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La débacle della PAC. I dati di Eurostat

11 maggio 2010

Chicago Blog – 11/05/2010

La complessità dell’intervento pubblico in agricoltura rende difficile l’interpretazione di qualsiasi dato statistico. Non c’è fattore che non venga influenzato e distorto dalle misure della Politica Agricola Comune e da interventi che, nel tentativo di correggere le distorsioni provocate da interventi precedenti, ne producono altre sempre più profonde e contraddittorie. Allora proviamo a dare semplicemente un’occhiata ai dati sull’evoluzione percentuale dei redditi agricoli reali pubblicati nell’ultimo rapporto di Eurostat.

2000-2009 2008-2009
EU27 5,3 -11,6
EU15 -9,6 -11,6
NMS12 61,2 -12,5
Italia -35,8 -20,6

La sigla NMS12 indica i paesi che hanno aderito all’Unione nel 2004 e nel 2007. Nella loro performance (che riporta in positivo il dato medio dei 27 paesi dell’Unione nel decennio) c’è l’abbandono dei sistemi di produzione collettivistici e gli investimenti da Ovest. Anche l’adesione al regime di aiuti della PAC ha contribuito, elevando improvvisamente la redditività di un ettaro di terreno, come era successo anche da noi negli anni ’90. Ma se si osserva il dato dell’ultima campagna, anche lì il trend si è decisamente invertito.

Ma è la stessa profondità e complessità dell’intervento pubblico in agricoltura che rende inevitabile un giudizio sulla PAC, da cui dipendono le scelte imprenditoriali e la sopravvivenza di ogni singola azienda agricola europea: l’obiettivo di stabilizzare i mercati, contenere i prezzi e sostenere i redditi non è stato raggiunto, se vogliamo usare un eufemismo, e ciò che resta è un cumulo di macerie. Le misure compensative che dovevano essere un contrappeso al calo dei prezzi all’origine, in realtà sono state una delle cause del loro crollo, e l’intreccio perverso fatto di produzioni contingentate, quote, vincoli, divieti e ostacoli all’accorpamento fondiario ha privato le aziende di ogni possibilità di reazione, costringendole in un collo di bottiglia dal quale è praticamente impossibile uscire.

L’Italia in tutto ciò, ma forse questa non è una sorpresa, è riuscita a fare molto peggio degli altri.

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