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I vantaggi della coltura intercalare nella lotta all’inquinamento di falda da nitrati e fosfati

16 ottobre 2010

La causa più importante dell’inquinamento di falda da nitrati è il dilavamento dei terreni agricoli durante il periodo intercalare tra una coltura e l’altra. Questo vale soprattutto per l’azoto di origine zootecnica nel caso in cui lo spandimento avvenga in autunno in un campo che sarà poi seminato in primavera, cioè lo spandimento in bassa efficacia, ma vale anche per i residui azotati di origine sintetica come l’urea, o di origine zootecnica come l’azoto organico e minerale, che permangono nei terreni dopo il raccolto. Le piogge autunnali, invernali, e primaverili trascinano i sali di azoto e fosforo nella falda, con un dilavamento che cambia in base al tipo di terreno e alla sostanza organica presente nel terreno.

Per ovviare a questo intenso dilavamento si può procedere ad una coltura intercalare invernale o estiva in modo da trattenere i sali minerali, e apportare maggiore sostanza organica ai terreni grazie ai maggiori spandimenti di reflui e al maggior apporto di paglie o stocchi.

Il vantaggio della coltura intercalare per gli spandimenti reflui è che si riesce:

  • ad utilizzare lo spandimento autunnale in alta efficacia, cioè in presemina
  • a dividere equamente gli spandimenti reflui tra le due produzioni: estiva e invernale
  • ad aumentare sensibilmente i fabbisogni colturali annui ettaro di azoto, fosforo e potassio, riducendo le superfici necessarie allo spandimento reflui.

Piani Colturali

Le possibilità sono varie, gli allevatori di bovini gli agricoltori cessionari di spandimenti dei loro reflui, potrebbero essere interessati a queste colture nell’arco dello stesso anno :

  • Silomais \  erbaio o erba silos
  • Silomais \  orzo silos
  • Silomais 115 gg \ orzo distico da granella
  • Silomais \ orzo distico da pastone
  • Silomais \ orzo da pastone
  • Silomais 115 gg \  colza
  • Mais \ erbaio o erbasilos
  • Erbaio o erbasilos\ orzo
  • Mais 115 gg\ orzo distico da granella
  • Mais 115 gg\ orzo silos
  • Mais 100 gg\ orzo da pastone
  • Mais 90 gg\orzo da granella

Le soluzioni con gli insilati  interessano ovviamente gli allevatori dei bovini ma anche gli agricoltori di zone in cui gli insilati abbiano un mercato come foraggio zootecnico o come biomassa energetica per il biogas.

Gli allevatori di suini e o avicoli ed i loro cessionari dovrebbe essere interessanti invece più alle granelle secche o da  pastoni.

  • Mais 115 gg\ orzo distico da granella
  • Mais 115 gg ceroso per il pastone\ orzo da pastone
  • Mais 115 gg ceroso per il pastone\ orzo distico da pastone
  • Mais 130 gg ceroso per il pastone \ orzo distico da pastone
  • Mais 100 gg\ orzo da pastone
  • Mais 90 gg\orzo da granella

In entrambi i casi il mais può essere sostituito con il sorgo da granella, da pastone o da insilato, o da soia ma i vantaggi della coltura intercalare in questo caso sarebbero minimi.

Tutti i piani colturali proposti vanno verificati con il proprio agronomo a seconda :

  • della fertilità dei terreni e della disponibilità di acqua, soprattutto nella stagione estiva
  • dai vantaggi nello spandimento dei reflui
  • e dal punto di vista economico

in modo da garantire la scelta ottimale per ogni tipo di terreno e per ogni esigenza aziendale.

Le soluzioni mi sembrano vantaggiose, soprattutto nel caso in cui si utilizzino pastoni e insilati perché accorciano il ciclo colturale anche di un paio di settimane a coltura e permettono il raccolto tardivo del mais. Il ritiro garantito dei cereali verdi per pastoni o insilati, da parte degli allevatori anche sui terreni dei cessionari, potrebbe favorire la diffusione delle pratiche di doppio raccolto annuale con evidenti vantaggi reciproci.

Il doppio raccolto annuale potrebbe interessare molto, gli allevatori produttori di biogas con impianti ad integrazione, per aumentare la biomassa di fermentazione annuale, da mischiare ai liquami o meglio ai flottati, e quindi la produzione di biogas. Ci sono anche differenze importanti tra digestati vegetali e zootecnici nei limiti di spandimento, ad es la Lombardia è riuscita a spuntare all’Unione Europea, il limite di 340 kg/Ha/anno di azoto nel rispetto dei fabbisogni colturali anche in zona vulnerabile per i digestati vegetali. Questo vale anche per la quota vegetale di integrazione ai liquami per produrre biogas. Purtroppo per motivazioni che non hanno nulla di scientifico, il limite di spandimento per i digestati zootecnici in zona vulnerabile è rimasto di 170 Kg/Ha/anno malgrado le richieste di aumento, questo è incomprensibile perché i digestati zootecnici e hanno la stessa composizione dei digestati vegetali, cioè presentano una quota di azoto organico molto inferiore rispetto ai liquami tal quale.

La coltura intercalare è molto importante perché aumenta i fabbisogni colturali all’Ha anno di azoto e questo è un vantaggio per chi produce biogas con integrazione, perché l’aggiunta di vegetali ai liquami aumenta la quota totale di azoto, ma anche di fosforo e di potassio da smaltire con i PUA.

Tecnica

Il primo problema da risolvere sono i costi di lavorazione, la doppia lavorazione annua dei terreni è poco conveniente se non si hanno a disposizione concimi gratuiti come i reflui zootecnici o i digestati. La soluzione per abbattere i costi oltre al risparmio economico delle concimazioni, consiste nel limitare le lavorazioni e i passaggi sul campo, inoltre lavorazione, spandimento reflui, e semina devono essere effettuati nel più breve tempo possibile per sfruttare i cicli colturali.

Quindi è auspicabile utilizzare mietitrebbiatrici che tritino e spargano gli stocchi e le paglie in modo che questi possano assorbire i reflui il cui spandimento va effettuato subito dopo la trebbiatura. Il sistema migliore è la fertirrigazione con i pivot che permette anche lo spandimento in copertura quando i fabbisogni della pianta sono alti.

Per abbattere i costi si deve evitare l’aratura almeno per la coltura intercalare, ma si ottengono buoni risultati anche applicando la minima lavorazione su entrambe le colture.

 

fig. 1

 

Il terreno potrebbe essere preparato alla semina con il chisel che è un aratro-erpice a dischi con delle zappe da coltivatore. Dietro la prima fila di dischi d’aratura le zappe rompono la suola di aratura, mentre le ultime file di dischi di erpicatura sminuzzano e spianano il terreno, preparandolo alla semina.

Il modello in fig 1 utilizzato dalla ditta Agriverde di Lodi arriva a 25 cm di profondità, e comprende un girello per la concimazione minerale, o per la semina a sparglio di sovescio, o di orzo, da effettuare durante la lavorazione, ci sono modelli di chisel che arrivano fino a 50 cm di profondità.

Un’altra soluzione in minima lavorazione è la semina su sodo in modo particolare per il cereale invernale dopo raccolta di silomais. In questo caso lo spandimento dei reflui è più efficace se fatto con gli iniettori tramite carri botte o sistemi ombelicali.

Il secondo problema da risolvere è la siccità tarda primaverile o estiva nel periodo di semina, che potrebbe limitare la germinazione. Per essere sicuri di un buon risultato è meglio irrigare prima della semina, i sistemi migliori sono l’irrigazione a pivot la sub irrigazione. Questi sistemi si prestano molto bene a terreni lavorati in minima lavorazione , senza livellamento e senza aratura, e sono tecniche particolarmente adatte nelle zone vulnerabili all’inquinamento della falda perché abbattono totalmente il rischio di inquinamento in quanti i minerali sono somministrati in massima efficacia alla massima disponibilità per la piante e solo quando la pianta ne ha effettivamente bisogno.

L’investimento iniziale di questi impianti di fertirrigazione è alto, ma dovrebbe essere recuperato in pochi anni grazie al risparmio sugli spandimenti e sulla quantità di acqua pompata e all’aumento delle rese sia all’ettaro sia all’anno nel caso di doppio raccolto.

Considerazioni finali

Purtroppo la tecnica della coltura intercalare è applicabile nelle zone non vulnerabili all’inquinamento di falda da nitrati e fosfati, con i limiti di spandimento di 340 kg/Ha/anno di azoto, ma è molto limitata nelle zone vulnerabili dai limiti di 170 kg/Ha/anno di azoto. Questo è paradossale perché è proprio nelle zone vulnerabili dove il doppio raccolto annuale, avrebbe la maggiore efficacia nella lotta all’inquinamento di falda.

Sono state presentate delle proposte all’UE per alzare i limiti di spandimento reflui motivate dagli alti fabbisogni di colture come il mais, ma anche negli alti fabbisogni annui nel caso di doppi raccolti annuali.

La scelta più razionale sarebbe quella di considerare i limiti di spandimento reflui a coltura e non all’anno, favorendo quindi il doppio spandimento annuo in alta efficacia cioè in presemina, limitando di fatto, quello in bassa efficacia che rimane, tuttora, il vero problema da risolvere. Alcuni dei piani colturali proposti con colture intercalari, comportano fabbisogni di 430 kg/Ha/anno di azoto, abbattendo di molto le superfici necessarie allo spandimento reflui, senza il minimo rischio di inquinamento di falda da nitrati e fosfati.

Nel caso i limiti di spandimento reflui in zona vulnerabili aumentino a 280 kg/Ha/anno di azoto come richiesto, la coltura intercalare potrebbe diventare vantaggiosa anche nelle zone vulnerabili, dove, per ora, lo è solo nel caso in cui si utilizzino digestati vegetali.

La minima lavorazione e la maggiore incorporazione di sostanza organica nel terreno inoltre sono due ottimi sistemi per sequestrare carbonio dall’atmosfera, stoccandolo temporaneamente, e in futuro questo potrebbe diventare importante.

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4 commenti leave one →
  1. Claudio Costa permalink
    18 novembre 2010 21:45

    ieri alla fiera di Codogno ho visto una macchina da fantascienza, , aratro a dischi, rulli, coltivatori, e ..seminatrice per cereali ed erbai la fa la Horsch

    perfetta per la minima lavorazione ma anche per la doppia coltura si fa una passata anche su stocchi (tritati e sparsi però) e questo basta

  2. 8 luglio 2013 23:38

    Said that wrought iron racks are very popular throughout society.
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  1. L’impronta idrica agricola e zootecnica tra leggende e realtà. Terza (e ultima) parte « La Valle del Siele

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