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Terra e libertà…

2 febbraio 2010

Alcuni giorni fa, commentando su Libertiamo ( e su l’Occidentale) la notizia della sentenza del Consiglio di Stato che autorizza la coltivazione di alcune varietà di mais OGM, ho fatto l’esempio della viticoltura per cercare di spiegare in quale tipo di labirinto burocratico e protezionistico devono operare gli agricoltori. Torno sull’argomento, perché credo che valga la pena, raccontando una mia esperienza personale.

Alla fine degli anni ’90 ho acquistato dei terreni al prezzo (più che ragionevole, ma comunque di mercato, data la loro tipologia) di 10 milioni di lire per ettaro. Si tratta di terreni argillosi e collinari, simili, nonostante si trovino nell’alto Lazio, alle crete senesi. Terreni poco adatti a colture intensive, e con una bassa resa anche con i cereali, che sono comunque la coltura più in uso nella zona. Destinarli al pascolo o al foraggio per l’allevamento è una possibilità, anche se d’inverno non è il caso di far calpestare l’argilla da greggi o mandrie. L’unica coltura che avrebbe potuto rendere prodotti di qualità è la vite, e quindi mi sono messo a studiare la possibilità di investire in quella direzione, e ho scoperto che:

Per piantare un vigneto bisogna possedere il “diritto” di farlo. Essere proprietari di un pezzo di terra non è un diritto sufficiente. La superficie coltivata a vite in Italia è contingentata, quindi se vuoi piantare un vigneto devi aspettare che qualcuno ne estirpi un altro, e acquistare da lui il “diritto” o la “quota”. Sorvolando sulla aberrazione concettuale di un “diritto” da acquistare (ero giovane e volevo lavorare) mi sono posto il problema di dove reperire e quanto costassero le benedette quote, e ho scoperto che:

Basta andare presso un ufficio decentrato dell’assessorato all’agricoltura della tua regione (i vecchi ispettorati agrari) o presso una associazione di categoria per ottenere un elenco delle quote disponibili e dei loro titolari. Loro ne sono a conoscenza, poiché passano da quegli uffici i soldi che ricevono coloro che estirpano un vigneto (sì, per estirpare un vigneto si prendono dei soldi, penso che sia cosa nota). Con i titolari delle quote bisogna mercanteggiare, ma all’epoca te la cavavi con una cifra tra i 15 e i 20 milioni di lire per ettaro. Ovvero avrei dovuto pagare, per “acquistare il diritto” di coltivare l’accidente che mi pare sui miei terreni, il doppio della cifra spesa per acquistare i terreni stessi. Oltretutto di quote allora non ce n’erano troppe in giro, quindi avrei anche dovuto accettare l’idea di piantare i miei vigneti un po’ alla volta, man mano che reperivo le quote qua e là. E’ chiaro che ci ho rinunciato, e ho continuato a seminare grano duro e trifoglio squarroso. Poi ho saputo che c’era un’altra possibilità, e ho scoperto che:

Si possono ottenere delle quote gratis, attingendo a una riserva regionale creata per calmierare i prezzi dei diritti, basta che i tuoi terreni ricadano su una zona DOC e che ti impegni a produrre seguendo il disciplinare della DOC stessa. Ho scoperto anche che era stata da poco istituita una nuova zona DOC sull’intero territorio della provincia di Viterbo, denominata Colli Etruschi Viterbesi. Pur ingoiando a fatica il rospo di dover chiamare il mio vino in quel modo idiota (io personalmente non toccherei una bottiglia di Colli Etruschi Viterbesi neanche con una canna da pesca), ho cominciato le pratiche per acquisire le quote della riserva regionale, e ho scoperto che:

Chi ha istituito questa DOC non capisce un accidente di vini, ma doveva essere ubriaco all’ultimo stadio quando ha redatto il disciplinare. Il sangiovese, l’unico vitigno in grado di produrre vini rossi accettabili nell’Italia centrale (è la base del Chianti e di tutti i grandi rossi), nella provincia di Viterbo può essere vinificato solo rosé! E perché mai? Per cercare di fare un prodotto originale, mi ha risposto un solerte funzionario. Ma le denominazioni d’origine non servivano a salvaguardare la tipicità territoriale? Anche la creatività è appannaggio di lorsignori? Ho lasciato perdere, e ho continuato con il grano duro e il trifoglio squarroso. Ma è stato utile. In questi anni ho scoperto che:

Se acquisti un terreno agricolo, acquisti tutt’al più il diritto di parcheggiarci la macchina. Non puoi coltivare ciò che credi, non puoi allevare ciò che credi (vedi quote latte), non puoi nemmeno mandare via a pedate i cacciatori… Ma la proprietà che cos’è?

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8 commenti leave one →
  1. gobettiano permalink
    2 febbraio 2010 14:17

    Per avere avuto esperienze nel settore in tempi passati, conosco la faccenda. Folle. Riguarda infinite colture per cui la tua conclusione è purtroppo coirretta. D’altronde se dall’agricoltura passi all’industria o al commercio la filosofia di fondo è la medesima. E si impiccia anche il Papa non avendo di meglio da fare.
    Non so cos’alto dire. Viene lo sconforto.

  2. 18 agosto 2010 15:55

    Hai ragione da vendere, purtroppo lo so bene essendo produttore di uve e vino. Tutta questa follia e smania di regolamentare, con l’illusione di proteggere chissa cosa, che poi naturalmente non ha funzionato. Basta guardare lo stato dell’agricoltura e del vino.
    Libero mercato? Per il 90% delle persone, quasi il 100% degli agricoltori e il 110% dei sindacati agricoli, e’ una parolaccia. Guai a mettere questo stato d’animo in correlazione con l’impoverimento progressivo e inarrestabile del paese.
    Sai una cosa? Mia moglie e’ inglese, vive da anni in Italia e in azienda, e ancora non riesce a credere che sui nostri terreni possono entrare e scorrazzare uomini armati di fucile senza neanche chiederti il permesso. Come spiegarle il perche’ quando in effetti non esiste una spiegazione razionale possibile?
    Saluti, ho scoperto il tuo blog solo ora, mi sono abbonato al feed.

  3. Giordano Masini permalink*
    18 agosto 2010 18:55

    una volta ho provato a spiegare la nostra legislazione venatoria ad un ospite inglese dell’agriturismo… non ci sono riuscito.

    Ma io il tuo vino lo conosco, e mi piace pure parecchio! Questa è una conoscenza che va approfondita, non siamo neanche troppo distanti…

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