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Catastrofismo zootecnico e deforestazione

16 novembre 2010

La lega antivivisezione (LAV) ha lanciato il “Cambia menu”: un invito a rinunciare alla carne, ma anche a tutti i prodotti zootecnici. Consigliano infatti una dieta vegana per salvare le foreste, risolvere la fame nel mondo, preservare il pianeta dall’apocalisse climatica, proteggere la propria salute, e fare la felicità degli animali (che però non ci sarebbero più).

La carne ci sta consumando! E noi ne siamo ignari! Non sappiamo quanto una sola bistecca possa davvero costare all’ambiente e al nostro corpo. E’ arrivato il momento di scoprirlo e di fare una scelta consapevole: diminuire il consumo di carne e cambiare il menù. (…) 4°C di aumento delle temperature previsti in questo secolo a causa degli allevamenti (…) la zootecnia determina meno ossigeno per tutti, più fame nel mondo, risorse di acqua a secco, e buco dell’ ozono. (…) Una bistecca costa al pianeta 17,5 mq di foresta (…) il 70% delle aree forestali disboscate sono state destinate al pascolo (…) 80 milioni di bovini pascolano dove c’era la foresta

4°C di aumento previsti entro il secolo solo a causa della zootecnia è una proiezione che non ha nessun riscontro scientifico. Vi risparmio tutte le accuse sul consumo di acqua, che invece va considerato “utilizzo”, e sulla fame nel mondo, che resta sempre fame, sui kg di cereali per fare kg di carne (confronti fatti a peso), sul buco dell’ozono dovuto ai gas refrigeranti CFC vietati dal 1987, ecc. perché ne abbiamo già parlato. Analizzerò invece il problema della deforestazione perché anche il WWF accusa la zootecnia di esserne la causa:

Una delle maggiori cause di emissioni di gas serra è infatti la deforestazione: ogni anno si perde nel mondo un’area di foresta equivalente a mezza Inghilterra (oltre 120.000 km2) e la causa principale di questa perdita è proprio l’espansione del sistema produttivo alimentare, per la produzione di raccolti e l’allevamento di animali (…) Scegliendo una dieta vegetariana è possibile diminuire i disboscamenti che avvengono per fare spazio agli allevamenti.

La deforestazione ha molte cause, tutte riconducibili ad una sola, il reddito. E’ legata prima di tutto allo sfruttamento dei legnami. Solo in seguito i terreni deforestati vengono utilizzati come pascoli o terreni agricoli, ma questa si può considerare una conseguenza della deforestazione, non la sua causa. L’aumento della popolazione zootecnica è legata alla crescita demografica, così come all’aumento del benessere e del potere di acquisto nei paesi in via di sviluppo. La richiesta di nuovi terreni per la zootecnia potrebbe divenire una causa di deforestazione nel futuro, ma non adesso, quando ancora ci si può permettere di destinare milioni di ettari di terreno agricolo a scopi non alimentari come coltivazioni energetiche, tessili, thè, caffè, cacao o alla produzione di alcolici.

Infatti paradossalmente è sempre il WWF che dice :

In Africa, più precisamente in Costa d’Avorio, la foresta tropicale è stata quasi totalmente abbattuta per fare spazio a delle monoculture, principalmente a delle piantagioni di cacao e caffè.

Addirittura per decenni e fino al 2009 fa obbligavano gli agricoltori europei al set aside cioè ad un periodo di fermo produttivo del 5-15% dei campi per evitare la sovrapproduzione dei cereali e il crollo dei prezzi, eppure in questi decenni la deforestazione è stata massiccia, ma non era certo dovuta a soddisfare il fabbisogno di cereali per l’alimentazione o per la zootecnia.

La produzione dei terreni destinati alla bioenergia, viene a mancare sul mercato, ma i fabbisogni di cereali, foraggi o soia non cambiano quindi per colmare gli ammanchi, o si procede alla deforestazione o all’aumento delle produzioni all’ettaro con la meccanizzazione e il doppio raccolto annuale.

Dato che il fabbisogno di cereali, foraggi o soia destinati alla zootecnia non è aumentato, sono altre le colture che spesso determinano una nuova richiesta di terre, perché l’aumento produttivo unitario va a colmare le richieste dovute all’aumento demografico, per esempio la colza e le piantagioni di palma da olio per il biodiesel, pioppelle da cippato per le centrali a biomassa su terreni agricoli dove prima si coltivava riso o mais (come quella della riso Scotti a Pavia), cereali come mais orzo e sorgo per etanolo o biogas (più del 90% dei nuovi impianti di biogas sono ad integrazione cioè grano mischiato ai liquami).

I contributi ai biocarburanti come il biodiesel da olio di colza, in UE sono stati fortemente voluti dal partito dei verdi tedeschi (sempre per salvare il pianeta) mentre in USA fu Al Gore durante l’amministrazione Clinton ad imporre gli incentivi ai biocarburanti, salvo pentirsene con il senno di poi. Infatti nel suo libro “La scelta” afferma che i contributi alle bioenergie da lui steso voluti sono sbagliati perchè sono stati tra le cause di deforestazione.

Paradossale la regola europea che permette i contributi per energia rinnovabile solo se la biomassa utilizzata è stata prodotta nell’UE e a una distanza massima di 70 Km dall’utilizzo. Supponiamo che in Lombardia ci siano 10000 ettari destinati a bioenergia (secondo me contando i terreni coltivati a mais per il biogas sono molto di più), l’ammanco di cereali che si creerà sarà colmato da cereali importati magari proprio dal Brasile, che si trova a una distanza molto maggiore di 70 km. Per aumentare la produzione di cereali purtroppo spesso si procede alla deforestazione quindi tutti i 10000 ettari lombardi destinati a bioenergia equivalgono esattamente a 10000 Ha di deforestazione in Brasile.

Purtroppo anche il WWF accusa la produzione di carne di essere causa di deforestazione:

Anche limitare il consumo della carne è un’azione immediata ed efficacie nella salvaguardia delle foreste tropicali: la deforestazione dell’Amazzonia è causata principalmente dal bisogno di far spazio al pascolo dei bovini e per produrre la soia. Quest’ultimo prodotto agricolo è importato in Svizzera per dar da mangiare ai nostri bovini: mangiare meno carne è quindi un ottima iniziativa a favore delle foreste tropicali.

Sottolineo il fatto che quasi nessuno in Europa produce uova e latte senza soia, però le accuse stranamente sono sempre riservate solo alla produzione di carne. Ma la produzione di carne in Italia (o in Svizzera) non è aumentata negli ultimi decenni, quindi non può essere all’origine di deforestazione per produrre più soia o più cereali. Non è certo la nostra zootecnia che può essere imputata di questo. Al limite è un problema che riguarda la crescita zootecnica mondiale cioè quella dei paesi in via di sviluppo. Ma anche senza zootecnia ci sarebbe comunque la deforestazione in Brasile, perché è in primo luogo il legname a creare reddito.

Sempre il WWF in un altro articolo dice:

Lo studio del WWF Brasile, dell’ Amazon Enviromental Research Institute (IPAM) e dell’Università di Minas Gerais (UFMG), supportato dal Woods Hole Research Centre del Massachusetts (USA), quantifica la quantità di carbonio stoccato in tutte le aree protette gestite dall’ARPA e la confronta con la deforestazione stimata di queste aree se non fossero nel programma. I risultati dimostrano che grazie all’ARPA vengono stoccati 4,6 miliardi di tonnellate di carbonio, che rappresentano un decimo del carbonio totale stoccato nella parte rimanente della foresta amazzonica brasiliana. Ciò equivale a 20 volte le emissioni annuali della Germania.

Dal punto di vista del bilancio del carbonio, ridurre la zootecnia potrebbe diminuire la deforestazione, quindi ci sarebbe più carbonio stoccato nelle foreste, ma verrebbe meno il carbonio stoccato nella lunga filiera zootecnica cioè nelle colture agricole, negli animali zootecnici stessi e nei loro reflui.

Il mais capta molto più di un bosco di pioppi in accrescimento: utilizzando un indice indiretto come il fabbisogno di azoto il mais ne richiede circa 3 volte più del pioppo coltivato che cresce più velocemente di un bosco naturale. Stornando gli enormi stock temporanei di carbonio contenuti nella filiera zootecnica, che si rinnovano annualmente, il netto del bilancio del carbonio risulta essere di molto inferiore rispetto ai dati di stima citati dal WWF.

Greenpeace invece lancia accuse dirette alle multinazionali

Il rapporto di Greenpeace “Come ti friggo il clima” ha dimostrato come, a causa della crescente domanda sul mercato internazionale di un prodotto come l’olio di palma, le più grandi industrie alimentari, cosmetiche e di biocarburanti stanno distruggendo le torbiere e foreste pluviali indonesiane. Tra queste; l’Unilever, la Nestlè e la Procter& Gamble che insieme originano enormi volumi di consumo di olio di palma proveniente prevalentemente da Indonesia e Malesia…” “Olio di palma: deforestazione e clima in coma. Il sapone Dove e la Nutella tra i responsabili

In una nota inchiesta chiamata “Amazzonia che macello” Greenpeace accusa direttamente la zootecnia, ma solo per quanto riguarda la carne e i pellami.

Un paio di scarpe Geox, Nike o Adidas, un divano di pelle Chateaux d’Ax, un pasto a base di carne Simmenthal o Montana possono avere un’impronta devastante sull’ultimo polmone del mondo e sul clima del nostro pianeta

Stranamente i pellami vengono considerati solo come causa di deforestazione ma non vengono mai stornati dal conteggio delle emissioni zoogeniche. Molte di queste ditte si sono affrettate a cambiare fornitori per non essere accusate da Greenpeace e quindi considerate dall’opinione pubblica causa di deforestazione. Ma cambiare fornitore però non cambia assolutamente nulla nel mercato globale, se l’olio di palma, la carne e i pellami, anziché importati, fossero prodotti in UE, questo aiuterebbe la lotta alla deforestazione?

Ma neanche per idea! Confrontiamo la stessa tipologia di allevamento bovino: allevamento intensivo in Brasile, cioè bovini in stalla alimentati con insilati, sostituiti con manzi in stalla in Italia. Con cosa dovremmo nutrire i manzi? Dovremmo destinare migliaia di ettari in Italia alla coltivazione di foraggi e insilati, quindi queste superfici non produrrebbero più cereali, che mancherebbero al mercato. Per colmare questo ammanco i cereali verranno importati dal Brasile.

Se invece il confronto è tra allevamento estensivo in Sudamerica e intensivo in Italia (come avviene in realtà perché per l’estensivo in Italia mancano spazi) la differenza è ancora maggiore, fino a 15-20 volte di più perché verrebbe meno lo sfruttamento dei pascoli del Sudamerica altrimenti improduttivi.

La stessa cosa vale per l’olio di palma, se la Ferrero è costretta a non comprare l’olio dall’Indonesia, perché Greenpeace ha deciso che questo salva la foresta e il pianeta dalla catastrofe climatica, per la produzione di Nutella l’olio verrà comprato magari dalla Thailandia, dove si faranno piantagioni di palma da olio in terreni che prima erano destinati magari alla produzione di riso, quindi senza deforestare, e tutti sono contenti. Ma l’ammanco di riso da dove sarà colmato? Dall’Indonesia, dove semineranno il riso nei terreni deforestati, e nulla cambierà nelle superfici destinate alla deforestazione.

La deforestazione è un problema serio, che a mio avviso va affrontato con le aree protette, con un’attenzione particolare nel limitare l’esplosione demografica con una prevenzione sulla gravidanza responsabile, cercando di meccanizzare il più possibile le aree agricole del pianeta per raddoppiare i raccolti unitari, aumentando le produzioni unitarie con colture intercalari, sfruttando maggiormente la produzione di alghe per alimentazione umana e zootecnica, evitando sprechi e abusi alimentari.

Ritengo invece le accuse alle multinazionali un vero e proprio ricatto, assolutamente inefficace nella lotta alla deforestazione, che però nel contempo crea danni di immagine e di introiti alle ditte e alle filiere come quella della carne, bollate da Greenpeace come causa di deforestazione.

Secondo i dati del rapporto FAO “State of the world’s forests 2009” la deforestazione è un fenomeno sempre in aumento, ma negli ultimi anni ha rallentato la sua marcia. Sicuramente questo è dovuto ad una gestione forestale più consapevole operata da molti stati negli ultimi anni. Analizzando questi dati, nel quinquennio 2000-2005, 57 paesi, tra cui l’Italia, hanno registrato un aumento della propria superficie forestale. La correlazione tra allevamento e diminuzione delle foreste, è poco sostenibile in Europa e credo anche negli Stati Uniti e Canada mentre è molto più probabile la correlazione tra povertà e deforestazione.

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5 commenti leave one →
  1. Mattia permalink
    17 novembre 2010 11:30

    Consiglio la lettura di questo pdf:
    Hamburger Connection Fuels Amazon Destruction
    http://www.cifor.cgiar.org/publications/pdf_files/media/Amazon.pdf

    redatto da:
    About CIFOR
    The Center for International Forestry Research (CIFOR) was established in 1993 as part of the Consultative Group on International Agricultural Research (CGIAR) in response to global concerns about the social, environmental and economic consequences of forest loss and degradation. CIFOR research produces knowledge and methods needed to improve the well-being of forest-dependent people and to help tropical countries manage their forests wisely for sustained benefits. This research is done in more than two dozen countries, in partnership with numerous partners. Since it was founded, CIFOR has also played a central role in influencing global and national forestry policies.

  2. Mattia permalink
    17 novembre 2010 11:39

    Ritengo inoltre giornalisticamente disonesto cominciare l’articolo con “la LAV consiglia che…” facendo credere che questa sia una battaglia solo degli eccentrici animalisti.

    Le cose sarebbero infatti diverse se non si dimenticasse di omettere alcune cose, ossia che l’Unione Europea e le Nazioni Unite, qualcosa di leggermente diverso dalla LAV, consiglia di tendere verso una dieta vegana:

  3. Claudio Costa permalink
    18 novembre 2010 21:28

    @ Mattia

    ho citato LAV WWF e GREENPEACE, con i link
    che la ue consigli di mangiare meno carne l’ho scritto nell’articolo sull’impronta idrica, e in altri articoli sul rischio tumori.
    Non ho letto cosa dice la UE riguardo il consumo di carne e la deforestazione.
    Poi ti ho già esposto i motivi per cui senza zootecnia (dieta vegana) servirebbe più terra in equipollenza proteica, probabilmente in equivalenza calorica invece ne servirebbe meno, o meglio questo dicono tutti, ma andrebbe dimostrato, perchè sostituire con cereali tutti i prodotti zootecnici ( e sai già la lista) che hanno:
    – sfruttato pascoli altrimenti improduttivi
    – riciclato milioni di tonnellate di sotto prodotti alimentari che altrimenti sarebbero rifiuti
    – sfruttato ettari a silomais che è la massima produzione Ha al mondo che altrimenti non si potrebbe sfruttare, granelladi mais 100 ql Ha silomais 750 qli Ha

  4. Claudio Costa permalink
    18 novembre 2010 21:40

    @ Mattia

    – aggiungo la possibilità di doppia coltura per alimentare polli e suini con i pastoni di granella raccolta umida 35%, difficilmente si riesce a fare altrettanto per granella secca 10% 13% (ma riguarda zootecnia molto avanzata ch escondo me è il futuro ma ancora non parte)

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  1. Buonisti per caso » Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

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