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Signora mia, parla il Carlìn

7 luglio 2010

Sempre più indigeribili le pillole di saggezza che Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, dispensa periodicamente dalle pagine di Repubblica.

I prezzi son bassi, signora mia, i giovani non lavorano più la terra, non ci si guadagna più nulla, la roba buona non si trova più… Sembra di essere da un barbiere di paese. Ma il meglio arriva quando si comincia a parlare dei rimedi. Perché se la malattia è, naturalmente, la grande distribuzione, la medicina non può essere che la Coop, che dei colossi della grande distribuzione è il più colossale, che fattura ogni anno più della Monsanto (ma molto di più) ma lo fa con tutt’un altro stile:

quando mio nonno, socialista, macchinista ferroviere, nel lontano 1920 costituiva con altri “compagni” la cooperativa di consumo di Bra, la sua città, aveva chiare le finalità solidaristiche di questa istituzione

E se la Coop non basta, e naturalmente non basta, tocca alla politica educare “i cittadini a scelte responsabili, sostenibili e piacevoli” e dare “una mano a quei contadini che producono in maniera corretta per il loro e il nostro bene”. Che ci dica insomma ciò che è buono e ciò che non lo è, e quanto lo dobbiamo pagare. E magari anche quando aprir bocca.

Petrini ce l’ha coi fanatici del Pil (che vorrà dire?), e chiede che si intervenga (ancora un po’?) a difesa della dimensione infinitesimale e parcellizzata delle nostre aziende agricole, a suo dire unico e insostituibile baluardo a difesa della biodiversità. Ignorando ciò che anche un bambino gli potrebbe spiegare, che solo un’unità produttiva di dimensioni adeguate è in grado di diversificare, e lo farà nel suo interesse, mentre un azienda piccola è condannata alla monocoltura e alla dipendenza dai sussidi.

Vanta come un merito che l’agricoltura italiana non ha seguito il modello dei paesi del Nord Europa e degli Stati Uniti e si lamenta del fatto che i nostri agricoltori sono anagraficamente tra i più vecchi d’Europa (la coerenza è un optional dal barbiere…) “Forse ci vogliono meno industrie e più persone nelle campagne” conclude senza spiegarci come portarcele. E a tutto ciò, dato che ogni comizio che si rispetti deve suscitare meraviglia e scatenare entusiasmi, dà il nome di “rinascimento”. Boh… Avanti il prossimo, barba o capelli?

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