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Dalla parte della marina israeliana

31 maggio 2010

Ritengo che la marina israeliana abbia fatto più che bene a fermare la nave Freedom Flotilla in rotta verso Gaza, per almeno 4 motivi:

1) I palestinesi ricevono due milardi e cinquecento milioni di dollari all’anno di aiuti internazionali. In media ogni palestinese riceve il triplo di un afghano e il doppio di un iracheno, e sei volte tanto l’aiuto in denaro ricevuto in media da ogni europeo durante il Piano Marshall.

2) Hamas ha trasformato Gaza in una zona di guerra permanente: base di lancio per razzi e mortai, traffico d’armi nei tunnel. Il blocco navale su Gaza è stato imposto per impedire gli approvvigionamenti di armi ai militanti islamici.

3) Il governo israeliano aveva offerto di consentire che il personale dell’ONU prendesse in carico gli aiuti umanitari a bordo di Freedom Flotilla per farlo pervenire agli abitanti della striscia. L’offerta è stata rifiutata dagli attivisti.

4) L’azione di Freedom Flotilla è stata una provocazione, con l’unico obbiettivo di forzare il blocco navale su Gaza.

C’è una differenza tra i pacifari europei che pensavano che forzare un blocco navale israeliano equivalesse a una crociera estiva su Goletta Verde (qualche sommo idiota, pare, s’era portato dietro anche la famiglia) e i jihadisti armati che li hanno accompagnati: questi ultimi avevano calcolato bene le conseguenze politiche e mediatiche della loro azione.

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5 commenti leave one →
  1. rossana di porto permalink
    31 maggio 2010 15:36

    Pacifisti un ”corno”.
    Se era cosi’ pulita la cosa perche non l’hanno fatta di giorno questa ”gitarella”??
    E perche’ non hanno consentito all’esercito di controllare????

  2. Cesare permalink
    31 maggio 2010 16:18

    Ma ti ha dato di volta il cervello???
    18 persone sono morte, Israele si è procurata un danno politico e di immagine non quantificabile, che sta quantomeno indebolendo tutti i legami con i loro alleati storici, oltretutto quell’azione mi è sembrata una paurosa dimostrazione di debolezza, e tu sembri quasi contento???
    Pensi davvero di essere amici di Israele così?
    Pensi davvero che era l’unica risposta possibile o la più giusta?
    Come può un pur leggittimo amore per una terra ed un popolo far dimenticare non dico la pietà, l’etica o la morale ma almeno la logica?
    Preciso di considerarmi un amico di Israele senza se e senza ma, quindi per cortesia se volessi rispondermi evita di trattarmi come arafat.
    Saluti

  3. Giordano Masini permalink*
    31 maggio 2010 17:23

    @Cesare. Non essere prevenuto sulle mie risposte. Come vedi qui i commenti sono liberi, senza moderazione, e, insulti a parte (quelli li rimuovo) tutti possono dire ciò che pensano.
    Cosa ti fa pensare che io sia contento? Secondo me però non si possono mettere sullo stesso piano, quando si cercano le responsabilità di ciò che è successo, un intervento militare riuscito male come quello della marina israeliana con un’azione politica provocatoria riuscita, quella sì, più che bene, come quella messa in atto dagli attivisti.
    Quanto al danno d’immagine, penso che sia un problema che ossessiona solo noi europei. Israele non sta combattendo una guerra mediatica, non ha il problema di ricevere più applausi dell’Iran nella prossima plenaria delle Nazioni Unite (tanto non ci riuscirebbe mai). Israele combatte una guerra reale in cui la posta in gioco è la sua stessa sopravvivenza e quella della sua gente.
    Mentre noi ci preoccupiamo delle conseguenze diplomatiche per Israele, la Siria nei mesi scorsi ha cominciato a rifornire Hezbollah di missili Scud (capito bene? Scud, non Qassam o Katiuscia. Possono colpire ogni parte del territorio israeliano). Il tutto nella più completa indifferenza di ONU e UE che oggi si dicono orripilate del fatto che un paese libero possa avere i nervi un po’ tesi a proposito della propria sicurezza.
    Il danno reale che Israele e i suoi cittadini avrebbero ricevuto lasciando che venisse forzato il blocco navale sarebbe stato molto maggiore del danno d’immagine procurato dai fatti di questa mattina. Purtroppo non ne erano consapevoli solo i vertici militari israeliani, ma anche coloro che coordinavano l’azione dimostrativa, che sono andati dritti all’obbiettivo.

  4. alberto chiarle permalink
    31 maggio 2010 18:19

    io l’avrei affondata,quella nave,tanto per far vedere che non siamo scemi.Poi sarei di nuovo andato a Gaza a fare un casino da far paura: giù case,via fogne,toppati i cunicoli,stanato cecchini e lanciatori di missili dappertutto…una settimana ferro e fuoco.
    Poi mi sarei ritirato..con calma e avrei ricominciato a ri-costruire:fare e disfare…disfare e fare.
    sempre con molta calma. La Turchia si arrabbia? e allora? chiama la NATO ? a far che? a pescare le acciughe? davanti a Haifa?
    Purtroppo non si puo’ fare così perchè lo sbaglio è stato iniziale,quando scoppiò la prima intifada.Allora si doveva e si poteva…
    ora è tardi.bisognerebbe che Sharon si risvegliasse dal coma…
    Netanyahu non è all’altezza…
    W israele

  5. Giordano Masini permalink*
    31 maggio 2010 19:12

    Alberto, Israele è un grande paese anche perché è capace di darsi una regolata…

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