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257 giorni all’alba

15 aprile 2010

Duecentocinquantasette giorni. E’ il tempo che in media è necessario a un’impresa per ottenere l’autorizzazione per realizzare un magazzino o un piccolo capannone industriale, secondo le stime di Doing Business 2010 riportate da Confartigianato, e che colloca il nostro paese alla posizione numero 143 su uno elenco dei soliti 181 paesi. E questo non a causa della complessità della macchina burocratica italiana, come si suole far credere, ma della sua lentezza. Negli USA, ad esempio, dove per ottenere la stessa autorizazione civogliono 40 giorni, sono necessari 19 passaggi burocratici, a fronte dei 14 italiani.

E tutto questo solo per cominciare. Già ne avevamo parlato tempo fa in un articolo per Libertiamo: il rapporto Paying Taxes 2010 redatto da PricewaterhouseCooper, che somma il carico fiscale complessivo sulle imprese alla complessità del sistema tributario, piazza l’Italia ad uno straordinario 166° posto tra 183 paesi. Tutto ciò grazie ad un carico fiscale complessivo del 68,4 per cento (ripeto, 68,4!) e alle 334 ore che in un anno un’impresa deve mediamente dedicare all’adempimento di obblighi fiscali. E sempre Doing Business, questa volta 2009, aveva stilato una classifica sul funzionamento della giustizia, utilizzando come parametro il tempo necessario per recuperare un credito commerciale. Qui ce la caviamo un po’ meglio, perché siamo al 156° posto, subito dietro Guinea Bissau e Gabon, ma comunque prima, ed è consolante, della Repubblica Popolare del Congo, un paese che, per dirla con Stefano Livadiotti, era governato

fino a poco più di dieci anni fa da un signore, rigorosamente in stola di leopardo, di nome Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Za Banga, che nell’idioma del suo villaggio vuol dire “il gallo che non si lascia scappare nessuna gallina”

Quindi, per tirare le somme, investire pressocché ovunque nel mondo è molto più facile, molto più conveniente e molto meno rischioso che da noi, che non ce ne rendiamo neanche conto, e se le cose vanno male passiamo il tempo imprecando contro il commercio internazionale, il WTO, i cinesi, la concorrenza e quant’altro.

Ma per tirare le somme ci vorrebbe qualcuno in grado di saperlo fare. Guardate invece in che modo le tira il ministro Maroni, riferendo in parlamento proprio sui tempi della burocrazia…

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