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La fiera del catastrofismo zootecnico – conclusioni

23 dicembre 2010

I due consulenti del World Watch Institute concludono che:

- stranamente limitare la zootecnia non è ancora una priorità per i politici mentre lo dovrebbe essere.

- E’ necessario il marketing sui bambini nelle scuole per convincerli ad assumere sostituti delle proteine del latte, come yogurt, gelati e merendine alla soia e questa dovrebbe essere una priorità.

- servirebbe una tassa sulle proteine animali perché per gli autori è il modo migliore di combattere i cambiamenti climatici.

- nei supermercati i sostituti vegetali delle proteine animali dovrebbero trovarsi, per legge, negli scaffali centrali in vista, e che nel banco frigo fianco a fianco alla carne, al pesce, e ai formaggi, ci dovrebbero essere prodotti sostitutivi.

- banche e finanziatori non dovrebbero finanziare la filiera zootecnica

- Sono addirittura commoventi quando si preoccupano dei lavoratori del settore zootecnico, come me, che secondo loro andrebbero riqualificati per produrre alimenti sostitutivi.

Io, invece, riqualificherei loro.

Tutte queste azioni secondo gli autori servono per evitare che eventi estremi come Katrina (non potevano esimersi dal citarlo) aumentino di numero e di intensità portando al disastro climatico (anche la parola “disastro climatico” non poteva mancare in un rapporto come questo)

Il vero disastro che vedo io, invece, è l’articolo del Corriere della Sera che cita un magazine, come se fosse scienza, dove alcuni “scienziati” che lavorano come consulenti presso una banca fanno stime con metodologie discutibili lanciando alla zootecnia accuse tremende ma assolutamente infondate, senza peraltro nulla sapere della materia.

La spesa alimentare per gli occidentali è solo il 10% del totale della spesa annua, quella delle proteine animali è solo una parte di questo 10%. E’ molto singolare che ridurre le proteine animali sia considerata la priorità per salvare il pianeta dal disastro.

Le puntate precedenti:

La fiera del catastrofismo zootecnico – prima parte: le equivalenze

La fiera del catastrofismo zootecnico – seconda parte

La fiera del catastrofismo zootecnico – terza parte: il metano

La fiera del catastrofismo zootecnico – quarta parte: CO2 e N2O

La fiera del catastrofismo zootecnico – quinta parte: la respirazione animale

La fiera del catastrofismo zootecnico – sesta parte: la deforestazione

La fiera del catastrofismo zootecnico – settima parte: le emissioni della filiera agroalimentare

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2 commenti leave one →
  1. Walter Stucco permalink
    27 aprile 2012 19:39

    Letto in tutte le sue parti.
    Illuminante.
    Sostengo da molto tempo che quel rapporto della FAO, ripreso poi in lungo e largo e studi non peer reviewed come quello che cita, siano in realtà mera propaganda, che non tiene conto di fattori fondamentali, come quelli che lei giustamente e con dovizia di dati e particolari ha saputo mettere nero su bianco molto meglio di quanto io potessi solo immaginare di fare.
    Il brutto della vicenda è che molta gente ci sia “cascata”, anche miei familiari, credendo davvero che sostituire la fettina con un volume equivalente di grano avrebbe salvato il mondo dall’imminente catastrofe…. (sic)
    Quello che manca davvero è un sistema di informazione aperto, che renda giustizia al confronto, ognuno ha le proprie tesi, e giustamente le sostiene, ma c’è sicuramente qualcuno che sostiene la tesi opposta e dovrebbe avere lo stesso spazio, soprattutto se è ben argomentata, come è la sua.
    Infine vorrei sottolineare che io ho molta paura di chi sostiene la produzione agricola, come ad esempio quella della soia, in mano ad aziende eticamente molto ma molto dubbie, come la Monsanto che brevettano i semi, brevettando quindi la vita, vendono sementi sterili obbligando i produttori a comprarle ogni anno (anche nei paesi in via di sviluppo, che secondo me è un crimine contro l’umanità), fanno causa ai piccoli produttori indipendenti, consapevoli del loro potere economico immenso etc.. etc.. nessuna azienda zootecnica ha ancora brevettato il maiale o il pollo, almeno non mi risulta…
    Inoltre, come se non bastasse, quelle coltivazioni sono sussidiate da governi non proprio famosi per la loro apertura sulle questioni economiche, come quello americano (ricordarsi la CIA usata per fare spionaggio industriale… tanto per dirne una…) per tenerne basso il prezzo e mettere in crisi la concorrenza.
    Credo ci sia più di un motivo per diffidare sempre e comunque di qualsiasi “studio” che veda tutto il bene da una parte e tutto il male (guardacaso) nei diretti concorrenti.

  2. alberto guidorzi permalink
    27 aprile 2012 23:41

    Walter

    Da certe argomentazioni che porti se ne ricava che ti sei fatto influenzare da chi diffonde notizie non vere.

    Nessuno commercializza semi sterili per impedire all’agricoltore di usare come seme parte della sua produzione. Per chiarirti ti riporto due casi:

    1° Il seme ibrido di mais non è sterile, anche se OGM, solo che l’agricoltore non ha interesse a seminarlo perchè il seme ibrido in seconda generazione degenera, è una legge naturale. Inoltre che è brevettato non è il mais come specie, ma il tratto genetico trasferito, quindi nessuno ti impedisce di seminare altri ibridi di mais. Al limite se riuscissi ad eliminare il tratto genetico brevettato tu potresti seminare quella varietà di mais senza che nessuno reclami qualcosa

    2° Il seme di soia non è ibrido e quindi è seminabilissimo senza che degeneri. Se la Monsanto brevetta una varietà di soia per il tratto OGM che vi ha inserito, può far valere il brevetto solo se nel paese dove vende il suo seme è accettata la convenzione brevettuale. In Argentina ad esempio la convenzione brevettuale non vale e gli argentini continuano a riseminare soia OGM della Monsanto senza che nessuno glielo vieti e senza pagare diritti alla Monsanto.

    3° Il caso dell’agricoltore canadese perseguito si configura in un paese, il Canada, che riconosce la convenzione brevettuale e l’agricoltore era un mariuolo perchè stava selezionado e moltiplicando per suo uso e consumo delle piante di colza che lui dice essere
    capitate per caso nel suo campo. Se le avesse distrutte nessuno gli chiedeva nulla. Perchè non ha continuato a seminare colza non brevettata, invece di volersi appropriare di quella brevettata? In Argentina la convenzione non vale e gli agentini seminano varietà di soia e mai brevettati e non pagano nulla.

    Se tu fossi un inventore non brevetteresti i tuoi ritrovati e non pretenderesti di sfruttare economicamente la tua invenzione? Perchè per la Monsanto deve essere diverso, essa spende soldi dei suoi azionisti e paga le tasse come chiunque altro.

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