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Il mais di Fidenato non fa male a nessuno. Intanto la Lega, in Piemonte…

19 agosto 2010

Libertiamo – 19/08/2010

Alla fine, e dopo tanto chiasso, il campo di granturco di Giorgio Fidenato ci dimostra ciò che volevasi dimostrare, e che ogni addetto ai lavori dotato di un briciolo di onestà intellettuale sapeva da tempo: la coesistenza tra colture Ogm e convenzionali è possibile, e la pretesa impossibilità di determinare a quale distanza dovrebbe mantenersi un campo Ogm da uno convenzionale per evitare rischi di contaminazione è solo un alibi ideologico ed antiscientifico per ostacolare e rimandare alle calende greche la possibilità, per gli agricoltori italiani, di avvalersi delle biotecnologie.

Le analisi sui prelievi effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nell’ormai famoso campo di Vivaro, in provincia di Pordenone, e sui campi confinanti, compiute dall’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche, hanno attestato che il mais seminato dal presidente di Agricoltori Federati è effettivamente Ogm, mentre quello dei terreni vicini non ha subito nessuna contaminazione. E questo senza osservare nessuna distanza di sicurezza, ma semplicemente differenziando il periodo di semina, in modo che l’impollinazione avvenga in periodi differenti.

E’ un metodo (allo stesso modo si possono seminare varietà con cicli più precoci o tardivi) che non è stato inventato in Friuli, ma che viene consigliato dalla stessa UE, come precisa lo stesso Fidenato, che tiene a chiarire anche, giustamente, come sia profondamente scorretto parlare di contaminazione, ma che bisognerebbe, come fa l’Unione Europea, usare il termine “commistione”, dato che quest’ultima implica solo aspetti economici e non sanitari o ambientali.

Le distanze di sicurezza, quindi, si possono calcolare in giorni e non necessariamente in metri: infatti l’imposizione dell’obbligo di distanze di sicurezza esagerate rappresenta per molti un sistema arbitrario per dissuadere gli agricoltori dal seminare varietà transgeniche, dal momento che si vedrebbero costretti a sacrificare porzioni considerevoli delle loro colture. Vale la pena ricordare che il paese europeo più aperto agli Ogm, la Spagna di Zapatero, non prescrive l’obbligo di alcuna distanza di sicurezza tra colture Ogm e convenzionali.

Intanto, e non può far che piacere, alcuni incrollabili sistemi di certezze cominciano ad incrinarsi, come dimostra l’inattesa apertura alla ricerca in campo aperto sulle colture transgeniche da parte dell’assessore regionale all’agricoltura del Piemonte, il leghista Claudio Sacchetto. Certo, la voglia di non contraddirsi e di non contraddire il vate Zaia prevale con effetti involontariamente umoristici, se è vero che l’iniziativa viene ufficialmente giustificata con l’intenzione di dimostrare scientificamente che gli Ogm non risolvono tutti i problemi.

Ma se anche l’assessore Sacchetto dovesse riuscire a dimostrare, evidenze alla mano, che gli Ogm non fanno ringiovanire né fanno piovere soldi dal cielo, il fatto che affermi di non poter “restare sordo alla richiesta di alcune aziende agricole che rimarcano i benefici delle nuove tecnologie, come l’abbattimento dei costi e la diminuzione del ricorso ai fitofarmaci contro le malattie che colpiscono le colture tradizionali” fa sicuramente ben sperare.

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2 commenti leave one →
  1. 24 agosto 2010 20:02

    ho letto solo le prime 4 righe e mi sono fermato.
    Bisogna anche vivere a Pordenone o leggere i giornali per sapere che Fidenato ha piantato il mais ocn 15 giorno di ritardo per non intralciare le colture confinanti.

  2. Giordano Masini permalink*
    25 agosto 2010 06:43

    gentile Riccardo, se fosse andato avanti nella lettura oltre la quarta riga, si sarebbe accorto che parlo dei tempi di semina differenziati, esattamente dalla riga 12 in avanti.

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