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Scienza e percezione del rischio: qualcosa è cambiato, nelle campagne inglesi

29 maggio 2012

Libertiamo – 29/05/2012

Giorni fa avevamo scritto che la storia dell’appello degli scienziati del Rothamsted Research, un importante centro di ricerca pubblico a pochi chilometri da Londra, meritava di essere raccontata: un gruppo di attivisti aveva minacciato, per il 27 di maggio, la distruzione di un campo sperimentale dove si studia una varietà modificata di grano resistente agli afidi, e gli scienziati del centro avevano risposto con un appello, che aveva avuto un’ampia risonanza sui media di tutto il mondo, affinché anni di lavoro e di ricerca finanziata con i soldi dei contribuenti britannici non venissero gettati al vento.Questo è quel che avevamo raccontato la volta scorsa, ora vediamo brevemente come è andata a finire, in modo da fare alcune considerazioni finali.

Ebbene, domenica mattina la tanto attesa “azione di massa” non c’è stata. Nelle campagne a nord di Londra si sono dati appuntamento poco più di un centinaio di attivisti, hanno fatto un picnic, suonato la chitarra, qualcuno ha preso la parola, poi hanno provato ad avvicinarsi al sito, dove sono stati fermati da un cordone di polizia. Gli scienziati, presenti sul posto, si erano detti disponibili a descrivere la natura dei loro studi, ma evidentemente agli ambientalisti la cosa non interessava. Il momento clou è stato quando si sono messi a cantare nientemeno che la ballata di Ned Ludd, il leggendario ispiratore del movimento che durante la rivoluzione industriale cercava di risolvere i problemi dei lavoratori distruggendo le macchine. Però non chiamateli luddisti, potrebbero offendersi.

In realtà alcune sere prima un attivista era riuscito a danneggiare, per fortuna non significativamente, alcune delle parcelle sperimentali, ma anche in questo caso il tutto si è risolto in una nota di colore: l’uomo, fermato dalla polizia, era nientemeno che Hector Christie, lo sfaccendato cinquantenne rampollo della famiglia che da generazioni finanzia il Glyndembourg Festival Opera. Però non dite che sono dei fricchettoni figli di papà, potrebbero aversene a male. E per finire la fiera del cliché, c’è anche l’immancabile attacco hacker al sito del Rothamsted, domenica sera.

Tutto bene quel che finisce bene, quindi, anche se secondo me in questo caso è finita anche meglio. E’ finita meglio perché, come avevo accennato la volta scorsa, questo episodio potrebbe segnare lo spartiacque per un nuovo modo di comunicare la scienza di fronte a una distorta, ma diffusa, percezione del rischio. Gli scienziati ritengono, correttamente in linea di principio, che sia sufficiente dare le informazioni corrette attraverso i canali attraverso i quali la scienza comunemente si esprime, essenzialmente la pubblicazione dei loro studi su riviste qualificate, e che alla divulgazione ci debbano pensare altri, a cominciare da mezzi di informazione in grado da distinguere il grano dal loglio, la scienza dalla spazzatura.

Purtroppo questo sembra non essere sufficiente, soprattutto in assenza di mezzi di informazione che abbiano a più a cuore la credibilità della popolarità, e soprattutto di fronte a tematiche delicate come le biotecnologie, che vanno a toccare corde molto sensibili nell’opinione pubblica e che si prestano intrinsecamente ad essere distorte dalle dinamiche che formano la percezione comune del rischio: “Il pericolo è reale, ma il rischio è socialmente costruito. Così, chi controlla la definizione del rischio controlla la soluzione razionale del problema. La definizione del rischio è dunque un esercizio di potere”, ebbe a dire Paul Slovic. La cosa sembra calzare a pennello per tutte le tematiche legate all’alimentazione.

Gli attivisti inglesi hanno, la cosa non stupisce, rifiutato un dibattito pubblico, ma sono stati costretti, grazie all’intervento diretto degli scienziati del Rothamsted, a confrontare pubblicamente per settimane i loro pregiudizi con le ragioni della scienza. Il loro insuccesso di fronte all’opinione pubblica, in questo contesto, era garantito. In un epoca in cui internet permette di bypassare i mezzi di informazione di massa (l’appello è stato diffuso e ha avuto successo in rete prima di finire sui giornali), la scienza ha finalmente l’opportunità di togliere a questi fasulli Robin Hood dei consumatori, così avvezzi a formare le loro convizioni sulla base di presupposti filosofici e morali, ma a difenderle di fronte all’opinione pubblica distorcendo senza vergogna le evidenze e i dati scientifici, il monopolio dei mezzi di informazione e il potere di costruire una definizione arbitraria e distorta del rischio.

Se domenica mattina, alla vigilia dell’attacco, il Guardian (non esattamente un giornale insensibile alle istanze degli ambientalisti), titolavaQuesto esperimento deve continuare, gli attivisti non hanno ragioni per temere il grano OGM prodotto al Rothamsted“, si può davvero dire che qualcosa è cambiato, e di questo dobbiamo essere riconoscenti ai ricercatori del team del Rothamsted Research.

10 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    20 giugno 2012 18:58

    Porto anche da te questo commento che ho già postato su Salmone e da Cattaneo.

    Non capisco perchè non si faccia questo parallelismo: riporto un commento già atto in altro blog per mostrare di cosa si tratta.

    ———E’ stato il Ministero dell’ambiente che ha (ricattato da Capanna) obbligato il Prof. Rugini a distruggere tutto, e non l’ha fatto sicuramente perchè ha indagato la produzione di ricercatore del professore ed in particolare non ha neppure analizzato la ricerca trentennale di Rugini.

    Ha solo deciso la sospensione perchè Capanna ha detto che ci sarebbe stato pericolo di inquinamento genetico proibito dalle leggi vigenti (fatte da politici imbelli che hanno perseguito solo il loro tornaconto elettorale, infatti i provvedimenti presi da questi ultimi sono stati tutti cassati da istituzioni superiori) e che quindi li avrebbe denunciati per omissione d’atti d’ufficio

    Con questo non voglio sostenere che il Prof Rugini abbia una produttività di ricerca consona ai soldi che gli vengono assegnati, voglio solo dire che era una altro Ministero che doveva decidere su questo merito.

    A questo punto ti prego di paragonare ciò che è capitato in Inghilterra ed in Italia in una situazione analoga

    Quella Italiana la conosciamo.

    Quella inglese, se non l’hai presente la riassumo. Ti faccio notare che l’Inghilterra non è messa tanto meglio dell’Italia in fatto di accettazione degli OGM.

    Qui era in corso un prova in campo di un frumento geneticamente modificato perchè producesse dei ferormoni che facevano scappare gli afidi (animali che vivono in colonia e che con il loro apparato succhiatore succhiano la linfa lasciandone meno per la nutrizione della spiga). Per combatterli l’unico metodo era usare prodotti antiparassitari sistemici (esteri fosforici)cioè che venissero assorbiti dalle piante di frumento e e che finissero nella linfa che succhiavano gli afidi.

    Di fronte ai cancelli del luogo di sperimentazione si presentarono 200 vandali della peggior specie (alcuni dalla Francia) e dissero: ” se non lo fate voi noi domenica 27 maggio 2012 vi buttiamo per aria tutta la prova”. Innazitutto qui la forza pubblica impedì che entrassero nel recinto del centro di ricerca (da Fidenato la forza pubblica non l’ha fatto, hanno lasciato che altri distruggessero ciò che era loro compito fare dopo la sentenza di un giudice). Invitarono quindi una delegazione “vandalica” a visitare le prove e spiegarono loro per filo e per segno gli scopi ed il bisogno di dover fare prove all’aperto.
    In secondo luogo i ricercatori girarono un video dove spiegavano tutto il loro lavoro fatto e da fare e lo mandarono in rete ed ai masmedia.
    A questo punto avvenne la cosa insperata, l’azione di propaganda e divulgazione fatta e l’azione svolta da alcuni giornali importanti (The Gardian e The Telegraph) che sposarono la tesi dei ricercatori creò una corrente d’opinione che fece comprendere ai 200 vandali che era meglio che desistessero dalla loro iniziativa distruttiva.

    Infatti i vandali se ne andarono con le pive nel sacco e la prova fatta con denaro pubblico è ancora in atto e prosegue. Vi è stato pure l’impegno di divulgare di anno in anno i risultai o i necessari aggiustamenti da fare alla prova. ed al limite anche la distruzione se i risultati avuti in laboratorio non si verificheranno anche in campo.

    Quale dei due modi di agire secondo te è stato più lungimirante? Quello italiano sotto la spinta ricattatoria di uno solo, vale a dire Capanna, o quella inglese che ha coinvolto più attori ed ha fatto partecipare l’opinione pubblica nelle decisioni?——–

    Spero ardentemente che Armando Massarenti usi questo parallelismo come argomento nella pagina scientifica del Sole24 ore.

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