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Luci e ombre

14 febbraio 2010

Sembra che la manifestazione “M’illumino di meno” indetta dalla trasmissione radiofonica Caterpillar per il 12 febbraio non abbia avuto uno straordinario successo. Ha avuto però il merito di accendere un’interessante discussione tra due persone che non ho avuto ancora la fortuna di conoscere personalmente ma che stimo allo stesso modo: Carlo Stagnaro e Michele Boldrin, che hanno esposto i loro punti di vista su Chicago Blog e noiseFromAmerika. Avrei gradito partecipare anch’io alla discussione che si è sviluppata tra i due su noiseFromAmerika, se non avessi incontrato difficoltà insormontabili per effettuare il log in. Provo a dire qui la mia, e cercherò, via facebook, di far giungere la mia opinione ai due interessati.

Cosa c’è di strano se una trasmissione come Caterpillar, che non seguo solo perché in genere non ho la radio accesa quando va in onda, ma che comunque mi ispira simpatia, invita le persone a consumare meno? Perché augurarsi il fallimento della manifestazione, fino ad esultare, come ha fatto Stagnaro, quando è, come era prevedibile, fallita? E’ possibile condividere al tempo stesso le ragioni di Stagnaro e il buon senso di Boldrin? Per quale ragione, pur non avendo invitato nessuno a tenere forzatamente accesa la luce all’ora indicata dai promotori, ed essendo contrario ai boicottaggi, l’iniziativa di Caterpillar ha infastidito anche me?

Quando ero ragazzino mi dicevano tutti di spegnere la luce. In particolare le figure femminili della mia infanzia erano particolarmente attente alla questione del risparmio energetico: mia madre, mia nonna, la maestra… Non era una questione di destra o di sinistra, o, come fa notare giustamente Boldrin, che usa categorie più sensate, più o meno liberale. Spegnere la luce significava risparmiare soldi in bolletta. Il problema della finitezza delle fonti energetiche echeggiava quando mi si esortava a chiudere il rubinetto dell’acqua, mentre il discorso assumeva toni “etici” solo quando mi veniva intimato di finire ciò che avevo nel piatto.

Oggi invece la morale me la fanno tutti. Dai documentari strappalacrime della Disney che raccontano le gesta eroiche e disperate di un povero orso bianco che non riesce più a cacciare (salvo poi vedere le sequenze originali su National Geographic e scoprire che l’orso in questione cacciava eccome, e che la Disney aveva montato ad arte le scene per ottenere l’effetto desiderato) ai produttori di gomme da masticare che mi fanno notare che i pinguini del Polo Sud saranno costretti, per salvarsi dalla mia indifferenza, a ricorrere alle flatulenze di uno scoiattolo generoso. Da un ex vicepresidente degli Stati Uniti che mi rimprovera di non fare abbastanza per il pianeta (lui! A me!) a mio figlio che tornato da scuola mi guarda con aria severa per ogni comportamento non ecologicamente corretto, fino ai ragazzi di Caterpillar.

Ma fin qui nulla di strano. Il diritto di promuovere le proprie convinzioni, di fare propaganda, di pubblicizzare i propri prodotti facendo leva sui sentimenti delle persone è sacrosanto, e guai a chi lo tocca. Ci si può commuovere oggi per un pinguino come ieri ci si commuoveva per un bambino del Biafra e l’altroieri per la piccola fiammiferaia, in fondo non fa tanta differenza. E la contraddizione di chi vende elettrodomestici parlando di riscaldamento globale vale né più né meno quella di chi mi ricordava la fame nel mondo per farmi finire le salsicce, e sbattergliela in faccia ha poco senso. Fin qui seguo il ragionamento di Boldrin, che in fondo dice “Che male c’è?”

Vivendo e lavorando in una azienda agricola, ho molte più possibilità di altri di risparmiare energia e soldi: mi riscaldo quasi esclusivamente a legna, e d’inverno il camino sempre acceso sostituisce spesso il fornello a gas della cucina per cuocere la carne. E’ stata una scelta personale, agevolata dalle circostanze. Allo stesso modo uso da anni lampade a basso consumo, per l’esterno e sui lampadari moderni. Mi tengo quelle a incandescenza per i lumi a cui tengo di più, anche se mi irrita la frequenza con cui devo sostituirle (molto più del loro alto consumo). Sempre scelte personali, anche se già so che nel giro di qualche anno gli orrendi tortiglioni freddi dovranno arrampicarsi anche su lampadari su cui stanno male, se non vorrò restare al buio, e non per scelta mia. Così come ho dovuto rinunciare a misurarmi la febbre perché sempre dagli stessi uffici hanno deciso di far sparire il termometro al mercurio, senza che la tecnologia abbia ancora prodotto un’alternativa minimamente affidabile.

Vivendo e lavorando in una azienda agricola ricevo spesso la visita di rappresentanti che mi offrono l’opportunità, a spese del contribuente, di installare pannelli fotovoltaici sul tetto di casa o sui miei terreni meglio esposti al sole. Un affarone, e ci si stanno buttando in molti, dato che seminare rende poco, e per coprire poggi e colline di vetro e lamiere o mulini a vento pagano (o paghiamo, sempre come contribuenti) cifre esagerate.

Le pale sono sempre ferme, perché di vento non ce n’è, ai Poggi Alti di Scansano. I sussidi, però, c’erano lo stesso

raccontava Aldo Rustichini in un bel post per noiseFromAmerika qualche tempo fa. Da qui a Scansano non ci sono molti chilometri, e la situazione è simile.

E’ qui che comincio a condividere il ragionamento di Stagnaro:

Manifestazioni come “M’illumino di meno” et similia promuovono POLITICHE di risparmio (non efficienza, su cui magari possiamo discutere: risparmio, cioè consumare meno) forzoso, come incentivi e obblighi che dovrebbero servire a indurre noi peccatori sulla retta via.

Non riesco a non essere d’accordo. Il problema è tutto qui. Qualcuno, sulla base di teorie scientifiche che poggiano su fragili e contraddittori elementi, sta cercando di modificare la nostra vita. Non si limita a dirci di modificarla, cosa più che legittima, anche se è altrettanto legittimo fregarsene, ma arriva a volercelo imporre per legge. E mentre noi siamo qui a sentirci in colpa, qualcuno si arricchisce e qualcun’altro trucca le carte. La cosa più rivoltante, come ho avuto modo di dire (che figata autocitarsi…) in occasione del Climategate, è

il fatto che questa luminosa intellighenzia scientifica, mediatica e politica ha sistematicamente preso per il culo la parte migliore e più sana della nostra umanità, quella, per capirsi, disposta a fare qualche sacrificio per consegnare un pianeta più vivibile alle generazioni che verranno.
E un mondo in cui non si può più credere ai “buoni” è di gran lunga peggiore di un mondo surriscaldato.

Ma che colpa ne hanno, alla fin fine, i poveri redattori di Caterpillar?

One Comment leave one →
  1. rico permalink
    17 febbraio 2010 15:20

    Direi che l’iniziativa “m’illumino di meno” è stata sorpassata dalle lampade a basso consumo.
    Non hanno sbagliato, sono arrivati tardi. Tutto qui.

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