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Viva Mugabe, paladino della biodiversità

17 giugno 2010

Il Ministro dell’Agricoltura dello Zimbabwe ha deciso di rifiutare gli aiuti internazionali per il suo paese perché potrebbero contenere Ogm.

Benché il 16% della popolazione attraversi un’ emergenza alimentare a causa dell’insufficienza della produzione agricola, il Ministro dell’agricoltura ha dichiarato che non accetterà gli aiuti internazionali dove il mais non sia stato almeno ridotto in farina. Il timore è infatti che gli agricoltori potrebbero in parte utilizzarlo per seminare i campi, provocando una contaminazione da OGM delle colture naturali e biologiche destinate alle esportazioni.

Giusto per chiarire il contesto, Robert Mugabe guida lo Zimbabwe appena dal 1980, e in tent’anni di pulizie etniche, guerre civili, razzie delle fattorie e delle attività produttive, ha trascinato il paese nella più totale rovina sociale ed economica. Ultimamente si era segnalato per le persecuzioni nei confronti degli omosessuali come forma di lotta all’AIDS e per l’uso dell’AIDS come arma biologica attraverso gli stupri etnici.

Ora si è lanciato nella guerra agli Ogm, come riporta il sito della Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna, in difesa del mercato delle esportazioni dei prodotti biologici dello Zimbabwe, senza dubbio molto fiorente, come evidenzia la straordinaria ricchezza diffusa nel paese.

Ognuno si sceglie gli eroi che preferisce.

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3 commenti leave one →
  1. gobettiano permalink
    17 giugno 2010 13:18

    capanna è il vuoto assoluto. A prescindere quindi dal nulla, Mugabe è un assassino dei suoi compatrioti e continua anche con il rifiuto degli OGM a massacrare. Chi lo richiama come esempio è come lui.

  2. Piero Iannelli permalink
    18 giugno 2010 11:50

    Tanto a lui la “pagnotta” non manca..

    Ma a far ambientalismo ci si son divertiti in tanti.
    Per eliminare il ddt, in Africa ci furono milioni di morti per la malaria..

  3. Domenico permalink
    21 giugno 2010 09:56

    E pensare che questo tizio è arrivato al potere distruggendo un paese che, con tutti i suoi difetti, era ricco e liberale, il tutto con l’aiuto disinteressato dell’occidente (UK e USA in testa).
    Fortuna che Ian Smith è morto prima di vedere la fase finale della disintegrazione del suo sogno di una Rhodesia indipendente.

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