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L’UE lascia il cerino degli Ogm in mano agli Stati. I rischi e le chance per la politica italiana

12 giugno 2010

Libertiamo – 12/06/2010

La proposta della Commissione Europea di rivedere radicalmente il sistema di approvazione delle coltivazioni geneticamente modificate potrebbe avere ripercussioni profonde sull’agricoltura europea, ripercussioni che nel lungo periodo potrebbero essere tutt’altro che negative.

La legislazione attuale prevede che in Europa siano ammesse alla coltivazione solo una varietà di mais Ogm e una di patata, quest’ultima peraltro destinata ad un uso industriale non alimentare. Una situazione decisamente insostenibile per gli agricoltori europei che non riescono a competere sul mercato globale di fronte delle oltre 150 varietà geneticamente modificate coltivate nel resto del mondo, ma una situazione che finora non si è mai riuscita a sbloccare per la resistenza di quei paesi, Italia in testa, che insistono nel voler vietare le semine anche in violazione delle norme comunitarie e, nel nostro caso, di specifiche sentenze del Consiglio di Stato.

A questo punto pare che Barroso abbia deciso di prendere il toro per le corna, e di far sì che ciascuno si assuma le proprie responsabilità (riducendo, forse pilatescamente, quelle comunitarie): l’elenco delle varietà di cui sarà ammessa la coltivazione in Europa sarà ampliato secondo le indicazioni dell’EFSA, l’Agenzia Europea sulla Sicurezza Alimentare, e considerato che l’EFSA è un’istituzione scientifica e non politica, è prevedibile che l’elenco si allungherà parecchio. Poi, quei paesi che vorranno continuare a vietare sul loro territorio la semina di varietà geneticamente modificate, saranno liberi di farlo.

Quali saranno le conseguenze nel breve periodo di una decisione del genere lo si capisce dalle bottiglie di spumante che sono state stappate alla Coldiretti, fiduciosa che in questo modo l’Italia sarà libera di vietare gli Ogm senza dover affondare le unghie sugli specchi con decreti di dubbia legittimità costituzionale e atteggamenti intimidatori nei confronti degli agricoltori che avrebbero voluto seminare ciò che in Italia, non fa mai male ricordarlo, è invece lecito importare.

Ed è ciò che giustamente teme Futuragra, l’associazione che riunisce gli agricoltori del Nordest favorevoli all’uso delle biotecnologie, che con il suo presidente Duilio Campagnolo fa notare che

l’Italia vieterà le coltivazioni e non ci saranno particolari clamori. Ma gli agricoltori e consumatori pro Ogm, che, grazie alla nostra battaglia, sono in crescita, non si arrenderanno. Daremo battaglia in tutte le sedi perché gli Ogm approvati nella UE sono sicuri e possono coesistere con le piante tradizionali. La libertà di scelta quindi non può essere negata in assenza di solide prove scientifiche.

Ma se da una parte i paesi e le regioni più miopi si affrettaranno a cogliere l’opportunità per chiudere porte e sprangare le finestre agli Ogm, è anche vero che altri paesi agli Ogm potranno aprire vere e proprie autostrade. Nel tempo sarà sempre più difficile giustificare, in assenza di evidenze scientifiche, il divieto di coltivare e produrre ciò che i nostri vicini coltivano e producono senza rischi. E se dovesse, come auspichiamo, ripartire la ricerca biotecnologica in campo aperto vietata in Italia (caso unico in Europa) dai tempi di Pecoraro Scanio, saranno sempre più evidenti le straordinarie opportunità che le biotecnologie potrebbero aprire alle specificità dell’agricoltura italiana.

Se ne sono accorte anche molte associazioni ambientaliste, tradizionalmente ostili agli Ogm, che stanno cominciando a muoversi contro la proposta della Commissione. Il fatto che proprio queste associazioni paventino una pericolosa “deregulation” in materia la dice lunga sulle prospettive di lungo periodo che potrebbero aprirsi in Europa.

Finora le decisioni sulla politica agricola europea, non solo per quanto riguarda gli Ogm, sono state prese in ambiti decisionali in cui lo spazio delle idee, così come quello della responsabilità politica, è sempre stato frustrato e compresso di fronte agli equilibri negoziali tra i vari sistemi territoriali. Riportare le decisioni nelle mani di chi è tenuto a rendere conto delle sue scelte di fronte agli elettori può, nel lungo periodo, aprire prospettive inaspettate, e il giorno in cui anche in Italia si dovesse trovare il coraggio di cambiare rotta, i cambiamenti potrebbero essere veri e sostanziali.

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