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Quello che nessuno vi dice del cibo biologico

8 novembre 2010

Libertiamo – 08/11/2010

Chissà quanti di noi si sono mai domandati, acquistando un prodotto biologico, quanto realmente questo prodotto faccia bene alla salute e all’ambiente, ovvero quanto sia davvero meritato il prezzo maggiore che paghiamo per esso e i soldi pubblici che Stato, regioni, UE e via discorrendo destinano alla sua tutela, certificazione e promozione.In pochi, probabilmente: che un prodotto biologico sia migliore è un concetto talmente scontato che nel tempo si è trasformato in verità rivelata.

Ma su che basi? Se lo sono chiesti all’American journal of clinical nutrition, che ha provato a fare un’antologia degli studi scientifici affidabili sulle proprietà degli alimenti biologici. Un lavorone: hanno trovato ben 98.727 pubblicazioni da esaminare. Il criterio previsto per la successiva selezione non era neanche così severo, dato che per essere considerata affidabile una pubblicazione scientifica deve rispondere al requisito minimo di essere stata sottoposta a peer review, ovvero la verifica della ricerca da parte di altri scienziati, eppure, alla fine, di 98.727 studi solo dodici (12!) hanno superato l’esame.

Questo significa che le convinzioni diffuse sulle proprietà degli alimenti biologici si fondano essenzialmente su dodici ricerche serie ma soprattutto su altre decine e decine di migliaia di pubblicazioni inattendibili, dato che alla fine del lavoro l’istituto di ricerche ha sentenziato che “da una revisione sistematica della letteratura oggi disponibile, non vi sono evidenze di effetti collegati alla salute come risultato del consumo di alimenti biologici”.

Per quanto riguarda i benefici per l’ambiente il quadro è paradossalmente peggiore: su Proceedings of the National Academy of Sciences of United States of America hanno provato a immaginare un mondo in cui si dovesse dare da mangiare alla popolazione mondiale attuale attraverso le tecniche produttive del 1960, che se non erano biologiche a quei tempi poco ci manca (tra il 1961 e il 2005, mentre la popolazione mondiale cresceva del 111%, la produzione agricola è aumentata del 162%): ebbene, bisognerebbe deforestare e rendere coltivabile una superficie superiore a quella della Russia.

Perché il biologico è una tecnica meno produttiva, tanto meno produttiva che per convincere gli agricoltori ad adottarla è necessario compensare le rese mancate con sussidi e contributi, e se vogliamo ridurre la produttività di un ettaro di terreno è necessario aumentare gli ettari coltivati, non si scappa. E’ una buona politica ambientale?

La moderna agricoltura intensiva, inseguendo l’efficienza produttiva e il contenimento dei costi, tende a ridurre l’impatto ambientale: irrigazione a goccia, lavorazione minima e semine su sodo, accorpamenti fondiari e abbandono dei terreni marginali, impiego degli Ogm. Rinunciare, come stiamo facendo in Italia, alle opportunità offerte dalla ricerca biotecnologica per continuare a rincorrere delle chimere potrebbe rivelarsi una scelta disastrosa e controproducente.

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14 commenti leave one →
  1. Mattia permalink
    8 novembre 2010 16:30

    Visto che il biologico impiega più terreni, io credo che sia sostenibile solo se abbinato solo a una progressiva diminuzione/eliminazione del consumo di carne 🙂

  2. Claudio Costa permalink
    8 novembre 2010 19:45

    @ Mattia

    Ti sfido a dimostrarlo!

    tieni conto però che eliminando la zootecnia, dovrai sostituire con prodotti agricoli:

    – tutti i prodotti zootecnici,cioè carne, latte, uova, ma anche trippe, frattaglie, cotiche, farine di carne-sangue-ossa,e dadi, con proteine vegetali in equipollenza.

    – ma anche pellami, piumini, lana, con fibre vegetali dalle stesse caratteristiche

    – e letami, polline e liquami con sostanza organica per non distruggere il terreno.

    – inoltre dovrai sostituire tutti i prodotti zootecnici provenienti dalle estesissime zone improduttive aride e semiaride dove non si può coltiare nulla ( cioè tutta la pastorizia e gran parte dell’allevamento bovino a stato brado)

    – e per finire sostituire tutti i prodotti zootecnici prodotti ottenuti con i sottoprodotti (dal 20% al 405 delle razioni) cioè farine di scarti di mensa, di alimenti scaduti,e dell’industria alimentare, melassi, borlande, sieri, cruscami, pule, buccette di patate, mele, pere, uva, scarti di frutta e verdura, trebbie di birra e di super alcolici, olio esausti, ecc

    se tutto questo lo sostituirai con fagioli, cotone e canapa secondo me ti servirà più terra agricola.

  3. Mattia permalink
    8 novembre 2010 20:36

    Il mito delle proteine:
    http://www.scienzavegetariana.it/nutrizione/pcrm/pcrm_prot.html

    Vestiti e pellami credo che, nel 2010, possiamo anche farne a meno 🙂
    Io lo faccio da 5 anni, e possono farcela tutti.

    Le zone aride che restino aride, pazienza. Non mi va di mettere sull’ago della bilancia da una parte la zootecnia e le terre coltivabili che *ruba* al mondo intero tramite l’agricoltura, con qualche zona arida.

  4. Claudio Costa permalink
    8 novembre 2010 21:16

    @ Mattia

    non penso che ci siamo capiti certo che i pellami si possono sotituire, ma appunto li devi sostituire con ettari di colture tessili.
    Certo che si può vivere con meno proteine di quelle assunte nella dieta occidentale ma il danno non è assumerne il doppio del fabbisogno, ma assumere una dieta con poca fibra e troppe calorie,le diete degli atleti hanno proteine animali tutti i giorni.
    Il punto non è questo, ma che la proteina animale prodotta va sostituita con proteina vegetale, la zootecnia non ruba niente produce, anche in zone altrimenti improduttive, e con sottoprodotti che altrimenti sarebbero rifiuti la zootecnia è la più grande pattumiera di ricircolo del mondo si parla di milioni di tonnelate che ci si potrebbe sciare sopra.

    Si può vivere anche con
    – meno proteine ma anche in case da 30 mq e non di 130mq,
    – senza comprare vestiti con fibre naturali, bastano quelli dei nonnni,
    – senza bere alcolici thè e caffè

    ma tutto questo è il nostro bel vivere.

    Quindi certo che se gli occidentali assumessero la metà delle proteine che assumono oggi si libererebbero delle terre….ma non se fai una sostituzione come ti ho detto.

  5. Mattia permalink
    8 novembre 2010 21:23

    Ti sbagli a parlare della collettività, quello di cui parli sarà il TUO, di bel vivere 😉

  6. massimo permalink
    8 novembre 2010 22:06

    Quello dei cibi biologici, del vegetarianesimo, del riscaldamento globale non sono opinioni, filosofie di vita sono religioni. Chi ci crede ha una fede assoluta, e alla fede la scienza non riesce a parlare….

  7. Claudio Costa permalink
    9 novembre 2010 08:24

    @ Mattia

    no Mattia devi travalicare i gusti personali, è sempre una questione di appetibilità: nessuno ha obbligato l’uomo a mangiare proteine animali, invece l’uomo le ha scelte fin dalla notte dei tempi.

    Ho gradito il tuo link che finalmente trovo cosa seria, però le tossiamine che si formano nelle carni fritte,o alla griglia e nei salumi conservate, si formano anche nel tofu fritto, nelle patatine fritte,nelle verdure conservate nel caso siano aggiunti nitrati per la lotta al botulino, nel tofu e nelle verdure gligliate, il fatto che non ne parlino rende l’aticolo meno serio

  8. Mattia permalink
    9 novembre 2010 08:31

    Il riscaldamento globale e la sua causa umana è condiviso dal 95% degli scienziati, e quelli che non ne sono convinti non sono scienziati che si occupano di clima, quindi non facciamo passare come opinioni quelli che ormai da un bel pezzo sono FATTI.

  9. 9 novembre 2010 10:31

    Mattia, quello che dici non è corretto. Il global warming antropico è un’ipotesi che spiega, sulla base di modelli essenzialmente statistici, la relazione tra cambiamenti climatici e livello di Co2. Su come funzioni questa relazione a livello scientifico c’è molta incertezza. Il consenso quasi unanime, invece, c’è tra i governi che hanno riconosciuto che i rischi per l’ambiente sarebbero troppo elevati per non intervenire anche in assenza di certezze, e hanno chiesto alla scienza di fornire risposte e soluzioni.

    Intanto, però, gli scienziati hanno continuato a indagare anche sulla relazione tra emissioni e cambiamenti climatici, e sono sempre maggiori le evidenze che ridimensionano la situazione, come i nuovi studi che dimostrerebbero che nel passato l’aumento della temperatura ha preceduto, e non seguito, l’aumento di Co2.

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