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I nitroparadossi

4 gennaio 2011

Nel libro “La scelta”, Al Gore ritiene che la sintesi dei concimi minerali sia una causa importante del riscaldamento globale.

L’agricoltura industriale consuma attualmente 10 calorie di energia ricavata dai carburanti fossili per produrre una sola caloria di cibo (…) Prima della scoperta nel 1909, in Germania di un metodo per sintetizzare l’ammoniaca le fattorie dipendevano dallo spargimento del letame e dalla rotazione delle colture (…) Dopo la seconda guerra mondiale, tuttavia quando la tecnologia tedesca per la sintesi dell’ammoniaca venne applicata alle vaste scorte di nitrato di ammonio avanzato (…) i fertilizzanti sintetici presero piede sempre più rapidamente.

Negli ultimi anni il gas naturale ha rappresentato la fonte primaria di energia e di idrogeno per la produzione di ammoniaca sintetica, alla base dei fertilizzanti sintetici all’azoto. Secondo Ford B. West, presidente dell’istituto fertilizzanti degli USA “ben il 90% del costo per produrre una ton di ammoniaca, componente base di tutti gli altri fertilizzanti all’azoto, può essere direttamente associato al prezzo del gas naturale. Di conseguenza, la produzione di azoto è uno dei processi industriali a più alto consumo energetico che esistano”.

La vera rivoluzione agricola si ebbe con la sintesi industriale dell’urea, di Bosch Meiser nel 1922.

Certamente per sintetizzare l’urea prima si deve produrre l’ammoniaca, ma spesso nella sintesi dei concimi minerali viene utilizzata ammoniaca residuata dall’industria, in particolare quella petrolchimica.

La grande quantità di energia richiesta per la fabbricazione dei concimi minerali e le lavorazione dei terreni sono i motivi per cui l’agricoltura è considerata da Al Gore una causa importante di riscaldamento del pianeta.

Una soluzione logica e sostenibile sarebbe quella di utilizzare i concimi rinnovabili.

Gli effluenti zootecnici, liquami, letami, polline e digestati (i liquidi in uscita dagli impianti a biogas)  sono concimi ecologici, e rinnovabili. Ovviamente questi concimi devono essere sanificati, compostati, titolati e non devono contenere tossici.

Per renderli sicuri senza patogeni basta che si rispetti la maturazione che è anche una sanificazione. I batteri fermentanti durante la maturazione aerobica si nutrono degli eventuali batteri patogeni presenti negli effluenti, lo stesso nel caso di fermentazione anaerobica nei digestori per produrre biogas.

Azoto, fosforo, potassio, NPK (e sostanza organica) dalla terra finiscono nei cibi e nei mangimi, il ciclo per essere sostenibile dovrebbe far rientrare questi nutrienti sui terreni agricoli, ma non avviene, in realtà sui terreni arrivano i concimi minerali di sintesi, gli effluenti zootecnici e poco altro.

I concimi rinnovabili non sono solo gli effluenti zootecnici organici, cioè letami, liquami e polline e digestati in uscita dagli impianti di biogas, ma anche: reflui urbani, fanghi di depurazione, rifiuti urbani umidi, compost vari, rifiuti organici industriali, alimenti umidi scaduti, e ceneri di centrali a biomassa a combustione o a gassificazione.

In Italia prima Montedison poi Enimont favorirono in tutti i modi l’utilizzo dei concimi minerali di sintesi da loro prodotti, a scapito di quelli rinnovabili, questo attraverso i consorzi agrari più volte commissionati e pressioni su politici e giornalisti, corrotti in vari modi.

Secondo i dati Istat 2007 gli agricoltori italiani consumano 34 milioni di quintali di concimi minerali tra semplici e composti di cui 16 milioni di quintali di concime azotato di sintesi. Questo è una follia perchè il consumo potrebbe essere zero, e con le stesse rese per ettaro se non di più nel lungo periodo nel caso si utilizzino concimi con molta sostanza organica. La cifra che gli agricoltori spendono per l’acquisto dei concimi è colossale, più di 1300 milioni di euro/anno.

Si è venuto a creare quello che io definisco il nitroparadosso e cioè si distrugge l’azoto con la depurazione e l’incenerimento e poi lo si sintetizza per creare concimi minerali. L’azoto dai terreni va nelle derrate alimentari e da qui, finisce nei rifiuti umidi urbani e organici industriali, nei reflui urbani e negli effluenti zootecnici. Quindi si procede alla depurazione dei reflui urbani dove in pratica si utilizza energia per trasformare l’azoto nei reflui, sottoforma nitrica o ammoniacale in azoto atmosferico. Con le nuove leggi sui nitrati molti allevatori nelle zone vulnerabili, saranno costretti a fare la depurazione anche sugli effluenti zootecnici.

Il costo della depurazione è alto circa 1,5 euro al metro cubo per i liquami suini, tenendo conto che la produzione in Italia di 9 milioni di suini è quasi di 50 milioni di metri cubi, la depurazione costerebbe 75 milioni di euro, mentre il costo per la depurazione dei reflui di 60 milioni di persone è probabimente più alta. Mentre i rifiuti urbani o industriali finiscono nelle discariche o inceneriti e raramente nei compost usati poi come fertilizzanti.

Quindi si spendono soldi ed energia  emettendo CO2 per distruggere l’azoto dalle fonti rinnovabili per poi sprecare energia, ed emettere altro CO2 per sintetizzare l’azoto minerale, come l’urea, i nitrati o sali i ammonio, e gli agricoltori sprecano i soldi per comprare i concimi minerali.

Un altro nitroparadosso è che gli agricoltori che producono l’azoto che c’è nei cereali e nei foraggi e che finisce nei reflui urbani e zootecnici e nei rifiuti organici si rifiutano di riprenderselo cioè di concimare con i concimi rinnovabili, anzi nelle zone vulnerabili è in atto una vergognosa corsa a chi specula di più sugli affitti per le concessioni agli spandimenti reflui. I comuni, cioè i cittadini, sono costretti a pagare fino a 300 euro Ha per smaltire i fanghi dei reflui urbani, lo stesso gli allevatori con i liquami. Eppure gli agricoltori ricevono il premio agricolo comunitario PAC, pagato sempre dai cittadini, che in pratica è un dazio camuffato da premio ambientale, e la PAC è molto importante perchè rappresenta più del 20% del reddito delle aziende agricole.

In questi nitroparadossi gli unici che guadagnano sono le ditte che producono e commercializzano i concimi minerali, mentre a perderci sono:

  • i comuni con i depuratori e lo smaltimento dei rifiuti che sono costi per i cittadini,
  • gli agricoltori che comprano l’urea e gli altri concimi minerali di sintesi a base di azoto fosforo potassio
  • gli allevatori e gli industriali che devono smaltire l’azoto organico attraverso contratti di affitto per la concessione di spandimento cioè sono costretti a  pagare per regalare azoto organico agli agricoltori
  • e i terreni agricoli che perdendo sostanza organica peggiorano.
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2 commenti leave one →
  1. 14 gennaio 2012 19:17

    Bisognerebbe anche rilocalizzare molti allevamenti, troppo grandi e privi di adeguate aree di spandimento. Il recente innalzamento dei quantitativi di nitrati concesso anche qui in Emilia non è una gran notizia. In molti hanno festeggiato, manca la percezione della natura del problema.

    Tutto questo casino nasce dal fatto di aver voluto mettere assieme 20.000 animali in un solo capannone. A chi era venuta questa brillante idea?? L’agricoltura e la zootecnia dovranno camminare molto per tornare a trovare un equilibrio con l’ambiente.

  2. uno permalink
    17 gennaio 2012 17:11

    a parte il fatto che uno che tarocca i dati (e il film) in funzione delle proprie discutibili tesi non è proprio il massimo come fonte attendibile e che almeno bisognerebbe anzitutto spiegargli che “agricoltura industriale” è una tautologia, a noi stessi possiamo ricordare il Nitrato del Cile e il fatto, non secondario, di una serie di vantaggi (titolazione, concentrazione, movimentazione, ecc) oltre ai già citati sanitari e di prezzo unitario.
    Poi che dovremmo utilizzare prioritariamente ciò che abbiamo è sfondare una porta aperta. Se. Se riuscissimo a rendere leggermente più flessibile il percorso burocratico e tecnico (non dimentichiamo che molti di questi seguono lo stesso percorso dettato dalla normativa sui rifiuti). Andrei invece molto più cauto sui reflui civili e sui fanghi; qui i controlli sono necessari sopratutto per garantire l’origine e comunque c’è spesso il problema dei metalli pesanti. E da agricolo penso molto egoisticamente che il settore non può più permettersi di farsi carico delle esternalità altrui.
    Con i vincoli imposti si è anche creata la consapevolezza che questi problemi vanno risolti, cominciano a farsi strada le soluzioni più banali (consorzi, delocalizzazione reflui, ecc) che finora non avevano trovato applicazione.
    Sperem

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