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A lezione di tecnologia dagli Amish

22 marzo 2011

Salmone.org – 22/03/2011

Quello che vuole la tecnologia“, di Kevin Kelly (Codice edizioni) è un libro dove si riflette con molta competenza, rigore e immaginazione su cos’è la tecnologia, o meglio su come quest’insieme di pratiche umane, chiamato technium, si è evoluto nel tempo. La tecnologia è stata il nostro principale veicolo di evoluzione: la natura insomma, come ben spiega Kelly, è solo un prodotto culturale e dunque tecnologico. Soggetta a cambiamenti, innovazioni, integrazioni, arresti e avanzamenti.

C’è un capitolo, nel libro, che non mi aspettavo e mi ha sorpreso. Si intitola “a lezione di tecnologia dagli Amish”. Sì, proprio loro, quel gruppo noto per essere luddista, persone che non usano le nuove tecnologie perché ritengono che queste siano frutto di mode effimere. I più rigorosi non usano né l’elettricità né le auto, coltivano la terra con attrezzi manuali e guidano calessi trainati da cavalli. Tuttavia, si scopre leggendo il capitolo, che la vita degli Amish, a ben vedere, non è affatto antitecnologica. Kelly, durante numerosi soggiorni presso le loro comunità, ha potuto osservare che gli Amish sono ingegnosi inventori, modificano con gran gusto del monta e rimonta parecchi utili strumenti e attrezzi. Inoltre, sono spesso a favore della tecnologia.

Gli Amish non sono un gruppo monolitico e nemmeno il loro rapporto con la tecnologia è monolitico. In sintesi, questa è la tesi di Kelly: mentre noi tutti diciamo automaticamente sì alle cose nuove, gli Amish dicono: non ancora. Sono più propensi ad accettare quelle tecnologie che si adattano al loro stile di vita. Per esempio, se si privano dell’elettricità, non sono mica privi di strumenti elettrici. Nei loro magazzini si trovano trapani elettrici, seghe elettriche, piallatrici. Ma allora, da dove arriva l’elettricità? Dai mulini a vento? No, usano dei motori diesel che bruciano petrolio e azionano un compressore. Dal compressore, tramite una serie di manicotti, l’aria corre, compressa nei tubi, e fa muovere gli strumenti.

Insomma, l’officina funziona ad aria compressa: ogni singolo macchinario è azionato dall’energia pneumatica. Gli Amish chiamano questo sistema “elettricità amish”. Spesso questo tipo di energia viene usato anche per far funzionare nelle case frullatori e lavatrici: basta estrarre dagli apparecchi il motore elettrico e sostituirlo con uno ad aria compressa. Ma la sorpresa arriva più avanti. Gli Amish usano anche pannolini usa e getta, i fertilizzanti chimici, gli agrofarmaci e soprattutto coltivano mais BT. Ma come? Il malefico prodotto della tecnologia della Monsanto? Proprio gli Amish cadono in questa trappola? Perché? Ecco le risposte degli Amish più anziani, riportate nel capitolo: il mais è soggetto ad attacchi della piralide, che rosicchia la base del fusto e di tanto in tanto lo fa cadere. Le moderne mietitrebbiatrici aspirano tutto il materiale e lo sputano nel silos.

Gli Amish invece trinciano il mais in modo semimanuale, cioè, trinciano a mano o con un elementare trinciaforaggio e poi caricano il materiale su una trebbiatrice. Ciò vuol dire che se ci sono molti fusti rotti, causa piralide, questi devono prima essere raccolti dal terreno. Insomma, ore e ore chini sulla schiena. C’è un’alternativa? Si, comprare costose mietitrebbiatrici moderne, da 500 cavalli. Invece seminano mais BT: meno piralide, meno fusti rotti, meno fatica. Per paradosso, con la tecnologia del DNA ricombinate, insomma grazie al mais OGM, gli Amish possono continuare a usare vecchie e, per loro, ben sperimentate attrezzature, senza contrarre debiti, necessari per comprare nuove mietitrebbiatrici. Il loro obiettivo principale infatti è quello di tenere in piedi la fattoria di famiglia. Kelly sottolinea: “non me l’hanno detto esplicitamente, ma mi hanno fatto capire che consideravano le colture geneticamente modificate una tecnologia adatta a fattorie a conduzione familiare”.

Conclusione: gli Amish sono più progressisti dei vari Capanna. Non c’è niente da fare, ci vuole un po’ di fiducia. Un’opinione pubblica informata bene, con competenza e correttamente – intorno ai rischi e ai benefici di una nuova tecnologia – è di sicuro più libera. Se ci forniscono la possibilità di scegliere tra più opzioni (sicure), noi cittadini sapremo se – e responsabilmente – utilizzare o rifiutare quei prodotti che più soddisfano i nostri bisogni.

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