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Ancora sulle cifre a vanvera di Coldiretti

23 novembre 2011

Nel trionfo di cifre a capocchia sparate dai giovani di Coldiretti sui terreni a vocazione agricola dei quali è prevista la cessione ai privati da parte dello Stato, dei quali abbiamo già parlato, mi era sfuggita la quantificazione delle entrate che i nostri bravi giovanotti pronosticano per lo Stato da un’operazione del genere: più di sei miliardi di euro.

Anche in questo caso siamo alla fiera del nonsenso: Vittorio Sangiorgio, delegato nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, afferma testuale:

La dismissione della proprietà pubblica dei terreni agricoli non solo toglie allo Stato il compito improprio di coltivare la terra e rende disponibili risorse per lo sviluppo, ma soprattutto stimola l’ingresso di giovani imprenditori per i quali il costo del terreno è il principale ostacolo all’avvio dell’attività agricola. In Italia il costo della terra ha superato i 18.400 euro, un valore superiore a quello di Germania e Francia.

Meraviglia quindi che la valutazione di oltre 6 miliardi di euro (esattamente 6,22 miliardi, a sentire il presidente Sergio Marini), sia stata ottenuta moltiplicando i 338.000 ettari che Coldiretti stima (chissà come) vendibili proprio per la cifra di 18.400 euro.

Ma benedetti ragazzi, se “il costo del terreno è il principale ostacolo all’avvio dell’attività agricola“, cosa mai dovrebbe indurre un agricoltore, giovane o vecchio, ad acquistare dallo Stato ciò che non è in grado di acquistare da un privato, allo stesso prezzo? Ancora cifre e parole in libertà? Che dite, ridimensioniamo?

E magari, già che ci siamo, potremmo cominciare a porci il problema delle reali ragioni che determinano dei prezzi tanto fuori mercato per i terreni agricoli, a cominciare dall’influenza che i sussidi della PAC hanno sui valori fondiari. Un’organizzazione che si vanta di rappresentare gli interessi degli agricoltori dovrà pur porsi il problema del “principale ostacolo all’avvio dell’attività agricola“, grazie al quale anche in presenza di una stretta creditizia senza precedenti i valori dei terreni agricoli non flettono neanche di uno zero virgola.

  • PS. La credibilità di un’organizzazione sindacale dipende anche dalla sua affidabilità nel fornire cifre e dati. Sarebbe ora di aggiornare l’ufficio studi, cari amici: non abbiamo tutti l’anello al naso, e qualcuno di noi sulla terra e grazie alla terra ci vive davvero.
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8 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    23 novembre 2011 14:20

    1° la terra agricola che fa vivere non è quella delle colline, ma quella delle pianure e questa non costa solo 18.400 euro purtroppo.
    Ma questi hanno idea di cosa costano i terreni in Pianura Padana.

    2° Ammettendo pure che le cifre dette siano tali, un giovane deve sborsare già 130.000 € per dotarsi dello strumento di lavoro ed altrettanti per attrezzarsi. Si può pensare che un giovane con la testa sulle spalle posssa pensare di anticipare 260.000 € per dotarsi di una impresa che al massimo gli darà la sussistenza? Ma per quant?

    3° Non si è d’accordo con quanto ho detto? Allora prendiamo la questione da un’altra parte. In Francia un’azienda di 50 ha non si sorregge ed è destinata come minimo ad andare in GAEC. Perché dobbiamo continuare a credere, e non solo, ma anche a prodigrasi perché in Italia si possa far vivere le famiglie agricole con 7 ettari? Non è ricercare l’impossibile?

    4° La Coldiretti crede proprio di star perseguendo una politica lungimirante?

    5° Un giovane agricoltore italiano veramente innamorato del suo mestiere e proprietario di 7 ettari in certe zone della pianura padana
    (oltrepo mantovano ad esempio) vendendoli ricava 350.000 € e con questi soldi potrebbe comprarne anche 100 di ha in Francia (non parliamo poi di altri paesi comunitari). Ma attenzione se decide di fare questo salto di qualità si metta in mente che la sua produttività deve essere da subito pari a quella di simili agricoltori francesi ed in oltre la deve, inoltre, aumentare di almeno un 1%/2% anno se in capo a 10 anni vuole ancora essere in possesso della sua terra ed evitare il sequestro!

    Queste sono le realtà agricole di comparazione che si devono guardare o se ne prende atto oppure andiamo incontro alla desertificazione dei nostri soli perchè le campagne saranno abbandonate.

  2. Frank77 permalink
    23 novembre 2011 16:43

    Giordano d’accordo sulla incompetenza di Coldiretti ma non credi che il valore dei terreni sia in bolla,così come quello delle case e quindi sia destinato a sgonfiarsi?
    Senza contare che la messa in vendita dei terreni da parte dello Stato non potrà che avere effetti depressivi sulle quotazioni attuali.

  3. 23 novembre 2011 16:49

    Alberto, le cifre che fornisce Coldiretti sono il festival dell’approssimazione: affermano, giustamente, che dietro il valore medio di 18.400 si nasconde una grande variabilità, dai mille euro dei pascoli in provincia di Catanzaro ai 500.000 e più di meleti trentini e vigneti toscani. Dato che però escluderei che lo Stato sia felice possessore di impianti di mele in Val di Non e di vigneti a Montalcino, se ne deduce che anche le cifre in questione siano seriamente da rivedere al ribasso, e il gettito di 6 miliardi previsto per lo Stato un miraggio ancora più irraggiungibile. personalmente ritengo che avremmo delle grosse sorprese se e quando si faranno le aste…

  4. 23 novembre 2011 16:56

    @Frank77: i valori dei terreni sono chiaramente gonfiati, ma la bolla viene tenuta in pressione dalla presenza dei sussidi. Finché il semplice possesso della terra garantirà una rendita un tanto ad ettaro, non c’è ragione per cui la bolla si sgonfi. Se poi la vendita dei terreni pubblici contribuirà ad abbassare le quotazioni, non posso che augurarmelo, ma dubito che lo farà se ci si illude di venderli a prezzo pieno come pronostica la Coldiretti. Altrà domanda che viene spontanea: i seminativi oggetto delle aste sono stati coltivati gli scorsi anni? Godono del premio disaccoppiato della PAC? Perché altrimenti il loro valore si aggira attorno allo zero…

  5. Alberto Guidorzi permalink
    23 novembre 2011 20:32

    @ Frank77
    Sui valori fondiari ho sempre preso dei granchi. E’ da trent’anni che dico che non si può fare agricoltura valida con i valori fondiari italiani e che quindi essi devono calare, ma sono sempre stato smentito. A mio avviso vi sono elementi obiettivi ed elementi specifici dell’Italia

    1- l’unico elemento obiettivo che individuo è che in Italia il bene fondiario è limitato se rapportato alla superficie disponibile e alla nostra demografia.

    2- un elemento specifico è stata l’instabilità della lira che rendeva il bene fondiario un bene rifugio, non solo ma con la PAC precedente era un doppio bene rifugio perchè la svalutazione della lira corrispondeva ad una conseguente rivalutazione della “lira verde”, quella che serviva per creare i prezzi e determinare gli aiuti PAC
    En passant, la mia esperienza mi ha fatto toccare con mano che questo meccanismo è la causa diretta del declino della nostra agricoltura e della perdita di professionalità. Il reddito agricolo è stato determinato più dai prezzi di vendita che dalle unità prodotte, inoltre, la terra è stato uno strumento utilissimo per attrarre non agricoltori danarosi ma gente che doveva riciclare del denaro in nero o addirittura proveniente dalla criminalità ed a questi non interessava produrre o sfrozarsi di farlo. Ti faccio notare che il solo possesso della terra ti fa divenire soggetto creditore di aiuti Pac.

    3° Con l’Euro ci si doveva aspettare che la terra perdesse la sua caratteristica di bene rifugio (l’euro non era svalutabile e gli aiuti non si rivalutavano anzi cominciò il calo perpendicolare degli importi).

    4° -Logica voleva che i valori fondiari calassero, invece “mancu pu c…” anzi l’instabilità politica ed i primi sentori di crisi finanziarie hanno fatto si che la terra dopo una piccola stasi riprendesse a salire di valore, eppure gli aiuti PAC sono in calo verticale.

    Io ho smesso di usare la logica perchè è un settore che non l’ha!

  6. Alex permalink
    24 novembre 2011 17:59

    Mi pare che il gruppo di coloro che non idolatrano i premi PAC sia in aumento. Non è che questi sussdi, come tuttu gli altri comunque, magari non sono proprio questa gran bella cosa perché provocano problemi “collaterali” piuttosto significativi? E poi i sindacti agricoli, difendono gli interssi degli agricoltori o gli interessi dei loro bilanci quando si travestono da CAA? Forse che la PAC dà ai loro bilanci una bella “mano”? Io le risposte me le sono già date, ognuno tragga le sue conlcusioni in piena libertà.

  7. 24 novembre 2011 23:29

    Alex, se il “gruppo” di coloro che non idolatrano i premi PAC è, come dici, in aumento, per me che ho cominciato a porre questo tipo di problemi in beata solitudine non può essere che motivo di soddisfazione

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