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La buccia di… patata

25 marzo 2010

È quella sulla quale è scivolato rovinosamente Carlo Petrini all’inizio di marzo, commentando su Repubblica l’iscrizione della patata geneticamente modificata Amflora al Catalogo Comune Europeo, dove sono elencate le varietà di cui è ammessa la coltivazione in Europa. Non è la prima volta che il fondatore di Slow Food dimostra quanto sia profonda la sua ignoranza agronomica, ma qui ha superato sé stesso: il fatto che Amflora sia destinata all’uso industriale e non all’alimentazione non è sufficiente. Infatti secondo lui Amflora è

una patata la cui pianta però ha delle foglie, oltre gli scarti di lavorazione, le quali resterebbero inutilizzate senza l’autorizzazione per l’alimentazione animale arrivata ieri. Gli animali poi li mangiano gli uomini e quindi, indirettamente, mangeremo le foglie di una patata modificata con un gene resistente agli antibiotici, cosa espressamente vietata dal 2001.

L’alto Viterbese, dove risiedo e dove ho la mia azienda agricola, è una zona dove la coltivazione della patata è molto difusa, in particolare nel comune di Grotte di Castro, che dista una decina di chilometri da casa mia (da me a Proceno purtroppo le patate non vengono, i terreni sono troppo argillosi). Ma non bisogna vivere necessariamente vicino a centinaia di ettari di patate per sapere che quando la patata si raccoglie le sue foglie sono secche. Anzi, per facilitare le operazioni di raccolta, gli agricoltori sfalciano o trinciano le foglie, in modo che la pianta non vada a intasare i “cavapatate”. Poi, quando il terreno viene nuovamente lavorato, i residui finiscono interrati.  

Guido Romeo del Sole24Ore osserva giustamente che se Petrini

sacrifica l’accrescimento dei suoi tuberi per metterne le foglie verdi nella mangiatoia dei suoi animali c’è veramente da preoccuparsi per loro (e da denunciarlo per maltrattamento…) e per lui. Le foglie fresche delle patate, come quelle di molte solanacee contengono glicoalcaloidi fortemente tossici per l’uomo e per gli animali che possono provocare la morte.

Carlo Petrini (che è uno dei consiglieri più ascoltati del ministro Zaia) si lamenta spesso che l’agricoltura come la intende lui non è solo profitto, ma anche sapere. Viene spontaneo chiedersi quale sia la fonte del sapere a cui lui è solito abbeverarsi. Ultima annotazione, l’incipit dell’articolo in questione sembra tratto direttamente da un fumetto di Batman. Vale veramente la pena:

L’ EUROPA fa gola ai produttori di Ogm. Era strategica nei loro piani di conquista del mondo, ma qualcosa è andato storto…

Brrrrr!

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One Comment leave one →
  1. 25 marzo 2010 16:44

    Sì avevamo visto anche noi questa dichiarazione e ci eravamo sbellicati… pensare che questo tizio consiglierà anche su come impostare i lavori di EXPO2015: nutrire il pianeta. 😛

    Mi piacere proprio vedere come riuscirebbe a sopravvivere quest’uomo in un mondo di 100 anni fa. Quando il cibo te lo dovevi ancora sudare…

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