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Ultime da Ustica

27 giugno 2010

Sul disastro di Ustica in 30 anni si è detto di tutto e di più. Ancora non avevano trovato il modo per mettere in mezzo Israele. A colmare l’imperdonabile lacuna ci pensano Manuela Iatì, corrispondente di Sky Tg24, e Giuseppe Baldassarro, giornalista calabrese. I due indicano direttamente il Mossad come responsabile della strage, nel loro libro “Avvelenati” (il telegiornale di Sky ha dedicato alla vicenda un lungo servizio, a firma della stessa Iatì, nel quale si riesce ad affermare che il Dc9 Itavia sarebbe stato difeso da “Mig libici partiti dalla Sardegna”).

La storia è abbastanza semplice, anche se riesce a coinvolgere Licio Gelli, Ilaria Alpi, e tutti i più scontati cliché del dietrologismo all’italiana: L’ENEA, dal suo centro di Rotondella, in Basilicata, trafficava rifiuti tossici e scorie nucleari e le vendeva, con il placet del governo, all’ Iraq e a altri paesi arabi.

Per le procure lucane quel centro sarebbe stato da un lato il punto di partenza di una serie di traffici di scorie radioattive gestiti dallo stesso Enea attraverso la ‘ndrangheta, dall’altro una sorta di outlet del nucleare, di centro commerciale per chi volesse acquistare tecnologie e materiali nucleari, tra cui l’uranio. Le trattative per la vendita a Stati come l’Iraq, e altri i Paesi arabi sarebbero state condotte dallo Stato italiano, causando la reazione di Stati Uniti e Israele. Per fermare questi traffici, il Mossad avrebbe compiuto dei veri e propri atti terroristici. Per esempio l’attentato agli uffici romani della Snia Tecnit, società del settore di proprietà statale, o la strage di Ustica. L’ipotesi uscita fuori da queste inchieste è che il Dc9 dell’Itavia sia stato abbattuto dai servizi segreti israeliani, in quanto trasportava, verso la Libia, barre di uranio rubate a Bologna, dove c’erano due impianti nucleari di ricerca gestiti dall’Eni e dall’Agip nucleare. Si ipotizzò addirittura che, per fornire clandestinamente alla Libia combustibile nucleare, venissero sistematicamente usati aerei di linea.

Ecco fatto. Per ulteriori approfondimenti rimando alla definizione di capro espiatorio.

Oppure si può chiedere a Massimo Ciancimino, figlio di Vito, che come era prevedibile ha raccontato che lui c’era, insieme a papà. Come sempre, come ovunque.

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