solidarietà, sviluppo, cultura ed economia”. Avrebbe, anzi, ragione, se la prima parte del suo intervento non fosse dedicato alle solite baggianate sul mondo scientifico “diviso” sulla sicurezza delle biotecnologie applicate all’agricoltura e sulla Spagna che con l’adozione del mais resistente ai parassiti avrebbe perso una “significativa quota di biodiversità” (ma quando mai?). Ma l’onestà intellettuale, come il coraggio di Don Abbondio, se uno non ce l’ha non se la può dare. Prendiamo atto, passiamo oltre, e diciamo che sì, fa bene Petrini a ricordarci il suo modello culturale, quello su cui si fonda la sua resistenza gastrofighetta all’innovazione in agricoltura.

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A suon di olivi intonsi, così si deprime la Toscana. Parlano i Georgofili

5 ottobre 2014

L’idea che la cura del paesaggio agricolo possa passare attraverso l’ibernazione di sistemi produttivi obsoleti e antieconomici non è certo nuova, non nasce con il famigerato Piano di indirizzo territoriale (Pit) toscano del quale il Foglio si è occupato diffusamente, e proprio in Toscana sta facendo sentire i suoi effetti sul territorio. Effetti che finiscono per essere l’esatto opposto di quelli attesi, con l’incuria e l’abbandono a farla da padrone. Ad accorgersene e a lanciare l’allarme, da anni, è stata l’Accademia dei Georgofili, l’antica e prestigiosa istituzione fiorentina che dal 1753 si occupa di scienza applicata all’agricoltura. Un allarme che non riguardava singoli settori dell’agricoltura, ma tutto il sistema imprenditoriale che ruota intorno alle attività agro-silvo-pastorali.

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#ShivaFuoriDallExpo, nonostante il ministro Martina

18 settembre 2014

Il ministro delle politiche agricole e forestali, Maurizio Martina, ha risposto alcuni giorni fa dalle pagine de Il Foglio ai numerosi articoli (alcuni firmati dal sottoscritto) che lo stesso giornale ha dedicato al caso della presenza di Vandana Shiva, attivista indiana impegnata contro gli Ogm e più in generale contro il progresso e l’innovazione in agricoltura, come consulente scientifica e “ambassador” di Expo2015, evento dedicato al tema “nutrire il Pianeta, energia per la vita”. La polemica è nata dopo che il New Yorker, periodico notoriamente molto rigoroso oltre che di chiara impostazione liberal, ha dedicato alla Shiva una lunga inchiesta firmata da Michael Specter, in cui si mettono seriamente in discussione non solo i presupposti teorici della sua propaganda, ma anche la veridicità di molte sue affermazioni, a cominciare dal suo curriculum scientifico, che non sembra affatto corrispondente a quello che l’attivista vanta nelle copertine dei suoi libri.

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No all’agricoltura feudale

18 settembre 2014

Partiamo da un dato, forse il più sorprendente: l’estensione della copertura forestale francese negli ultimi 500 anni. Una linea perennemente in calo, dal 40 per cento dell’intera superficie all’inizio del XVI secolo, fino al 12 per cento, a metà dell’800. Poi, un periodo di stabilizzazione, prima di tornare a crescere di nuovo, fino al 25 per cento e più dei nostri giorni. E sono cifre davvero sorprendenti, se si considera che l’aumento recente della copertura forestale è avvenuto in concomitanza con l’impennata demografica che ha portato la popolazione francese da 6 a 60 milioni di abitanti: più bocche da sfamare, dieci volte di più, meno campi coltivati. Come è possibile?

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