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Agricoltura ed emissioni: i conti della serva

9 novembre 2010

Questi sono i dati del “carrello della spesa virtuale” del WWF. Essi esprimono il rapporto tra cibo ed emissioni calcolati sul fabbisogno di un individuo maschio adulto:

  • Bovino 500gr 3,09 kg CO2 eq.
  • Ovino 500 gr 0,88 kg CO2 eq.
  • Pollo 500 gr 0,93 kg CO2 eq.
  • Maiale 500 gr 1,15 kg CO2 eq.
  • Salumi 100 gr 0,44 kg CO2 eq.
  • Pesce allevato 500 gr 0,9 kg CO2 eq.
  • Pesce pescato 500 gr 0,61 kg CO2 eq
  • Latte locale 1 lt 0,17 kg CO2 eq
  • Latte non locale 1 lt 0,27 kg CO2 eq
  • Parmigiano locale 200 gr 0,53 kg CO2 eq
  • Parmigiano non locale 200 gr 2,21 kg CO2 eq
  • Mozzarella locale 125 gr 0,09 kg CO2 eq
  • Mozzarella non locale 125 gr 0,1 kg CO2 eq
  • Uova n 6 0,05 kg CO2 eq
  • Riso 500 gr 0,23 kg CO2 eq
  • Farina di Mais 500gr 1,95 kg CO2 eq
  • Pasta 500 gr 0,91 kg CO2 eq
  • Pane 500 gr 0,44 kg CO2 eq
  • Legumi busta da 500 gr
  • Non locali, non stagionali, non bio 1,37 kg CO2 eq
  • Legumi busta da 500 gr
  • Bio non locale non stagionale 1,08 kg CO2 eq
  • Legumi busta da 500 gr
  • Locale-bio-stagionale 0,7 kg CO2 eq
  • Ortaggi 500 gr congelati 1,39 kg CO2 eq

Per alcuni alimenti come le verdure ci sono varie opzioni: locale, biologica e stagionale. Per latte e derivati c’è solo l’opzione locale, per le carni non ci sono opzioni.

Il dato del latte, cioè 0,17 kg di CO2 eq. per ogni lt è circa 14 volte inferiore al dato della FAO 2010 che è di 1,8 – 3 kg di CO2 eq, ovvero come media 2,4 kg. Il dato della FAO è ottenuto considerando tutta la razione compresa quella per produrre il peso vivo della vacca da latte. Ma anche la stessa analisi della Fao presenta punti di criticità perché non tiene conto:

  • che il metano zoogenico non altera la concentrazione di metano atmosferico e nemmeno del carbonio atmosferico se il numero di animali non cambia.
  • del mangime sostitutivo da fornire ai vitelli che non poppano e del ciclo che porta la vitella a vacca da latte che è molto più lungo rispetto al ciclo che porta il vitello a manzo, che quindi richiede più foraggi e più mangimi.
  • delle rese in carne delle razze bovine da latte che sono molto inferiori rispetto alle razze da carne. Gli accrescimenti a parità di unità foraggere possono essere addirittura la metà. La rimonta delle vacche da latte è bassa, 30-40% quindi il 60%-70% dei nati da vacche da latte cioè tutti i maschi e le femmine di scarto dovranno essere indirizzati alla produzione di carne, ma un manzo di frisona cresce pochissimo rispetto, ad esempio, ad un manzo di piemontese. Non è una cosa da poco conto!
  • dei prodotti non edibili come i pellami e i reflui zootecnici. Questo per stessa ammissione degli autori del rapporto FAO, i quali dicono infatti che bisognerebbe tenerne conto, ma poi non lo fanno.

Se poi si pensa che per i vegetariani la carne delle vacche a fine carriera e dei maschi non dovrebbe essere consumata come qualcuno male informato pensa succeda in India, le emissioni della produzione di latte si gonfierebbero in modo esponenziale. In India non si possono abbandonare nelle campagne le vacche e i buoi a fine carriera, perché esiste una specie di anagrafe bovina che lo vieta, e poi non conviene economicamente. In realtà questi capi sono raccolti e venduti a stati esteri musulmani oppure agli stati regione all’interno dell’India a maggioranza musulmana dove esistono macelli di bovini altrimenti vietati nelle regioni a prevalenza indù. Anche l’utilizzo dei buoi (cioè i manzi castrati) per i lavori agricoli è una pratica in abbandono sostituita dalla meccanizzazione.

Secondo il “carrello della spesa virtuale” la produzione di latte e derivati a parità di calorie comporta una minore emissione rispetto alla carne bovina. Questo non è credibile, infatti secondo i dati della FAO è esattamente il contrario.

Un altro dato da analizzare è la differenza tra le emissioni degli ovini (0,88) e quelle dei bovini (3,09) che risultano essere maggiori di 4 volte. Anche questo è poco credibile: non bisogna considerare le emissioni ad animale: è logico che il bovino essendo 10 volte più grande di un ovino emetta di più. Le emissioni vanno confrontate a Kg carne come nel “carrello della spesa” anche se sarebbe molto più corretto a kg di peso vivo più il non edibile come lana, pellami e letami.

Gli ovini al pascolo non possono produrre emissioni di 4 volte inferiori rispetto ai manzi al pascolo che rappresentato il 60-70 % della carne venduta in Italia. E’ impossibile, poiché sono entrambi ruminanti, e inoltre i manzi hanno una resa in carne molto più alta degli ovini!

Se ci basiamo infatti sui dati dell’IPCC contenuti nelle linee guida, nel capitolo 10 del volume 4 i bovini da kg 600 di peso emettono kg 66 di metano anno nel west europa (pg 38) mentre gli ovini da kg 65 di peso emettono kg 8 di metano capo anno, (pg 28) ci poi differenze a seconda della taglia e della temperatura ambientale ma mediamente, gli ovini ogni 600 kg di peso vivo emettono 74 kg di metano (8:65) quindi più dei bovini da 600 kg!

La differenza presenti nel “carrello della spesa virtuale” sono dovute al confronto tra bovini in stalla con razioni alla Pimentel, cioè all’americana, e ovini al pascolo considerando che mangimi e foraggi per i bovini si producano concimando i terreni con concimi minerali e non con gli effluenti come in UE. E’ un confronto inaccettabile: in UE se i manzi in stalla sono nutriti a insilati ottenuti con doppio raccolto richiedono senz’altro più energia, ma determinano una riduzione di un fattore 10 delle superfici di terra necessarie rispetto al pascolo.

Nella valutazione sulle emissioni spiccano altre due differenze enormi: quelle tra la carne bovina e il latte e quella suina e avicola le cui emissioni sono circa 3 volte meno. Questo è dovuto quasi certamente alla valutazione del metano di ruminazione, che però è molto discutibile.

I legumi che invece dovrebbero sostituire la carne sono considerati solo in busta, immagino freschi perchè c’è l’opzione “di stagione”, e non inscatolati e cotti come li si consuma preferibilmente.

Interessante il dato degli ortaggi surgelati da cui si evince che 500 gr di piselli surgelati che hanno circa 500 kcal e 33 gr di proteina vegetale comportano 1,39 kg di CO2 eq emissioni, molto più della carne di suino e di pollo.

Inoltre 500 gr di carne di manzo sono circa 860 kcal ma ben 85 gr di proteina animale quindi in equipollenza proteica le proteine animali vanno moltiplicate per 1,4 (Pimentel 2004), quindi 119 gr (85 x 1,4) di proteina contro 33 gr dei piselli, il che vuol dire 3,6 volte meno. Se moltiplichiamo le emissioni della produzione dei piselli surgelati per 3,6 cioè 1,39 x 3,6 = 5 kg di CO2 eq che è molto più della carne bovina che è 3,09 kg di CO2 eq.

Nel caso invece che i legumi siano locali, biologici e stagionali emettono 0,7 kg di CO2 eq per 500 gr sempre per 500 Kcal. Nel confronto con la carne suina bastano 170 gr, 295 kcal etto medio, per fare 500 kcal quindi solo 0,4 kg di CO2 eq di emissioni (1,15 kg CO2 di emissioni per ogni 500 gr su 170 gr sono 0,4) mentre per il pollo, 210 kcal etto medio, ne bastano 230 gr quindi solo 0,43 kg di CO2 eq (0,95/5 x 2,3), quasi la metà dei legumi.

Nel “carrello della spesa virtuale” non c’è un solo conto che torna.

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