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La fiera del catastrofismo zootecnico – quinta parte: la respirazione animale

13 dicembre 2010

Il ruolo delle emissioni zoogeniche è stato recentemente analizzato da un gruppo di scienziati (N. Unger et al.) che ipotizzando un flusso costante di emissioni da qui al 2100, pari alla quantità di gas emesso nell’anno 2000, ne hanno proiettato le forzanti radiative fino al 2100, assegnandole ai diversi settori produttivi responsabili di emissioni. Da queste proiezioni si evince che i settori che emettono prevalentemente metano come la zootecnia, presentano la curva della forzante radiativa che si stabilizza nel breve periodo, proprio perché il metano non si accumula ed emissioni costanti determinano una forzante radiativa costante, che quindi non aumenta il riscaldamento. Questo a differenza dei settori produttivi che emettono prevalentemente CO2 la cui curva delle forzanti radiative è in crescita per tutto il secolo perchè si presume che il CO2 si accumuli in atmosfera.

La conclusione degli autori è che sarà molto più efficace la politica di mitigazione tesa a ridurre le emissioni di CO2 dai settori dell’energia, dei trasporti e dell’industria, piuttosto che ridurre le emissioni di metano ad esempio dalla zootecnia.

Secondo N. Unger et al però le emissioni zoogeniche sarebbero al terzo posto come importanza nei settori produttivi antropici, dopo la produzione energetica quella industriale e i trasporti ma anche in questo caso gli autori considerano le emissioni zoogeniche lorde senza fare il bilancio con quelle ossidate come descritto dal Bousquet, usano infatti come emissioni di metano zoogenico il dato di 88,5 TG anno, ne risulta un valore della forzante radiativo enormemente amplificato rispetto alla realtà. E’ come se usassero il dato delle emissioni totali di metano che abbiamo visto essere  circa 550 Tg anno per calcolare la forzante radiativa, anziché usare il dato corretto che si ottiene con il bilancio tra fonti e ossidazione da cui risulta il metano aggiuntivo che effettivamente ha dato il presunto riscaldamento.

Quindi ipotizzando che le emissioni di metano del 2007 vadano a sostituire quelle del 1990 ossidate a CO2 per la gran parte, (non tutte) perchè i 17 anni dal 1990 al 2007 sono quasi il doppio della vita media del metano che è di 8 anni (lifetime) il netto cioè 92-80 = 12 Tg anno dovrebbe essere il metano zoogenico che si presume dia il riscaldamento.

Questi calcoli sono solo indicativi perchè le stime sulle emissioni dei ruminanti sono molto diverse tra gli autori addirittura c’è chi come Olivier et al 2005 le stima di 80 Tg nel 2005, ho scelto quelle in crescita perchè effettivamente il numero dei ruminanti negli ultimi 20 anni è cresciuto molto.

Se questa mia riflessione fosse corretta, i ruminanti dal quarto posto ottenuto da N. Unger et al con le emissioni lorde del 1999, cioè 91 Tg secondo l’IPCC 2007 scivolerebbero al quarantesimo posto perchè le emissioni nette aggiuntive cioè 12 Tg sono quasi 10 volte meno.

Le termiti da sole emettono 21 Tg di metano anno contro 92 Tg anno dei ruminanti zootecnici (IPCC AR4) ma nessuno si permette di dire che le termiti daranno sempre più riscaldamento in futuro perché è falso, la forzante radiativa dovuta alle termiti è zero perché il bilancio delle emissioni di metano delle termiti è zero. Con lo stesso sistema utilizzato da Unger et al anche le termiti darebbero riscaldamento.

E’ praticamente impossibile che siano corrette le stime sul referenziato World Watch Magazine che cito:

Il tonnellaggio dei prodotti animali dal 2002 al 2009 è aumentato del 12% questo deve dare un proporzionale aumento delle emissioni di gas serra

Invece il tasso di crescita del metano atmosferico negli stessi anni è decisamente in decrescita.

Alla stima della FAO delle emissioni zoogeniche, già di per sé discutibile, i due ricercatori americani del World Watch Magazine sommano le emissioni dovute a:

  • respirazione degli animali
  • deforestazione
  • produzione foraggi e mangimi
  • refrigerazione trasporto e cottura dei cibi

Arrivando al 51% del totale delle emissioni antropiche questo significa che per il World Watch Institute la prima causa del riscaldamento globale è la filiera zootecnica. Analizzerò le false accuse una ad una.

RESPIRAZIONE ANIMALE

Gli autori del rapporto di WW magazine affermano che:

la respirazione degli animali zootecnici equivale al 21% del totale delle emissioni di gas serra antropogenici

Questo è un errore clamoroso, la respirazione degli animali, ma anche degli umani, non è mai stata considerata una perturbazione aggiuntiva da nessun scienziato del clima perchè tutto il carbonio emesso dalla respirazione deve essere esattamente uguale al carbonio prelevato dai vegetali che hanno nutrito uomini e animali, è un ciclo annuale cioè brevissimo, che non altera la concentrazione atmosferica di CO2: tanto ne viene emesso tanto ne viene captato dai vegetali.

Il CO2 della respirazione non è da considerare come una emissione, ma come un’immissione in ciclo. Nell’articolo del WW magazine giustificano queste emissioni aggiuntive dicendo che decine di miliardi di animali zootecnici emettono moltissima CO2, mentre la capacità fotosintetica della terra è fortemente diminuita con la deforestazione, e affermano che il pascolo assorbe meno CO2 della foresta. Il ragionamento è assolutamente privo di logica e di scientificità: il carbonio della respirazione degli animali zootecnici e della fermentazione dei loro effluenti deve essere indiscutibilmente esattamente uguale a quello captato dai vegetali perché da questi proviene.

Continua…

le puntate precedenti:

La fiera del catastrofismo zootecnico – prima parte: le equivalenze

La fiera del catastrofismo zootecnico – seconda parte

La fiera del catastrofismo zootecnico – terza parte: il metano

La fiera del catastrofismo zootecnico – quarta parte: CO2 e N2O

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