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Si torna a parlare di caccia. Ma il problema sono i diritti di proprietà

16 aprile 2010

Chicago Blog – 16/04/2010

Come agricoltore e titolare di una azienda agrituristica, sono spettatore abbastanza interessato del dibattito seguito all’approvazione in commissione agricoltura dell’emendamento che autorizza le regioni ad allungare il calendario venatorio oltre i limiti attuali (1 settembre – 31 gennaio). In particolare appaiono sensate le obiezioni di chi, come il ministro Brambilla, si preoccupa che la possibilità di estendere al mese di agosto (oltre che febbraio) la stagione della caccia possa avere ricadute negative sul turismo rurale.

Penso però che, come sempre accade, il dibattito poggi su presupposti sbagliati, spesso fondati sul pregiudizio, e ignori ancora una volta l’aspetto fondamentale della questione, cioè i diritti di proprietà. Il proprietario di un terreno non può allontanare un cacciatore dalla sua proprietà (a meno che non abbia trasformato la stessa in “fondo chiuso” – un’operazione decisamente costosa) e non ha diritto a nessun tipo di indennizzo o di pagamento per i beni che gli vengono sottratti (la selvaggina). E’ questo nonsenso, la trasformazione di una proprietà privata in bene di uso comune, a generare tutte le contraddizioni del caso.

Anche se non ho nulla contro la caccia e i cacciatori, il fatto che all’inizio di settembre (e domani magari già in agosto) i terreni che circondano gli appartamenti dove i miei ospiti vengono a cercare tranquillità si trasformino in zona di guerra fin dalle prime ore del mattino mi infastidisce profondamente. Ma la soluzione più semplice sarebbe quella di darmi la possibilità di decidere autonomamente se, come e quando sui miei terreni si può andare a caccia, invece di regolamentare dall’alto il diritto di altri di usufruire gratuitamente di ciò che mi appartiene. Ogni proprietario, entro limiti che rispettino, ovviamente, la salvaguardia dell’ambiente, dovrebbe poter stabilire il “proprio” calendario venatorio in modo da poterne ricavare un utile sia permettendo che vietando l’ingresso ai cacciatori.

E’ probabile che la possibilità di imporre un prezzo per andare a caccia in una proprietà privata avrebbe come conseguenza la riduzione della caccia indiscriminata (indiscriminata proprio perché gratuita) che in alcuni periodi dell’anno decima letteralmente la fauna selvatica, e a guadagnarne sarebbero proprio i veri appassionati della caccia, oltre che i proprietari, e lo stesso ambiente naturale.

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