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L’Università che serve al figlio (bravo) del Cipputi

28 dicembre 2010

La Riforma Universitaria modello Gelmini è stata approvata. Come abbiamo già avuto modo di spiegare nel post scorso, non ha inciso granchè nella cultura universitaria e nei suoi sistemi di reclutamento del personale strutturato. Ha messo solo qualche paletto in più, peraltro facilmente aggirabile, e ha prolungato l’anticamera. Di fatto dunque una riforma inutile, specie per il Cipputi ed il suo figlio “bravo” che vuole studiare e fare il professore da grande. Nonostante le manifestazioni abbiano fatto pensare al contrario.

Oggi però vorrei raccontarvi il perchè l’Università italiana non solo non serve a far emergere e valorizzare chi vuole fare davvero ricerca, ma non serve nemmeno agli studenti. Per lo meno a quelli che sono in università per imparare qualcosa. Per quelli che ci vanno per fare “politica” o cazzeggio (che spesso sono da leggersi come sinonimi), invece, sia chiaro, funziona benissimo…

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2 commenti leave one →
  1. qam permalink
    29 dicembre 2010 19:55

    nota a margine personale:

    a me che l’ho fatta, come a tanti miei colleghi, il corso di ingegneria meccanica non è sembrato così tanto facile come si suole far credere e immagino che la riprova sia nel fatto che di ing. meccanici in italia ne vengono fuori circa 2500 l’anno.
    Come non è stato facile accattarsi lauree in fisica oppure matematica, e già che ci siamo, sfatiamo anche il mito che l’università italiana non fa né ricerca né produzione per l’industria
    Questo giacché il mio corso di laurea era pieno di collaborazioni ovvero progettini per aziende della zona e non: tanto che a me è venuta l’idea che l’università sia una grande azienda di consulenza.
    E per concludere vi dico gli argomenti di tesi miei e di alcuni colleghi:
    Sospensioni della metro di brescia, studio di palettatura di compressore centrifugo, costruzione di pressa automatica, sviluppo di rivestimenti in ossido di titanio per retrovisori; studio FEM di cuscinetto radiale per SKF.
    Ora forse qui si confonde il concetto di università di massa con corsi di laurea ultrapopolati a indirizzo demente: quali scienze di internet………..

    Si dovrebbe aver la cortesia di dire a costoro delle scienze dell’inutilità che questi individui il lavoro non ce l’avranno mai, e questo non per colpa dell’università , ma per colpa di loro stessi, e che è inutile che vadano a spasso per Roma a rompere le vetrine perché tanto la faccenda non cambia. Stop.

  2. 5 gennaio 2011 10:47

    oppure basterebbe ridurre i posti disponibili a scienze dell’inutilità a 1.000 l’anno e vedrai che avremo dei buoni esperti in cose inutili che troveranno con facilità lavori inutili adatti a loro e pertanti gratificanti (e magari non così inutili alla fin fine).

    Per fare teleselling non serve una laurea, è inutile far spendere e spendere dei soldi per dargliela.

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