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Ultime dal mondo reale

26 febbraio 2011

Qualche cifra interessante diffusa dall’USDA (il ministero dell’agricoltura USA):

  • Le esportazioni agroalimentari degli Stati Uniti hanno raggiunto nel 2010 la cifra di 115,8 miliardi di dollari, il livello più alto di tutti i tempi.
  • la Cina si piazza al primo posto tra i principali paesi acquirenti degli USA, scalzando per la prima volta il Canada, con acquisti per un valore di 17,5 miliardi di dollari.
  • La soia è il prodotto più esportato, con un fatturato record di 18,6 miliardi di dollari. Quasi il 60% va in Cina (10 anni fa la Cina assorbiva meno del 20% dell’export di soia dagli Stati Uniti).

Chissà se qui da noi, quando avremo finito di sbrodolarci addosso la filiera corta, l’etichettatura, la tracciabilità, la spesa a km 0, i farmer’s markets, la decrescita felice, le misure agroambientali, la remunerazione dei “public goods“, l’OGM-free, il biologico, il biodinamico e quant’altro, troveremo mai il tempo di dare un’occhiata a queste cifre, e a regolarci di conseguenza. Magari provando anche noi a metterci nelle condizioni di vendere a chi, in giro per il mondo, è disposto ad acquistare.

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2 commenti leave one →
  1. bacillus permalink
    26 febbraio 2011 18:37

    Giordano, condivido parola per parola. Vogliamo appunto ricominciare a fare agricoltura? Vogliamo smetterla con questo noioso onanismo intellettuale e ricominciare a lavorare e produrre ricchezza?
    Qualcuno potrebbe obiettare: noi non abbiamo superfici coltivabili tali da poter competere con le agricolture di quei paesi. Certo, questo è fuori di dubbio. Ma noi non dobbiamo certo metterci in competizione con quelle realtà. Dobbiamo semplicemente renderci conto che la terra coltivabile sta diventando sempre di più un bene prezioso che va valorizzato al massimo, sia dal punto di vista economico e sociale che dal punto di vista ambientale.
    La rabbia è davvero tanta, al pensiero della distanza culturale che ci separa dai paesi più moderni.

  2. 27 febbraio 2011 19:58

    Invece io credo che possiamo (ma comunque dobbiamo) metterci anche in competizione anche con quelle realtà. La questione è se ci sta a cuore la competitività della nostra agricoltura o i redditi delle famiglie degli agricoltori. Perché finora il sostegno al reddito è quello che ha garantito la conservazione dello status quo, ovvero (anche) dell’estrema parcellizzazi0ne delle nostre aziende che è un limite della nostra agricoltura, non un pregio come molti vorrebbero far credere.

    Eppure si potrebbe fare sistema anche senza auspicare necessariamente un ritorno al latifondo, sarebbe però necessario eliminare tutte quelle misure (la PAC è una di quelle) che incentivano gli agricoltori a far da sé, a non ricercare l’efficienza ed economie di scala adeguate, a trascurare le opportunità del mercato. Oltretutto le biotecnologie hanno portato l’India in cima alla classifica dei produttori di cotone nonostante un sistema di piccole e piccolissime aziende: loro fanno concorrenza agli USA, eccome! (e come vedi non siamo distanti solo dai paesi più moderni…)

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