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L’agricoltura sana e ottimista all’assemblea di Futuragra

15 febbraio 2011

Libertiamo – 15/02/2011

Giorgio Fidenato mi viene a prendere alla stazione di Pordenone verso le sei e mezza del pomeriggio di sabato, e lungo la strada per Vivaro ho finalmente l’occasione per fare due chiacchiere rilassate con lui, prima dell’assemblea di Futuragra prevista per la mattina successiva. Parliamo del suo processo, delle associazioni e delle istituzioni pubbliche che si sono costituite parte civile contro di lui, ma soprattutto parliamo delle sue intenzioni per il futuro.

Seminerò ancora Mais OGM, e lo farò a norma di legge” mi dice. “Se in Europa vogliono scrivere una direttiva che consentirebbe di vietare ai singoli stati membri la coltivazione di OGM sul loro territorio, allora vuol dire che ora non lo possono vietare. Lo dice la logica! Per questo non chiederò nessuna autorizzazione, questa volta. Manderò una semplice comunicazione, correlata da tutte le normative vigenti, e una diffida a violare i miei diritti e la mia proprietà…”

Certo, viviamo in un paese in cui la logica costituisce molto raramente l’ossatura del diritto, e continuiamo a discuterne a tavola, un’oretta dopo, di fronte ad un’ottima grigliata col frico, insieme a Silvano Dalla Libera, il vicepresidente di Futuragra, il bioteconologo Roberto Defez, la nutrizionista Maria Cristina Ferri e l’avvocato Pirocchi, che sta seguendo il ricorso presentato dall’associazione contro il decreto di Zaia che, lo scorso anno, bloccò la semina di Dalla Libera.

Proprio perché la logica non costituisce l’ossatura del diritto Futuragra non può permettersi il lusso di esortare gli agricoltori ad andare allo sbaraglio, e a far loro rischiare costose vertenze giudiziarie con la pubblica amministrazione: la battaglia di cui Futuragra si sta facendo carico andrà avanti nei tribunali e presso le istituzioni nazionali ed europee, fino al raggiungimento di risultati tangibili per tutti. Fino a che l’Italia non rientrerà, di fatto e di diritto, nella legalità europea. Finché non si ristabilirà il sacrosanto diritto degli agricoltori italiani ad usare una tecnologia impiegata con successo ovunque nel mondo e che potrebbe garantire ai maiscoltori italiani un incremento di reddito nell’ordine dei 400 euro per ettaro tra maggiori entrate e, soprattutto, minori costi di produzione.

E che la battaglia sia ancora lunga (e noiosa) lo si capisce già dalla mattina successiva, quando alcuni no global tentano di sbarrare il cancello di Villa Cigolotti, l’albergo di campagna dove l’assemblea sta per iniziare, ostacolando l’ingresso di alcuni partecipanti, fino all’arrivo dei carabinieri. Eppure siamo in tanti, oltre ogni aspettativa la sala è strapiena e molti restano in piedi. Ci sono circa 100 posti a sedere, e almeno un’altra cinquantina sono assiepati in fondo e lungo i lati.

Duilio Campagnolo, il presidente, racconta la storia di Futuragra, che in un certo senso è la sua storia, da quando fu espulso da Coldiretti per la sua posizione a favore delle biotecnologie. Ancora non se ne capacita, e racconta di quanto Coldiretti avesse contribuito, a suo tempo, alla diffusione del progresso tecnologico nelle campagne. E che invece oggi, di fronte all’inaspettato successo di Futuragra e in mancanza di argomenti migliori, non trova di meglio che lanciare le solite meschine accuse su presunti finanziatori occulti.

Roberto Defez ricorda come esattamente dieci anni prima, il 13 febbraio del 2001, si teneva a Roma la prima manifestazione di piazza dei ricercatori italiani, promossa dallo stesso Defez e guidata da Rita Levi Montalcini, per protestare contro le decisioni di Pecoraro Scanio che di fatto bloccarono, con motivazioni del tutto estranee alla scienza, la ricerca sugli organismi geneticamente modificati. Sono passati dieci anni e siamo allo stesso punto di prima, la politica è sempre meno credibile, ma è senz’altro maggiore la consapevolezza degli agricoltori così come l’opportunità, merito soprattutto di Futuragra, di fare causa comune con il mondo scientifico e accademico.

Silvano Dalla Libera, Giorgio Fidenato, Duilio Campagnolo e Roberto Defez

Stefania Giacomello dell’ANBI ricorda la desolante vicenda dei finanziamenti pubblici che vengono assegnati ai lobbisti come Mario Capanna, invece che agli scienziati, mentre Maria Cristina Ferri, sulla falsariga del suo libro “La città dei Leoni, si sofferma sui tanti miti e leggende che circolano intorno agli OGM: “ora vi spiego perché, mangiando insalata, non diventiamo verdi!”

Ma è il dibattito che segue ad essere il momento migliore. Intervengono in tanti, agricoltori, distributori di sementi, gente vera, che vive del proprio lavoro. Fino all’allevatore che ricorda come da bambino, quando il mais si sgranava ancora a mano, i suoi vecchi si raccomandassero di buttar via le pannocchie che mostravano tracce di muffa e di attacchi di piralide, “ché quella roba lì fa male tanto ai cristiani quanto alle vacche”. E che ora vorrebbe poter usare il mais resistente alla piralide, che non presenta tracce delle micotossine rilasciate sulla pianta da questo diffusissimo parassita.

E che racconta anche di quante aziende agricole e quanti allevamenti stanno andando a gambe all’aria, oppresse da vincoli, divieti e burocrazia, proprio quando la domanda mondiale di cibo aumenta in maniera esponenziale.

L’ultimo dei paradossi della realtà agricola italiana. Realtà in cui oggi, più forte che mai, c’è anche Futuragra.

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6 commenti leave one →
  1. bacillus permalink
    15 febbraio 2011 17:36

    Ciao Giordano.

    Sì, concordo sulla definizione: “agricoltura sana ed ottimista”. Diciamo questo. In occasioni e situazioni di questo genere non mancano le contaminazioni di carattere prettamente politico verso le solite logiche di schieramento. E’ naturale e comprensibile.
    Tuttavia devo dire che un po’ tutti (sindaco di Vivaro a parte 🙂 ) hanno voluto esprimersi con lucidità e passione per manifestare la loro volontà di poter fare agricoltura nel modo che ritengono più opportuno o di poter portare avanti la ricerca in modo libero e senza condizionamenti.
    Sì, nonostante tutto, nonostante le immani difficoltà, il clima intimidatorio in cui si trovano ad operare, le risorse che hanno dovuto sborsare di tasca propria, quegli agricoltori mi hanno un po’ sorpreso per la grinta e la risolutezza con la quale intendono perseguire le proprie intenzioni.

    Confesso di aver reagito con un misto di commozione e rabbia quando il prof. Defez ha ricordato la manifestazione dei ricercatori di dieci anni fa. Ho ricordi abbastanza vivi di quel momento, pur avendolo vissuto del tutto marginalmente solo attraverso le informazioni che provenivano dalla Rete e dal solito misero mondo dei mass-media. Ricordo il mio stupore perché davvero sì levò finalmente, seppure per un breve attimo, una voce unica per rivendicare da parte del mondo della ricerca la dignità che si merita. Poi, però, quei ricordi si sono tramutati presto in rabbia pensando che quella voce cadde subito nel vuoto, non solo senza che nessuno in quel momento la recepisse, ma soprattutto senza trovasse negli anni successivi il modo di essere ripetuta e ribadita.

    Insomma, dài, una giornata davvero positiva e che in qualche modo fa ben sperare. Un unico rammarico: anche quell’assemblea ha rispecchiato, purtroppo, l’immagine della classica gerontocrazia italiota. Pochi giovani, a me è parso. Ma stavolta, davvero, non mi sento di dare nessuna colpa ai “vecchi”.

    Mi ha fatto piacere, seppur di sfuggita, conoscerti.

  2. 15 febbraio 2011 19:37

    Non mi è mai capitato di vedere troppe facce giovani in assemblee di agricoltori. Sarà un segno dello stato dell’agricoltura italiana… o il segno che la mentalità un po’ patriarcale delle famiglie di agricoltori, in cui di cose del genere si occupa il capofamiglia, è ancora diffusa.

    Anche a me ha fatto piacere conoscerti. Senz’altro avremo modo di incontrarci di nuovo.

  3. mauro permalink
    16 febbraio 2011 19:35

    oggi ho assistito, al centro sperimentale dell’Ente Risi di Castello d’Agogna (Pv),ad un convegno, ,promosso da Bayer CropScience, dove si parlava di resistenze delle malerbe ai fitofarmaci in risaia. Al convegno ha partecipato come relatore il prof. Ferraro dell’universita di Torino il quale, dopo essersi espresso non contro all’utilizzo delle biotecnologie ,ha invitato i presenti a partecipare il 26 maggio a Bologna al convegno della Soc. Italiana di malerbologia dove si parlerà anche di coesistenza tra ogm e lotta integrata

  4. FULCO permalink
    16 febbraio 2011 19:47

    Serve coraggio da parte dei professori universitari per divulgare ciò che gli agricoltori già da tempo sanno ; nulla aiuterà di più l’ambiente dell’utilizzo delle biotecnologie

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