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560 vacche sempre grasse

17 novembre 2010

Il sistema di tutele e protezioni che la Lega Nord e il governo riservano ai 560 allevatori che si ostinano a non pagare le multe per gli splafonamenti delle quote latte ricorda molto quello di cui ha beneficiato l’intero settore nei decenni passati e che era stato contestato, con veemenza e con ottime ragioni, proprio dalla Lega delle origini.

All’epoca la politica e il sistema di intermediazione sindacale tra politica e imprese avevano sostanzialmente garantito ai produttori che la quota (vergognosamente bassa) che era stata assegnata all’Italia rappresentava un tetto simbolico, e che gli splafonamenti sarebbero stati compensati dai governi. Ma quando il sistema è saltato, e l’Europa ha preteso che le multe venissero pagate dalle aziende considerando come “aiuto di Stato” e quindi illegitimo qualsiasi intervento della politica, c’è stato il fuggi fuggi generale e gli allevatori si sono trovati da soli, con il solo sostegno della Lega, a pagare, a spargere merda di vacca sulle strade e a realizzare di essere stati truffati.

Ora, però, non c’è più nessuno che contesta il sistema delle quote latte. C’è chi ha pagato, o sta pagando, le sue multe per mettersi in regola, e chi continua esattamente come prima, con la protezione non più della balena bianca, ma proprio della Lega Nord, che ha deciso, secondo il nuovo mantra del riformismo federalista in salsa verde, che il vecchio sistema non era poi così male se lo si applica solo ai fedelissimi tenendo fuori tutti gli altri.

Luca Zaia, alla fine l’anno scorso, consegnò ai produttori inadempienti la maggior parte delle nuove quote, escludendo tutti gli altri che se volevano aumentare la produzione le quote se le dovevano andare comprare. Promise che gli stessi avrebbero regolarizzato la loro posizione, e si impegnò anche a costituire un plafond di 45 milioni di euro per i produttori in regola finalizzato a consentire loro di rinnovare i mutui e i debiti contratti per l’acquisto delle quote.

Il resto è storia: il governo ha garantito la nuova ennesima proroga alla banda dei 560, garantendo ai contribuenti italiani il pagamento dell’ennesima procedura di infrazione (finora abbiamo dovuto sborsare appena 4 miliardi di euro in vent’anni), e dei fondi promessi non c’è traccia. Il ragionamento di Tommaso Mario Abrate, di Fedagri, non fa una piega:

Ad oggi nessuna delle contropartite assicurate è stata applicata: i Cobas mantengono le quote senza pagare le multe, anzi i termini di pagamento sono stati già una volta rinviati e potrebbero essere ulteriormente prorogati, mentre il fondo promesso, seppure formalmente previsto dalla legge 33 del 2009, è rimasto una pia illusione. La verità è che i produttori in regola sono stati illusi, come avevamo ampiamente previsto. Se lo Stato (cosa che sarebbe assai triste, dopo la prova di inefficienza che ha già dato) non è in grado di applicare le normative comunitarie e di evitare l’infrazione in fase di attivazione e la relativa sanzione, che ancora una volta sarebbe a carico di tutti i cittadini, chiediamo allora che i citati produttori rispettosi delle norme – la stragrande maggioranza – vengano messi almeno nelle stesse condizioni degli altri, dando di nuovo loro la possibilità di presentare i ricorsi alla magistratura, sospendendo le rate delle multe ancora da pagare, restituendo loro le multe già versate e rimborsando le spese che hanno sostenuto per l’acquisto delle quote.

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