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Nucleare, ovvero della caciara bipartisan su Veronesi

30 luglio 2010

Libertiamo – 30/07/2010

La vicenda della nomina di Umberto Veronesi alla guida dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare mostra quanto la sostanza, nelle politiche del governo (ma si potrebbe dire tranquillamente nella politica italiana tout court) si sia allontanata drammaticamente dalla forma e di quanto quest’ultima prenda inesorabilmente, in ogni occasione, il sopravvento sulla prima, lasciando solo spazio per diatribe ideologiche attorno ad un guscio vuoto.

Il dibattito sul ritorno al nucleare, la gestione politica di cui una strategia energetica di questa portata ha inevitabilmente bisogno, hanno lasciato spazio – in assenza di un ministro che di queste cose si possa occupare a tempo pieno – al tentativo strumentale della maggioranza di evidenziare le contraddizioni dell’opposizione, giochetto riuscito più che bene a giudicare dalla puerile reazione del segretario del PD all’ipotesi di nomina dell’oncologo alla guida dell’agenzia.

La nomina dell’ottimo Umberto Veronesi poteva e doveva essere una scelta autenticamente bipartisan, ispirata dall’idea di unire più che di dividere, e finalizzata all’obbiettivo di marginalizzare le posizioni più ideologicamente radicali, una nomina che doveva avere lo scopo di rassicurare l’opinione pubblica della scelta nucleare, non di radicalizzare lo scontro politico. E se il PD ha torto da vendere, la maggioranza non ha ragione: senza una strategia politica e, forse, senza la reale intenzione di far seguire alle parole i fatti, cioè affrontare con serietà la questione nucleare, percorrendo una per una e in tempi certi tutte le tappe necessarie, a che pro avazanzare l’ipotesi Veronesi? Ecco che una buona candidatura è stata ridotta a bomba lanciata nel campo avverso.

Da parte sua, Veronesi ha parlato e spiegato la sua posizione e paradossalmente sembra essere l’unico che in questa storia si è messo in gioco con serietà, rischiando di pagarne il prezzo politico più alto: la lettera che, insieme a tante personalità del mondo scientifico e accademico, ha inviato ai dirigenti del PD per invitarli a riconsiderare sotto una luce più realistica la questione nucleare ha avuto nel centrosinistra un effetto dirompente, più della stessa ipotesi di affidargli la guida dell’agenzia. Ha ispirato dubbi, ha incrinato certezze, e lo ha fatto dove più conta, tra gli elettori più che tra i dirigenti. Di fronte a tutto ciò un governo serio e giustamente riconoscente avrebbe potuto e dovuto, oltre che affidargli un titolo di prestigio, evitare di lasciare vacante per mesi la poltrona da cui dipende la gestione e l’operatività del dossier nucleare: la seggiola di ministro.

L’agenzia (che tra l’altro è di nomina governativa) senza un ministro serve a ben poco. Altrimenti ci si potrà continuare a beare dello spettacolo grottesco che su tutto ciò stanno dando i dirigenti del PD, ma lo si potrà fare da un pulpito dal quale è piuttosto difficile e rischioso mettersi a far la morale agli altri. Il governo potrebbe aver deciso che la montagna nucleare debba, come massimo risultato, partorire il topolino dell’imbarazzo di Bersani. A noi, e allo stesso Veronesi, potrebbe non restare altro da fare se non guardare impotenti come l’energia torni ad essere materia di scontro ideologico, scontro nel quale purtroppo già si intuisce chi saranno i vincitori e i vinti.

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