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Quote latte: ma le multe ce le meritiamo o no?

19 settembre 2011

Libertiamo – 19/09/2011

Quel che si vede, e che si è visto e risaputo in questi anni, sembra essere piuttosto semplice: alcuni allevatori hanno prodotto e venduto più latte di quanto non fosse loro consentito, e devono pagare una salata sanzione per questo. Hanno protestato, come fanno un po’ tutti in Italia, ma alla fine molti di loro hanno pagato o stanno pagando. Alcuni no, si ostinano a non voler pagare, e a forza di rinviare l’esecuzione coatta dei prelievi, il governo ha esposto l’Italia a una serie di procedure d’infrazione da parte dell’UE, che in vent’anni sono costate ai contribuenti italiani circa 4 miliardi di euro, più o meno il gettito annuo previsto dall’innalzamento di un punto percentuale dell’Iva nell’ultima finanziaria.

Semplice, in apparenza. Almeno nella misura in cui non consideriamo quel che non si vede, ovvero ciò che è meglio non vedere o che è tecnicamente troppo complesso per essere divulgato in un articolo di giornale. Come per esempio il sistema attraverso il quale sono state attribuite le quote ai singoli produttori, sulla base della quota nazionale attribuita all’Italia, e il funzionamento dei meccanismi attraverso i quali vengono (o non vengono) rilevati i cosiddetti “splafonamenti”e comminate le relative sanzioni. Sistemi e meccanismi che dovrebbero funzionare come orologi svizzeri, data la quantità di denaro in entrata (i sussidi assegnati dall’UE agli agricoltori), e in uscita (il prelievo supplementare per le superproduzioni) che dipendono da essi, e le distorsioni alla concorrenza e al mercato, con le conseguenze reali sulla sopravvivenza stessa delle aziende, che deriverebbero dal loro funzionamento scorretto.

E allora potrebbe essere interessante andare a dare un occhiata alla relazione di approfondimento sui dati utilizzati per il calcolo del prelievo supplementare, effettuata dai Carabinieri nel 2010. Ciò che emerge lascia a bocca aperta, a cominciare dal fatto che in questo disgraziato paese, incrociando i dati di Agea (l’agenzia per le erogazioni in agricoltura che gestisce tutto il sistema), l’Associazione Italiana Allevatori (alla quale la legge attribuisce un attività istituzionale di controllo degli allevamenti e finita recentemente nel mirino dell’antitrust), e del ministero della Salute, non si riesce neanche a capire quante siano le stalle in attività, i capi di bestiame e la quantità di latte effettivamente prodotto. Che per il calcolo dei quantitativi di latte vengono utilizzati anche i valori della materia grassa del medesimo, raffrontando il dato del periodo e quello di riferimento (un sistema da far girare la testa) e che i nuovi calcoli effettuati dai carabinieri evidenzierebbero, testuale, che “gli scostamenti tra i dati verificati nel corso degli approfondimenti, e di cui sopra, portano inoltre a ritenere che esistano rilevanti anomalie anche sui conteggi delle compensazioni nazionali e quindi sulle imputazioni del prelievo supplementare”.

Vale la pena citare per intero le conclusioni dell’indagine:

·         non vi è piena coerenza tra le banche dati ufficiali acquisite né possibilità di completo raffronto dei dati di ciascuna di esse;
·         la mancanza di un dato identificativo coerente ed univoco per tutte le aziende in produzione, da adottarsi per tutte le banche dati ufficiali del settore, comportando una ulteriore difficoltà nell’incrocio dei dati, favorisce fenomeni fraudolenti o elusivi ed ostacola la possibilità di investigazioni per prevenire e reprimere eventuali comportamenti illeciti;
·         sono emerse situazioni di anomalia ed incongruenza tra le diverse banche dati, tali che avrebbero meritato, e meritano ancora, adeguati approfondimenti;
·         pur con le difficoltà segnalate, ne discende un quadro di significativa incoerenza dei dati, in particolare con riferimento alla produzione nazionale, sia consegnata che rettificata (TMGP);
·         raffrontando il numero capi nelle diverse banche dati con la media produttiva provinciale AIA pur aumentata del 10% in via prudenziale, risulta una differenza produttiva media, rispetto alla produzione totale italiana dichiarata in L1, talmente significativa da mettere in discussione lo stesso splafonamento dello stato italiano e quindi il prelievo supplementare imputato ai produttori a partire dal 1995/96 fino al 2008/09.

Il che significa, in poche parole, che da questa verifica gli splafonamenti potrebbero non esserci mai stati, e che quindi la pretesa delle multe sarebbe completamente ingiustificata. Può bastare? Sarebbe il caso di fare chiarezza, e anche alla svelta, dato che oltre a chi si rifiuta, forse con buona ragione, di pagare le multe c’è anche chi si è rassegnato a farlo. Eppure non basta, dato che da ulteriori indagini emergerebbe addirittura che per truccare intenzionalmente i dati sulla produzione italiana di latte qualcuno in Agea avrebbe usato uno stratagemma tanto semplice quanto sconcertante: modificare il database dell’anagrafe bovina in modo da portare il limite dei mesi delle vacche in produzione da 120 a 999, il massimo consentito dal form dello stesso database. Uno stratagemma che avrebbe consentito di censire come produttive vacche di ben 83 anni di età!

Se quanto emerso corrispondesse alla realtà, dovremmo riscrivere articoli di giornali e libri di storia su questa vicenda che si protrae da almeno tre lustri. Non sarebbe mai stato prodotto più latte di quanto dichiarato: al contrario, sarebbe stata dichiarata una produzione superiore a quella reale al fine, e qui siamo nel campo delle ipotesi (ipotesi più che plausibili), di poter permettere a qualcuno di dichiarare e vendere come italiano latte prodotto altrove (l’origine locale della materia prima è indispensabile per la produzione dei formaggi DOP e IGP), magari latte in polvere rigenerato, la cui presenza è stata effettivamente riscontrata in molti campioni di latte prelevati dagli scaffali dei supermercati. Confrontare il prezzo del latte alla stalla in Italia con quello di altri paesi (per non parlare del latte in polvere) può dare la misura di quanto un business del genere potrebbe essere remunerativo. Per il 2008/2009 “ad Agea risultano 2.905.228 capi presenti, mentre il complessivo è pari a 1.668.156”. Secondo i carabinieri “una differenza talmente significativa che si tradurrebbe in una minore produttività di latte pari a 12 milioni di quintali”.

Da ragazzino, se non sei troppo bravo a calcio, ma non ti possono cacciare dal campetto, ti mandano in porta. Se al tuo partito o alla tua corrente non possono fare a meno di dare un ministero, in Italia per tradizione ti danno l’agricoltura. E’ quello che deve essere successo a Filippo Maria Pandolfi, che nel 1984 si trovò, forse a sua insaputa, a Bruxelles a negoziare la quota da assegnare all’Italia, e sparò un dato a vanvera sulla produzione nazionale di latte, di soli 9 milioni di tonnellate, ampiamente al di sotto del nostro fabbisogno. E fu sempre lui che, resosi conto dell’errore, e non trovando forse di meglio da dire, assicurò che le quote latte erano state assegnate pro-forma, e che c’era un tacito accordo per escludere l’Italia dal pagamento delle sanzioni. La storia delle quote è cominciata così, nel modo peggiore possibile, con un ministro della Repubblica che assicurava gli operatori del settore, dagli allevatori agli acquirenti ai trasformatori, che avrebbero potuto liberamente ignorare la normativa europea.

Una storia cominciata male e proseguita, evidentemente sempre peggio. Un pozzo nero, quello della gestione italiana delle erogazioni in agricoltura, al quale è assolutamente necessario togliere il coperchio e nel quale è indispensabile fare pulizia, perché quel che non si vede, nella storia delle quote latte, emana comunque un pessimo odore.

25 commenti leave one →
  1. 19 settembre 2011 22:48

    Grazie del riassunto, utilissimo per chi è fuori dal settore. Che i calcoli fossero stati sbagliati fin dall’inizio si era sentito dire, ma le associazioni che rappresentano i produttori di latte mi pare non siano riuscite a far conoscere gli estremi della questione e a difendere la loro posizione in modo efficace nonostante le sfilate di trattori. Ci abbiamo rimesso tutti, a quanto pare.

  2. 19 settembre 2011 22:54

    sconcertante.
    e farebbe quadrare anche molte delle incongruenze di questa storia

  3. Alberto Guidorzi permalink
    20 settembre 2011 01:28

    Per voi che siete fuori dal settore è una notizia nuova, ma per chi, come me è un vecchio agronomo che si è “cibato” di agricoltura”, la notizia è datata. Le statistiche in campo agricolo hanno solo una caratteristica sicura: sono elastiche! Tutte il resto è frutto dell’opinione di qualcuno.

  4. paolo g.a. permalink
    20 settembre 2011 12:30

    le organizzazioni agricole sono i veri pupari in tutta questa storia. Loro da sempre con interesse hanno governato il regime quote facilitando l’instaurarsi della commercializzazione delle quote ,cui proprio loro ( i sindacati ) hanno lucrato con mediazioni e speculazioni . Solo con questa commercializzazione sono stati spostati 4 miliardi di euro ,filtrati in larga misura da coldiretti e c. Un profano della materia può pensare : che cavolo c’azzecca la commercializzazione delle quote ? il regime è stato volutamente applicato in maniera maldestra ,e come detto dai carabinieri , imperniato sulla contabilizzazione di latte non esistente ,in maniera che si creasse il problema dell’esubero dalle quote per indurre gli allevatori ad andarle a acquistare. Si è creato dal nulla una economia parallela che ha svenato gli allevatori che volevano mungere e ingrassato parassiti di ogni sorta e chi voleva smettere

  5. Andrea permalink
    20 settembre 2011 14:40

    eppure ci sono altre coincidenze….. L’inchiesta è stata proposta dall’allora ministro Luca Ziaia alla fine del suo mandato da ministro. lui si dimentte da ministro in data 16/04/2010 (http://it.wikipedia.org/wiki/Governo_Berlusconi_IV) Poichè è diventato governatore del veneto. proprio il giorno primo arriva la
    Relazione di approfondimento sui dati utilizzati per il calcolo del prelievo supplementare” del 15 aprile 2010 redatta dal Comando Carabinieri Politiche Agricole e Alimentari.

    Due mesi dopo il neogovernatore dichiara che non si devono pagare le multe

    http://www.vicenzapiu.com/leggi/cobas-lattezaiapagamenti-sospesi-e-attesa-indagini.

    Ora notizie come queste (http://www.scianet.it/ciapuglia/svl/documentiRead?doc_id=5738&tpl_id=5&tpl=99). Curiosa coincidenza?
    sopratutto se il 26 maggio 2011 ol ministro romani dichiari (http://www.italiaoggi.it/news/dettaglio_news.asp?id=201106271824262600&chkAgenzie=ITALIAOGGI&titolo=Quote%20latte,%20splafonatori%20senza%20alibi)
    “la relazione di approfondimento dei Carabinieri, basata sul semplice confronto di banche dati, non contiene elementi in grado di dimostrare che in passato si siano verificate irregolarità tali da incidere in modo apprezzabile sul calcolo del prelievo»”

    Poi certo se un deuputato europeo eletto nelle lista della lega Giovanni Robusti (http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Robusti ) ex portavoce dei cobas del latte viene rinviato a giudizio su truffe alla UE per mancati pagamenti delle quote latte in cui è anche coinvolta la banca delle lega la crediteuronord (http://archiviostorico.corriere.it/2007/febbraio/20/Quote_latte_nero_quattro_giudizio_co_7_070220040.shtml) beh… sono tutte coincidenze

  6. Alberto Guidorzi permalink
    20 settembre 2011 14:58

    Paolo g.a.

    Parole sante!

  7. paolo g.a. permalink
    21 settembre 2011 07:59

    Per andrea che dalla scrittura sembra un novello coldiretto in fregola di seggiola…….così a naso se fossi un cittadino qualunque che conosce la cinquantennale delinquenza della ns classe politica soprattutto ministerial-agricola ,anche per rispetto dei cardini della nostra repubblica ,mi verrrebbe da preferire le posizioni di alti esponenti dell’Arma piuttosto che quelle di funzionari statali desiderosi di parare il culo ai predecessori.I carabinieri hanno semplicemente affermato che dal raffronto di banche dati contenenti informazioni delle vacche possedute e del latte fatturato ,ci sono talmente tante discrepanze in ordine alla congruità del rapporto vacche/latte munto (es. allevamenti con 3 vacche che fatturano 20.000 q. di latte) che tutte le multe risultano inattendibili. Sempre che il padrone di ANDREA ,sia esso coldiretti,confagricoltura e cia ,sia d’accordo che il latte munto in italia debba essere munto da vacche da latte e non come disse Fruscio che quello che conta sono le fatture

  8. Andrea permalink
    21 settembre 2011 11:21

    Caro Paolo g.a. sono in ingegnere informatico e non ho nessun contatto con la coldiretti ne con alcuna persona che lavora nella filiera del latte (a parte il negoziante da cui compro il latte per me e i miei bambini). Come lavoro mi occupo, tra l’altro, di sviluppare tecniche per migliorare l’incrocio fra i databases (ovvero il lavoro che hanno fatto i carabinieri). Devi sapere che con opprtune tecniche (dette di record linkage) è possibile capire che due descrizioni diverse fra loro memorizzare in due database diversi in realtà fanno riferimento allo stesso oggetto del mondo reale. Ho cercato in rete il rapporto dei carabinieri per capire come avevano fatto e che metodologie avevano usato. Cercando in rete ho trovato questo forum e quest altro (http://www.tractorum.it/forum/manifestazione-agricole-f38/presentazione-commissione-dindagine-quote-latte-4562/) dov’è l’utente KROTO scrive “Premetto che le relazioni sono pubbliche e sono state consegnate a ciascuna associazione di categoria e che nessuna di esse l’ha data in pasto ai girnali, quindi per non creare dei problemi mi hanno chiesto di distribuirla solo per uso privato a chiunque me la richieda ( potete farla leggere ad amici e parenti basta che non vada in mano a persone che poi ne pubblichino i dati).” Onestamente trovo alquanto strano che un rapporto pubblico non debba essere divulgato. quasi a nascondere non tanti i risultati (che sono stati ben pubblicati), quanto forse come li hanno offenuti. Unendo questo ai legami molto intensi fra il partito dell’allora ministro Zaia e i cobas del latte (vedi mio post precedente) penso che si debba andare con i piedi di piombo prima di dire che i carabinieri hanno ragione e il ministero torto…. Se poi qualcuno su questo forum ha il rapporto sono ben contento di averlo per studiare i metodi usati e smentirmi nel caso

  9. 21 settembre 2011 15:57

    Andrea, la chiarezza non è il suo forte. Non riesco francamente a capire cosa vorrebbe dimostrare con quella serie di link che ha postato nel commento precedente. La relazione è pubblica, su di essa ci sono state audizioni di commissioni parlamentari, cosa che forse alla sua fonte di informazioni, “l’utente Kroto” :-D , deve essere sfuggita. E’ di dominio pubblico anche il fatto che sia stata sollecitata da Luca Zaia, ma giudicare le cose non per il loro contentuto, ma in virtù di “chi c’è dietro” è dietrologia, ovvero uno dei tanti vizi che ha portato l’Italia nella melma in cui oggi si dibatte. Per chi comunque non riesce a fare a meno di ragionare in questo modo, la lettura dei vecchi articoli di questo blog potrà chiarire le idee su cosa penso di Zaia e del suo operato al ministero delle politiche agricole.

    Il problema che ho provato a segnalare nell’articolo non è di poco conto: dei pubblici ufficiali hanno rilevato delle incongruenze enormi nelle banche dati degli enti che sono incaricati di far circolare (sulla base di quei dati) ingenti somme. Tali da far rietenere che la pretesa delle multe a carico degli allevatori sia ingiustificata.

    Credo che ci sarebbe materiale sufficiente per pretendere che la cosa sia approfondita, quantomeno per capire chi ha sbagliato i conti (potrebbero essere anche i carabinieri, per carità) e mandarlo a casa a calci nel sedere. Tutto qui. La cosa potrebbe sembrarle trascurabile, ma ogni vacca riceve dei contributi dall’UE, in relazione alle cosiddette UBA, che è un unità di misura che mette in relazione il numero dei capi con la superficie agricola. Questo significa che se negli elenchi dell’anagrafe bovina risultano capi che in realtà non esistono, qualcuno ogni anno intasca dei soldi senza averne titolo. E sono soldi dei contribuenti, miei e con ogni probabilità anche suoi.

  10. Andrea permalink
    22 settembre 2011 11:51

    Giordano mi può indicare dove posso scaricare questa relazione? Non vedo traccia sui siti sito della camera, senato, mipaaf). Da quello che ho letto (ma è riportato da altri) sembra che i carabinieri si siano lamentati che gli archivi usino codici diversi per descrivere le aziende. Tuttavia se in un archivio c’è scritto “Azienda ‘Rossi e figli’ produttori di latte codice
    123456 in via paolino paperino 1 erbusco” e in un altro archivio è scritto “Rossi e f.” codice xsd334xx via p. paperino 1 Erbusco”, mi sembra facile capire che si sta parlando della stessa azienda.

    Sono d’accordo con lei che si dovrebbe approfondire queste analisi visto che
    2 mesi dopo la consegna della relazione il ministero Galan ha detto esattamente l’opposto dei carabinieri
    (http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_16/showXhtml.Asp?idAtto=2937
    8&stile=6&highLight=1).

    Non conosco approfonditamente il tema delle quote latte, ma viste le pressioni politiche in gioco con il mio post iniziale semplicemente notavo che forse (ripeto forse in assenza di informazioni precise) le analisi dei carabinieri hanno sottostimato il numero di incroci possibili e prodotto risultati errati.

    Mi scuso per il continuo intervenire e spero di essere stato questa volta chiaro

  11. paolo g.a. permalink
    22 settembre 2011 15:55

    proprio nella relazione è sottolineato il problema dell’incrocio dei dati delle singole aziende in quanto Aia Agea Bdn non utilizzano un codice univoco ma diverso …cuua…cod. fiscale ecc. non permettendo così l’incrocio a differenza di quanto dice andrea. Da quello che si desume dalla relazione soprattutto per il raffronto dati Aia / Agea è risultata raffrontabile solo una parte delle aziende ; ma anche con una base ridotta di aziende confrontabili ne è uscito un elevato numero di aziende con dati gonfiati e inattendibili

  12. paolo g.a. permalink
    22 settembre 2011 15:56

    Peraltro, a causa della parziale mancanza di identificati fiscali certi nei dati AIA, così come della parziale non coincidenza tra detti identificativi e quelli risultanti in L1, non è stato possibile procedere
    all’allineamento dell’intero numero delle aziende associate AIA con gli L1, come risulta dal prospetto che segue:

    Campagna Numero di codici fiscali produttori da DC AGEA complessivi Numero di codici fiscali produttori da DC AGEA per i quali è stato trovato un riferimento nei dati AIA
    1995 94.891 13.207
    1996 92.081 13.875
    1997 85.341 14.462
    1998 77.228 15.061
    1999 70.809 15.594
    2000 64.070 15.963
    2001 60.104 16.315
    2002 56.876 16.671
    2003 53.686 17.066
    2004 49.320 17.236
    2005 45.945 17.554
    2006 43.247 17.738
    2007 40.808 17.609
    2008 39.128 17.230

    Sulla base di tali aggregazioni sono state messe in evidenza le incidenze produttive degli associati AIA rispetto alla totalità delle produzioni nazionali dichiarate in L1; nella tabella sotto riportata risulta che la produzione degli associati AIA, a partire dall’anno 2005, è ricompresa tra i 71 ed i 74,5 milioni di quintali di latte, pari a circa il 73% della produzione italiana totale dichiarata negli L1.
    Sempre dall’allegato schema risulta inoltre che le aziende iscritte all’AIA per le quali è stato possibile effettuare l’allineamento, vanno da 13.207 nel 1995 (pari a circa il 40 % della produzione totale) a 17.230 nel 2008 (pari a circa il 73% della produzione totale).

    Dati complessivi DC AGEA Dati DC AGEA con mappatura AIA
    Anno KgCons KgRett Capi AGEA Anno KgCons KgRett Capi AGEA Capi AIA
    1995 10.252.351.397 10.202.090.661 2.014.281 1995 4.012.199.478 3.981.409.398 654.970 534.670
    1996 10.327.333.035 10.206.127.535 2.087.859 1996 4.264.307.023 4.192.552.795 718.496 588.572
    1997 10.349.532.847 10.252.662.485 2.143.009 1997 4.596.317.085 4.528.774.860 764.035 572.359
    1998 10.412.609.919 10.407.188.528 2.022.247 1998 4.962.625.411 4.942.623.531 794.985 619.079
    1999 10.293.464.181 10.186.745.957 1.999.885 1999 5.192.898.444 5.125.912.963 839.779 661.577
    2000 10.501.490.411 10.350.332.984 1.908.118 2000 5.563.141.326 5.465.381.734 859.113 684.278
    2001 10.754.223.960 10.664.301.507 1.869.331 2001 5.916.286.726 5.853.399.661 886.085 720.406
    2002 10.961.495.966 10.859.508.832 1.874.194 2002 6.255.664.234 6.181.248.251 923.517 757.460
    2003 10.773.715.693 10.712.204.650 2003 6.414.168.911 6.366.510.498 797.837
    2004 10.651.864.751 10.680.814.058 2004 6.705.925.193 6.719.804.663 782.793
    2005 10.889.965.970 10.891.190.153 2005 7.136.080.174 7.129.021.013 847.765
    2006 10.859.162.523 10.827.801.707 2006 7.349.236.981 7.317.983.853 838.627
    2007 10.827.947.644 10.828.982.910 2007 7.457.912.012 7.451.656.705 862.701
    2008 10.562.420.023 10.568.747.256 2008 7.337.679.763 7.336.281.604 882.681

    *******

  13. Pino Doriguzzi permalink
    10 novembre 2011 18:06

    Vedo adesso questo sito. Vorrei ricordare , per ben inquadrare la situazione, che uno dei membri della commissione dei carabinieri poco dopo la fine di questo lavoro è stato assunto come dirigente della Regione Veneto (Zaia presidente) e che, vista la poca disponibilità allo spostamento è stato destinato alla direzione dell’ufficio di rappresentanza della Regione Veneto in quel di Roma. Ognuno tragga le conclusioni del caso.
    Venendo alle quote, quando fa comodo si dice che Pandolfi ha sottostimato la produzione, quando invece ciò non va più bene ecco che la produzione invece è più bassa. Ora siate coerenti e scegliete quale delle 2 scuole di pensiero volete sposare.
    Le aziende sono state tutte e dico tutte controllate dalle regioni e poi anche dalla finanza e dai carabinieri già dal 1998 e le uniche persone che sono andate in galera per truffe sulle quote latte o per falsa fatturazione sono persone vicine ai Cobas.
    Chi pensa che AIA (ente privato) rappresenti tutte le aziende d’Italia e su questo basa dei confronti dice una “cagata pazzesca”. E inoltre quasi bastano già le vacche AIA a giustificare la produzione nazionale dal 1995 ad oggi pur rappresentandone una quota che negli anni va dal 40 al 70%.
    Fatevene una ragione il latte in Italia è stato prodotto nelle quantità che conosciamo e le multe che noi tutti stiamo pagando, visto che chi le ha create non le paga, sono pari a 5 miliardi di euro, ovvero quanto la manovra dell’1% in più dell’IVA.
    Purtroppo i rumorosi fuorilegge in Italia sono più tutelati dei silenziosi onesti, ma chissà che ora il vento cambi.

  14. Pino Doriguzzi permalink
    10 novembre 2011 18:19

    Ops dimenticavo. Ma quali sono i contributi erogati sulla base delle UBA (che per inciso nmisurano solo le Unità Bovine Adulte ) di vacche da latte? Mi potreste rinfrescare la memoria? Io conosco solo quelli erogati sulla quantità di quota posseduta ed è attiva solo dal 2004.
    I premi bovini maschi , bhe per definizione non andavano alle femmine. Vitelli a carne bianca nemmeno, certo c’era la macellazione dal 98 al 03 e la BSE ma solo nel 1997/98 ed erano troppi i controlli per riuscire a far transitare una vacca di carta. Signor Giordano mi aiuti, mi manca un pezzo e no so più dove l’ho messo!!!!

  15. Pino Doriguzzi permalink
    4 gennaio 2012 18:04

    Sono finalmente riuscito a leggere la relazione dei “Carabinieri”. NON HO PAROLE!!!, Per giungere al risultato che Zaia aveva chiesto loro di ottenere ,sono stati costretti a dedurre che le produzioni derivanti dagli allevamenti con produzione media vacca superiore alla media provinciale AIA +10% sono da considerarsi di provenienza illecita. Quindi tutti gli allevamenti che hanno medie superiori ad esempio in Veneto di 86+10%=95 q/anno/vacca sono da considerarsi dei truffatori.!!!!
    Quindi tutte le aziende di eccellenza , tra i quali anche molti dei Cobas ad esempio…….

    Bhè sti Carabienieri mi hanno proprio convinto: probabilmente in Italia non solo abbiamo prodotto tutto il latte dichiarato, ma con elevata probabilità ne abbiamo addirittura nascosto una parte al fisco e alla UE.

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