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La fiera del catastrofismo zootecnico – prima parte: le equivalenze

30 novembre 2010

Questo studio, di cui oggi pubblichiamo la prima di sei (o sette) puntate, approfondisce il tema delle emissioni di gas serra da parte della zootecnia. Vi si troveranno, tra l’altro, argomenti già toccati in altri articoli, affrontati in maniera più puntuale e completa.

Tra le accuse più gravi fatte alla zootecnia vi è senz’altro quella di emettere più del 50% di gas serra responsabili del riscaldamento globale. Di questo parla un articolo sul Corriere della Sera dal titolo emblematico: “La bistecca che distrugge il pianeta”:

L’impatto ambientale del consumo di carne è molto più devastante di quanto non si sia pensato fino ad ora. Lo affermano gli scienziati americani Robert Goodland e Jeff Anhang, co-autori di Livestock and Climate Change, uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’autorevole World Watch Magazine dove affermano che oltre metà dei gas serra (o GHG) prodotti oggi dall’uomo sono emessi dagli allevamenti industriali di bestiame

La rivista World Watch Magazine sarà anche autorevole ma non è soggetta a nessuna revisione scientifica e infatti le affermazioni e i metodi usati per ottenere i dati sono molto discutibili. Gli autori del rapporto citato dal Corriere della Sera sono due consulenti ambientali che lavorano per una banca molto importante, la World Bank Group, un’insieme di 5 associazioni che si occupa di finanziare i paesi in via di sviluppo.

Per la produzione di 225 grammi di patate si emette una quantità di CO2 pari a quella generata dal guidare un’auto per 300 metri. Per la stessa quantità di asparagi, è come guidare la stessa auto per 440 metri. Per la carne di pollo, molto di più: 1,17 km, per il maiale 4,1 km, per il manzo 15,8 chilometri.

Per fare i confronti non si parla di equipollenza proteica, nemmeno di equivalenza calorica, ma si va a peso: 225 gr di asparagi paragonati a 225 gr di manzo, e questo non alcun senso.

Per fare un confronto serio tra due diete, queste devono essere bilanciate sia nelle calorie, sia nelle proteine e bisogna considerare l’intera filiera alimentare. La differenza nelle emissioni totali di gas serra antropogenici stimate per le due diete, potrebbe indicare la possibile riduzione di emissioni.

Di una dieta alternativa a quella con prodotti zootecnici, bisogna considerare il valore biologico e la digeribilità della proteina vegetale nei confronti di quella animale, ma anche l’appetibilità reale.

La proteina di origine animale è una proteina completa basata sul suo profilo di aminoacidi (cioè ha un’alta costellazione aminoacidica) e ha circa 1,4 volte il valore biologico delle proteine vegetali. La proteina vegetale cruda è scarsamente digeribile (piselli) o addirittura tossica (soia), cotta è comunque meno digeribile della proteina animale, che invece è altamente digeribile anche cruda.

L’appetibilità e la possibilità reale di una sostituzione è pure importante: che si mangi il tofu è plausibile, per fare 1 kg di tofu in ss però ne servono 2 di soia in ss, che si mangi il fagiolo di soia invece è un po’ una teoria. Per quanto riguarda l’appetibilità il tofu, per me insapore, non sarà mai come una fetta di prosciutto crudo, o come una fetta di quartirolo lombardo.

Quindi l’intera filiera produttiva della proteina animale proveniente da carne, latte, uova, pesce, molluschi, e derivati andrebbe confrontata con la filiera produttiva per produrre

  • Un equivalente in kilocalorie di cereali e tuberi: questo comporta sicuramente un risparmio energetico e quindi di emissioni.
  • Un equivalente in proteina animale per una dieta vegetariana quindi proveniente da latte uova e derivati: in questo caso le differenze sono minime se non nulle.
  • Un equivalente in proteina vegetale equiparata al valore biologico, alla digeribilità e realmente appetibile, cioè un’equipollenza.
  • Quindi legumi e tofu in alternativa alla proteina animale: che questo comporti un risparmio energetico e quindi di emissioni lo si dovrebbe dimostrare, perché le rese dei legumi all’ettaro sono molto basse, le loro proteine di scarso valore biologico, e le lavorazioni richiedono molta energia: lessare e inscatolare surgelare, o nel caso del tofu cagliare. Anzi sicuramente i piselli surgelati comportano un aumento dei consumi energetici rispetto alla carne e derivati locali freschi.
  • Un equivalente in kilocalorie di ortaggi: questo è impossibile, bisognerebbe mangiare una rotoballa di insalata al giorno.
  • Un equivalente in peso di ortaggi: l’equivalente in peso in un confronto tra due diete bilanciate è semplicemente ridicolo. Comunque in questo caso se la verdura è fresca e di stagione c’è sicuramente un risparmio energetico Se invece proviene da serre o dall’emisfero sud, potrebbe essere più energivora della carne locale fresca! Ricordo che la verdura imbustata può arrivare a costare 11-18 e/kg (ed è tutta acqua!) e a noi allevatori il suino lo pagano a 1,4 e/kg, al supermercato la carne suina va dai 6 agli 8 e/kg. Rendetevi conto che è la metà dell’insalata.

Applicando la stessa mentalità di chi accusa la zootecnia di essere la causa della fame nel mondo con i soldi che si potrebbero risparmiare sulle verdurine di serra lavate e imbustate, o sulle verdure surgelate, si potrebbero comprare trattori o migliaia di pompe per l’irrigazione nel terzo mondo dove fare il silomais a mano è un po’ difficoltoso.

Continua…

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7 commenti leave one →
  1. Mattia permalink
    30 novembre 2010 14:38

    E’ scientificamente molto interessante sapere quanto per lei è appetibile il prosciutto cotto…

    E’ da far notare anche che non c’è alcuna prova che la proteina della soia sia tossica, come da Lei affermato…
    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2010/jul/01/anti-soya-brigade-ignore-scaremongering
    Scritto da Justine Butler (PhD Molecular Biology, BSc Biochemistry, Diploma Nutrition)

  2. Mattia permalink
    30 novembre 2010 14:40

    Qua una traduzione dell’articolo:
    http://www.scienzavegetariana.it/news_dett.php?id=1006

  3. baron litron permalink
    30 novembre 2010 19:56

    bell’intervento, e anche molto interessante l’affermazione del giornale: ” oltre metà dei gas serra (o GHG) prodotti oggi dall’uomo sono emessi dagli allevamenti industriali di bestiame”.
    benissimo, e forse anche vero (tutto da verificare) però: QUALE percentuale del’effetto serra è conseguenza diretta dell’emissione di gas serra in atmosfera?
    per meglio spiegare: nei calcoli dello “studio” è compreso anche il vapor acqueo (principale responsabile dell’effetto serra – che incidentalmente permette la via sulla terra) antropico?
    e di questo vapor acqueo, qual è la percentuale antropica sul totale di quello presente in atmosfera?
    maggiore, uguale, inferiore,insignificante rispetto che so io all’evaporazione delle acque superficiali?

    perché le cose – per correttezza – bisognerebbe dirle sempre tutte…..

    è il mio primo intervento, grazie per il blog. lo seguirò attentamente

  4. Claudio Costa permalink
    30 novembre 2010 21:29

    @ Mattia

    cruda guarda che ho scritto proteina cruda

    riporto: “La proteina vegetale cruda è scarsamente digeribile (piselli) o addirittura tossica (soia),”

    La soia presenta due tossine termolabili che una volta che la proteina è cotta sono denaturate e quindi non attive, mentre nella soia cioè nel fagiolo di soia crudo sono attive, e in quanto tossine sono tossiche.
    In natura nessun mammifero mangia la soia cruda questo proprio grazie alle sue tossine, che sono il frutto di una selezione di milioni di anni lo stesso meccanismo della nicotina per il tabacco degli oppiacei per il papavero ecc ecc

  5. Claudio Costa permalink
    30 novembre 2010 21:48

    @ Mattia

    sono andato a prendermi il dizionario degli alimenti il mitico Piccioni
    te lo cito:

    “soia ..il fagiolo contiene fattori antinutritivi termolabili non resistenti alle t elevate. Questi principi tossici sono antitripsine ed emoagglutinine e sono tutti inattivati a t superiori agli 85°C

    ….mantenere il prodotto in autoclave (pentola a pressione) per 30 min a 100° C, oppure tostare a 120° sempre per 30 min

    …..l’attività ureasica prima del trattamento termico ( 6,6 mg N/g) e dopo il trattamento che deve essere ( o,o1 mg N/g come max) dà un’indicazione dell’entità della demolizione dei fattori nocivi.”

  6. Mattia permalink
    30 novembre 2010 23:16

    Se nessun mammifero mangia la proteina cruda perché parlare della sua tossicità? A che pro se non per fare confusione?

  7. Claudio Costa permalink
    1 dicembre 2010 10:59

    @ Mattia

    Ma no! non è per fare confusione ma per sottolineare come sia infondata l’accusa che gli uomini non siano adatti a mangiare carne quando invece non sono adatti alla dieta vegana (cruda cioè in natura) perchè siamo onnivori, non vegetariani, anche i cereali crudi sono diciamo poco appetibili, e gran parte della proteina della dieta (vegana e non ) vengono invece proprio dai cereali..cotti però

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