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La vera storia della patata Ogm

28 aprile 2010

Chicago Blog – 27/04/2010

Non sempre le potentissime lobbies del cibo transgenico hanno la vittoria garantita. A sorpresa hanno appena subito una cocente sconfitta sui loro piani di introdurre nuovi tipi di patate ogm

E la sconfitta, annunciata con toni così trionfalistici da Repubblica, sarebbe la seguente: interpellati recentemente da Greenpeace in Germania, i colossi del fast food hanno confermato di non volere ammettere nei loro menu patate geneticamente modificate. Non è proprio uno scoop, anzi la storia è abbastanza vecchia, e vale la pena riportarla correttamente (e non c’entra nulla con la vicenda della patata Amflora, la cui coltivazione è stata recentemente ammessa dall’UE, ma che non è destinata all’uso alimentare).

Nel 1995 Monsanto mise sul mercato New Leaf, una patata Ogm resistente alla dorifora. Per i non addetti ai lavori, la dorifora è un piccolo coleottero delle dimensioni di una coccinella, con il dorso coperto di striature gialle e nere. Chiunque abbia anche un piccolo orto sa bene che non è possibile cavare una patata da terra senza effettuare molti trattamenti chimici contro la dorifora, che, distruggendo le foglie, uccide le piante prima della maturazione: i suoi attacchi non sono sporadici, dato che è un parassita diffusissimo.

New Leaf incontrò da subito un altissimo gradimento da parte dei produttori americani, che avevano finalmente l’opportunità di mettere sul mercato un prodotto più sano, di spendere meno in trattamenti chimici e di rischiare un po’ meno anche la loro salute (il sottoscritto vive vicino Grotte di Castro, nell’alto viterbese, un comprensorio agricolo in cui le patate sono molto diffuse, e non è uno spettacolo raro vedere agricoltori seriamente intossicati a causa di un uso imprudente dei macchinari per la distribuzione dei pesticidi).

Il trend positivo si interruppe improvvisamente nel 2001, quando Monsanto ritirò New Leaf dal mercato. Cos’era successo? Semplicemente, le insensate campagne ambientaliste contro gli Ogm avevano indotto McDonald’s e le altre multinazionali del fast food, preoccupate di perdere clienti, a rifiutare le patate Ogm. E così gli agricoltori hanno ricominciato ad avvelenarsi e ad avvelenare le loro produzioni: si stima che se solo in Idaho, Washington e Oregon fosse stata adottata New Leaf, sarebbero state riversate nell’ambiente 650.000 tonnellate di insetticidi in meno ogni anno!

Tutto qui. Gli interessi delle multinazionali della distribuzione e dei produttori di pesticidi (che hanno tutti, è il caso di ricordarlo, fatturati molto più elevati di quelli della famigerata Monsanto) hanno prevalso su quelli delle multinazionali biotech, degli agricoltori, dell’ambiente e dei consumatori. E oggi Greenpeace si gloria di avere ottenuto da McDonald’s e Burger King la semplice conferma di una decisione (sciocca, benché più che comprensibile) già presa dieci anni fa.

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4 commenti leave one →
  1. 28 aprile 2010 19:10

    Eh sì, si chiama Guerilla Marketing. Fare notizia senza notizia.

    Serve in particolare per tenere alta l’attenzione da parte di chi vive di ritorno mediatico.
    Vi viene in mente qualcuno?

    Di questa storia della patata aveva parlato anche Bressanini qualche tempo fa qui:
    http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/01/24/

  2. Giordano Masini permalink*
    29 aprile 2010 10:48

    In pochi hanno la capacità di Dario di raccontare le cose con rigore e semplicità. La storia di New Leaf, come l’ho riportata, è tratta in gran parte dal suo libro. Non conoscevo invece il link. Grazie

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