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Cosa succede a mettersi contro lo Stato

4 aprile 2011

Chicago Blog – 04/04/2011

Non credo che occorrano molte parole per ripercorrere le tappe della vicenda giudiziaria di cui è protagonista Giorgio Fidenato, il quale ha seminato lo scorso anno una varietà di mais geneticamente modificato regolarmente autorizzato nell’UE sui suoi terreni in provicia di Pordenone. Chi legge abitualmente queste pagine ne sa già abbastanza. Per gli altri basti dire che il mais Mon 810 è regolarmente iscritto al catalogo comune delle varietà ammesse al commercio e alla coltivazione in Europa, e che l’Italia non ha mai chiesto la “clausola di salvaguardia”, ovvero non ha mai messo in atto l’unica procedura riconosciuta dall’UE per poter vietare sul proprio territorio la semina di una varietà geneticamente modificata, procedura che consiste nel presentare evidenze scientifiche che dimostrino la sussistenza di pericoli per la salute o per l’ambiente.

Se in Italia non è possibile seminare mais geneticamente modificato lo si deve solo al fatto che la Conferenza delle Regioni si ostina a non redigere le linee guide sulla coesistenza tra colture OGM, convenzionali e biologiche come previsto dalla normativa europea, ma una sentenza del Consiglio di Stato lo scorso anno aveva già stabilito che il danno derivante da una tale inadempienza da parte delle istituzioni pubbliche non deve gravare sulle aziende, che quindi sarebbero state libere di seminare. E Giorgio Fidenato ha seminato.

Quel che è succeso dopo è cosa nota: un campo è stato distrutto da una banda di beceri squadristi, mentre il raccolto dell’altro appezzamento è stato posto sotto sequestro giudiziario, in attesa di dirimere la questione davanti al giudice.

E ieri il giudice ha fatto un altro passo, a mio avviso di una gravità inaudita: per evitare la reiterazione di un reato, anzi, prima ancora di avere stabilito se il comportamento di Giorgio può essere considerato un crimine, insomma in attesa che le autorità coinvolte, Stato, Regione e UE facciano chiarezza, ha disposto il sequestro dei terreni agricoli, del trattore, delle sementi, del computer e del conto corrente bancario di Giorgio Fidenato. Qui il racconto.

Chiunque può trarre da questa storia la morale che crede, a mio modesto avviso il messaggio è abbastanza chiaro: se un imprenditore, o un qualsiasi privato cittadino, ha una controversia con lo Stato o un’altra qualsiasi autorità pubblica in una materia in cui la legislazione è carente o poco chiara, il giudice non decide in base al diritto, ma attende lumi dallo Stato (parte in causa) e nel frattempo si ritiene libero di procurare al malcapitato un danno economico incalcolabile e sproporzionato, del quale non sarà mai chiamato a rispondere.

Giorgio ha perso il raccolto dello scorso anno, e perderà anche quello di quest’anno, dato che sui suoi terreni non potrà seminare neanche varietà convenzionali. Un’azienda in genere chiude, in casi del genere. Credo che chiunque abbia a cuore la libertà dovrebbe procurarsi dei semi geneticamente modificati e seminarli, anche in un vaso sul balcone di casa se non dispone di terreni agricoli, magari accanto alla piantina di marijuana, che forse qualche alterazione lieve alla salute la provoca davvero ma per la coltivazione della quale nessuno ha mai rischiato punizioni tanto severe.

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5 commenti leave one →
  1. baron litron permalink
    8 aprile 2011 16:32

    che schifo, ma non si può fare un ricorso contro il sequestro? ma chi gli dà il diritto a queste merde? bisognerebbe che ciascuno piantasse un po’ di semi di meliga BT, riusciranno i nostri prodi a scovare il bieco contagio in tutto lo stivale???

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