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Giorgio Fidenato è l’uomo del 2010

3 gennaio 2011

Libertiamo – 03/01/2011

Mark Zuckerberg, Steve Jobs, Juliane Assange, Sergio Marchionne, Mourinho… Per me l’uomo dell’anno 2010 è Giorgio Fidenato.

Per aver dimostrato in tutta la sua evidenza e in più occasioni che il Re (o lo Stato) è nudo, e spesso anche piuttosto patetico e ridicolo. Il Re come istituzione, attraverso la sacrosanta battaglia contro il sostituto d’imposta, quando chiedeva a dei giudici e a degli avvocati alquanto balbettanti per quale ragione un imprenditore (anzi, un individuo) dovrebbe essere obbligato a svolgere delle corvées per conto dell’amministrazione tributaria (pagare le imposte dei propri dipendenti, assumendosi anche la responsabilità dei loro adempimenti) senza ricevere nulla in cambio. E il Re come costruzione ideologica, nella sua testarda difesa del diritto di ognuno a coltivare ciò che crede più opportuno, in questo caso una varietà di mais geneticamente modificato, nei terreni di sua proprietà.

Per aver messo sinceramente in imbarazzo molti di noi imprenditori, tanto solerti nell’esprimere solidarietà verbale alla causa che ha visto Fidenato opporsi alle pretese dell’amministrazione tributaria, ma altrettanto esitanti a fare come lui, e per avere evidenziato proprio in questo modo come ognuno di noi, di fronte alla macchina del fisco, si sente piccolo e ricattabile, essendo questa macchina fondata proprio sul ricatto, sull’arbitrio e sull’intimidazione.

Per averci invece fatto ridere di gusto, quando abbiamo visto nugoli di ministri, assessori, deputati, attivisti, e buffoni di corte più o meno violenti accorrere da ogni luogo per cercare invano le mutande del Re in un campo di mais in provincia di Pordenone.

Non credo che sia casuale il fatto che in tutte e due le vicende che in questo 2010 hanno visto protagonista Giorgio Fidenato, la risposta del Re e dei suoi cortigiani sia stata sostanzialmente identica: rimandare il problema, in attesa che si trovi un appiglio credibile per giustificare un arbitrio evidente, o meglio in attesa che la gente perda interesse per le nudità del sovrano.

E così, mentre il pronunciamento (come sempre provvisorio) del Giudice di Pordenone ha rimandato alle calende greche una decisione definitiva sulla questione della legittimità costituzionale del sostituto d’imposta, siamo ancora in attesa di sapere quale evidenza scientifica o quale norma giuridica giustifichi il divieto, espresso in forme anch’esse difficilmente decrittabili, ma comunque in qualche modo vigente nel nostro paese, di coltivare OGM.

Insomma, per il Re sembra essere tuttora abbastanza facile far finta di avere tutti i panni addosso, dato che c’è ancora oggi più gente disposta a credere alle sue parole piuttosto che ai propri occhi. Pazienza, ci vorrà tempo, lo sappiamo bene. Ma dobbiamo almeno un grazie a questo mite e ostinato libertario friulano che continua a farci il santo piacere di sbatterci in faccia la realtà, a sue spese e senza alcuna rete di protezione.

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