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Land grabbing

19 maggio 2010

Chicago Blog – 19/05/2010

Salmone.org è un sito ben fatto, dove ci si occupa di biotecnologie e OGM con la competenza degli addetti ai lavori. Oggi pubblica i risultati di una ricerca dell’Università Sacro Cuore di Piacenza, dove si evidenzia come l’Europa sia il più grande importatore di prodotti agricoli: solo nella stagione 2007-2008, mentre incentivavamo con ogni mezzo le aziende a rinunciare a produrre, abbiamo di fatto utilizzato 35 milioni di ettari altrui per soddisfare il nostro fabbisogno.

In pratica l’Europa importa derrate alimentari per 45 miliardi di dollari ed il resto del pianeta produce (non certo a chilometri zero) cibo per consentire agli europei di parlare di agricoltura non intensiva, di decrescita, di basso impatto, scandalizzandosi del fatto che la Cina compra milioni di ettari in giro per il mondo per produrre alimenti

C’è bisogno di aggiungere altro?

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3 commenti leave one →
  1. Alberto Giachino permalink
    12 aprile 2013 10:55

    Ieri per Biennale Democrazie a Torino sono andato a sentire questo: http://biennaledemocrazia.it/eventi/property-free-certification/

    Scopo dell’incontro era dibattere sulla possibilità di redigere un certificato che misurasse la “virtuosità” (sic) di una proprietà privata. A domanda è stato risposto che con virtuosità si intende un utilizzo “generativo” e non “estrattivo” della terra. Boh…
    Nel mezzo supercazzole assortite.

    Quando è stato il momento delle domande, ho chiesto nuovamente cosa si intendesse con virtuosità (e chi ne stabilisse i confini) e se, ammesso e non concesso che il land grabbing abbia effetti negativi, una misura per contrastarlo in modo efficace non sia piuttosto quello di rafforzare i diritti proprietari, soprattutto quelli di proprietà comune (richiamandosi alla Ostrom), dal momento che le maggiori acquisizioni si verificano dove la terra è di proprietà statale.
    Ugo Mattei mi ha risposto richiamandosi al concetto di terra come bene comune e ribadendo l’idea di uso generativo e non estrattivo (“Non so come si possa essere più chiari!”). Volevo ribattere ma l’incontro è finito lì.

    Io ero andato perché il tema poteva essere di qualche interesse per la mia tesi. Ero quasi un po’ “intimorito” all’idea che quello che avrei sentito lì avrebbe potuto indebolire le idee che voglio portare avanti, ma direi che adesso sono ancora più convinto della loro validità e che le scriverò con ancora più convinzione.

  2. Alberto Guidorzi permalink
    13 aprile 2013 23:25

    Alberto

    Siamo omonimi, ma io la mia tesi l’ho fatta 50 anni fa.

    Eccoti un link

    http://www.web-agri.fr/actualite-agricole/economie-social/article/une-ferme-de-23-000-vaches-au-vietnam-1142-84375.html

    Volevo che chiedessi a Ugo Mattei se questa è agricoltura generativa o estrattiva!

    Oppure interrogare la Vandana Shiva a cui le nostre Università elargiscono lauree” Honoris causa” se questa è un’iniziativa capitalistica e quindi da condannarsi comunque e quali differenza trova tra un paese in via di sviluppo ed un paese in cui operano anche delle multinazionali.

    Quanto gente si occupa di agricoltura senza capirne un’acca e non vergognarsi di straparlare.

  3. Alberto Giachino permalink
    14 aprile 2013 19:16

    La cosa più triste è vedere l’aria di autocompiacimento che aleggia intorno a questi tavoli, unito al timore reverenziale del pubblico…

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