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Le buone notizie che ‘allarmano’ Coldiretti

15 ottobre 2010

Il prezzo del mais è in crescita. Leggiamo dal Sole 24 Ore di martedì:

Al Chicago Board of Trade (Cbot) le quotazioni del mais hanno così toccato i massimi da due anni, chiudendo a 5,55 dollari per bushel (+5,2%) e mettendo a segno un balzo del 15% a partire da venerdì. E non è finita: gli analisti sono convinti che le quotazioni possano raggiungere i 6 dollari per bushel, un livello visto solo durante la bolla delle commodity di tre anni fa.

Il rincaro del mais non è passato inosservato: la commodity agricola ha dato nuovo slancio ai prezzo del frumento che, prima di chiudere a 7,09 dollari per bushel, è salito dell’1,5%. In rialzo hanno chiuso i semi di soia (11,79 dollari/bushel, +3,9%) e l’olio di palma. Il cotone (+3,3%), che da settimane sta proseguendo il trend rialzista, ha riaggiornato il suo record da 15 anni. Come in un infinito gioco di specchi, l’ulteriore effetto collaterale di questi rincari si è trasferito sul mercato dell’industria zoofila. L’accelerazione dei prezzi dei cereali foraggeri, principale fonte di alimentazione per gli allevamenti, rischia di scatenare una corsa al rialzo dei prezzi delle carni di bovini e ovini, visto che gli stessi produttori già oggi lamentano l’esiguità di margini.

Questa è la situazione negli Stati Uniti, mentre qui da noi gli incrementi sono molto più contenuti. Questo è lo storico a un anno del mais alla borsa merci di Bologna:

Mentre questa è la situazione, assai meno esaltante, del grano duro (buono mercantile, prod. Italia Centrale):

Prospettive comunque confortanti per gli agricoltori, quindi, ma non per Coldiretti, che si affretta a lanciare il suo accorato grido di allarme alle agenzie:

l’andamento delle quotazioni dei prodotti agricoli è sempre più fortemente condizionato dai movimenti di capitale che si spostano con facilità dai mercati finanziari a quelli dei metalli preziosi come l’oro fino alle materie prime come grano, mais e soia. Manovre finanziarie sul cibo che stanno ‘giocando’ senza regole sui prezzi delle materie prime agricole.

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2 commenti leave one →
  1. 15 ottobre 2010 18:27

    certo che si lamentano, il pensiero che l’agricoltura sia un attivita’ che potrebbe anche fornire reddito a chi la fa li spaventa a morte. Se ognuno coltivasse per gudagnare e facesse le sue scelte in libero mercato, che ci starebbero a fare i sindacati agricoli? Terrificante prospettiva per loro, molto meglio continuare a dopare il contadino con sovvenzioni pubbliche, dove il ruolo del somministratore del metadone e’ indispensabile.

  2. ganavion permalink
    1 novembre 2010 09:45

    C’è gente che ha un odio pregiudiziale e ideologico per il profitto, tanto irrazionale quanto ingiustificato e contraddittorio.
    Come se loro lavorassero per il bene altrui.
    Come se quelli che lavorano (ufficialmente) per il bene altrui avessero data immacolata prova di sé.
    Come se quando si impianta una odiata multinazionale (oh, quale orrida parola ho usato…”multinazionale”…sarà bene che mi faccia subito il segno della croce e mi lavi le mani…) coloro che ben sanno che le multinazionali sono fondate sul profitto, e le hanno sempre criticate aspramente, non facessero carte false pur di essere assunti.
    Ma come, vogliono essere assunti sapendo che saranno sfruttati da chi pensa solo al proprio profitto ?
    Strano, ma è così.
    Ma questa “pazzia” momentanea dura poco, ed è subito sostituita dall’odio per il “padrone sfruttatore”, come si conviene ad un rivoluzionario duro e puro, di quelli che vanno alle marce della pace con la maglietta del Che.
    E questa sanità mentale dura sempre, con brevi ritorni di “pazzia” appena il posto di lavoro…ehm, volevo dire di “sfruttamento da parte del padrone” fosse in pericolo.
    Solo allora, con masochistica furia, si lotta per non essere liberi, si tenta in tutti i modi, qualche volta anche colla violenza, per continuare ad “essere sfruttati”.
    E io questo non lo capisco.
    Se io pensassi di essere sfrutato, non mi farei assumere. Una volta ebbi quella che sembrava una buona proposta, ma entrando nell’ufficio dove avrei dovuto parlare della mia assunzione, sentii uno dei miei eventuali futuri datori di lavoro dire all’altro:
    – Ci facciamo risolvere da xxxxx i problemi, e poi lo mandiamo a xx xx xxxx –
    A dir la verità non parlò con le x, ma consentitemi di non scadere nella volgarità, e di mantenere un minimo di riservatezza (tanto lo sanno tutti chi sono).
    Che avreste fatto voi ?
    Non dissi nulla, ma mi guardai bene dall’entrare dove avevano di quelle brutte intenzioni nei miei confronti.
    Perché dunque tanti altri, invece, fanno carte false per essere assunti da gente che “vuole il profitto”, ma immediatamente prima e dopo dice che deve lottare contro di loro ?
    C’è dunque, credo, per lo meno contraddizione, forse una visione malata di certi rapporti, o per lo meno sbagliata.
    non è logico darsi tanto da fare per farsi sfruttare. E allora vuol dire che NON è vero che si sia davvero tanto sfruttati, e che non ci sia la propria convenienza.
    E quindi sarebbe meglio (ma so che se ne guarderanno bene, purtroppo) dal continuare a dire e pensare cose sbagliate, e aprissero gli occhi sulla realtà.
    Ma l’ideologia acceca.
    Per questo io sono contro la politica e contro l’ideologia, e sono per un mercato libero, dove sia premiato chi lavora meglio, e non chi, in chissà quale modo, riesce a farsi “incentivare” da soldi che alterano i rapporti economici normali, e che troppo spesso mortificano l’economia nel suo insieme.
    A mio parere.

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