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L’Ue ammette la presenza di OGM nei mangimi. Qualcuno lo dica alla Zaia inc.

22 febbraio 2011

Finalmente qualche buona notizia. Dal Wall Street Journal:

L’Unione europea ha approvato la proposta di ammettere tracce di materiale geneticamente modificato non autorizzato nelle importazioni di mangimi, ha detto un portavoce Ue.

Con una mossa che potrebbe rivelare un cambio di marcia verso l’atteggiamento di tolleranza zero nei confronti delle biotecnologie non autorizzate, gli Stati membri dovranno consentire alle spedizioni di includere tracce di materiale geneticamente modificato in quantità non superiore allo 0,1%.

Le misure sono limitate al materiale geneticamente modificato autorizzato per la commercializzazione in un paese terzo e per i quali una procedura di autorizzazione è in corso nell’UE, o di cui è stata rilasciata l’autorizzazione dell’Unione europea.

L’articolo sottolinea l’impossibilità per l’Unione Europea, che per quanto riguarda l’industria mangimistica dipende per l’80% dalle importazioni, di evitare la presenza di tracce di OGM. Soprattutto quando i grandi paesi esportatori come USA, Brasile e Argentina coltivano diffusamente varietà transgeniche.

Tutto ciò mentre la nostra intellighenzia autarchica si affanna a spiegare il senso di una legge sull’etichettatura che ci fa tornare al Medioevo delle relazioni commerciali, e aspetta fiduciosa che sia proprio l’Unione Europea a lasciare agli stati membri la libertà di vietare, con buona pace del mercato comune, la semina di varietà geneticamente modificate sul loro territorio. Un ipotesi che oggi sembra, fortunatamente, ancora più remota.

Una nota di colore: l’immagine che accompagna l’articolo del WSJ è quella del campo di mais di Giorgio Fidenato, distrutto dagli squadristi anti-OGM. Un modo per farci riconoscere lo troviamo sempre.

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5 commenti leave one →
  1. bacillus permalink
    22 febbraio 2011 22:38

    Chiedo scusa. Sto andando fuori di testa e, mi pare, ne ho ben donde.
    A me risulta che da anni si importino in Europa milioni di tonnellate di materie prime vegetali GM (soia, tanto per dire) proprio per produrre mangimi animali. Si va da sempre “leggermente” oltre lo 0,1 %, non si tratta di “tracce”, da anni.
    Checcacchio mi è stato detto fino ora? Ovvero checcacchio ho capito?

  2. bacillus permalink
    22 febbraio 2011 23:16

    Ok, la differenza è tra “autorizzato” e “non autorizzato”, credo.
    Se è così, rientriamo nella logica “pragmatica” per cui quel 0,1% è più che altro un limite tecnologico per cui si è rilevato che ormai tutte le partite di granaglie provenienti dall’estero presentano tracce inevitabili di OGM “non autorizzati”.

    Se è così, ne prenderei atto per quella che è la sua essenza tecnica. Non la caricherei di significati ulteriori…

  3. giovanni permalink
    23 febbraio 2011 09:45

    Vorrei far presente che TUTTI i mangimi per pollame contengono soia transgenica (OGM) a meno che non siano specificatamente biologici e privi di OGM ( e bisogna fidarsi dell’etichetta). Basta andare a guardare sui sacchi di mangime in un qualsiasi consorzio o rivenditore e leggere l’etichetta con gli ingredienti ( stampata come sempre in caratteri minuscoli):la soia è sempre sistematicamente OGM. QUindi non capisco quest’attenzione alle tracce e alle contaminazioni quando praticamente tutto il pollame e le uova che mangiamo derivano da cibi OGM. La realtà ha abbondantemente superato il problema.

  4. 23 febbraio 2011 12:18

    La differenza è che fino ad ora era consentita l’importazione di alcune varietà transgeniche ammesse per il consumo (non per la coltivazione) nel catalogo comune europeo, ad esmpio alcune varietà di soia. Da oggi è ammessa la presenza di tracce di OGM non registrate nel catalogo comune ma ammesse sul mercato di paesi terzi e di cui sia in corso la procedura di autorizzazione in Europa.

    Ovviamente l’apertura è timida, ma non va sottovalutato il clima in cui questa apertura avviene: l’altro giorno sono state sospesi i dazi per l’importazione di orzo e grano tenero da mangime, sempre per venire incontro ai problemi degli allevamenti. Si sta prendendo atto, questa è la novità, che in Europa non c’è abbastanza roba, proprio quando i prezzi globali aumentano. Questo, per esempio, potrebbe mettere in duscussione tutto l’impianto su cui si sta costruendo la nuova PAC, che finora è stata concepita solo per andare incontro agli impegni europei sul clima, ecc.

  5. alberto Guidorzi permalink
    24 febbraio 2011 10:24

    Giordano

    Ho trovato come stanno esattamente le cose nell’UE a questo proposito. ti mando sul sito una nota.

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