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OGM: bentornata nel Medioevo, Italia

4 aprile 2011

Libertiamo – 04/04/2011

C’era da aspettarselo. A pochi giorni dall’insediamento, è arrivata la prima dichiarazione del neoministro delle politiche agricole, il “responsabile” Saverio Romano a proposito di Organismi Geneticamente Modificati:

“Mi impegno ad alzare un muro altissimo per bloccare l’invasione degli Ogm che stanno mettendo in crisi le nostre produzioni. Dobbiamo fare di tutto per difendere i nostri prodotti di qualità e tutelare così anche i nostri mercati. Impediremo che gli Ogm possano avere spazio nel nostro mercato. Non ci potrà essere competizione se diamo libero accesso ai prodotti che possono essere realizzati ovunque. La nostra agricoltura va difesa anche con meccanismi di tutela, quindi con l’etichettatura e dicendo no agli Ogm”.

Una dichiarazione difficile da commentare, tale è la densità di sciocchezze contenute in poche righe. Innanzitutto siamo curiosi di sapere come fanno gli OGM a mettere in crisi le nostre produzioni, dato che allo stato attuale delle cose, in Italia, non è possibile coltivarli neanche a scopo di ricerca. Il ministro si è appena insediato e, nella migliore tradizione dei ministri dell’agricoltura, si trova a dover padroneggiare una materia della quale non ha mai sentito parlare. Sarebbe stato più prudente scegliersi persone più competenti almeno tra collaboratori e ghostwriter, quanto meno per i primi tempi, quando è più alto il rischio di fare figure imbarazzanti.

E poi (e siamo ancora alla prima riga della dichiarazione), con quali mattoni intenderebbe costruire il muro altissimo di cui parla? E’ dei giorni scorsi il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’UE, che rischia di far cadere la clausola di salvaguardia invocata anni fa dalla Francia contro il mais BT, con il prevedibile effetto domino che una decisione del genere comporterebbe anche sugli altri paesi europei che finora hanno tentato di chiudere i loro mercati agli OGM.

Uno Stato membro non può impedire la coltivazione di una varietà ammessa sul mercato comune senza un fondato motivo, “a cappella”, come sembra essere intenzionato a fare Romano. Bisogna presentare delle evidenze che dimostrino come questa varietà sia dannosa per la salute umana o per l’ambiente (contano i fatti, non le ipotesi), e anche quelle presentate dalla Francia sono state giudicate insufficienti e infondate.

Se cerca bene, il ministro dovrebbe trovare, in qualche cassetto del suo ufficio, la lettera che poche settimane fa il suo predecessore ha ricevuto dalla Commissione Europea nella quale si invitano con una certa durezza le istituzioni italiane ad attenersi alle direttive comunitarie in vigore. Lì la cosa è spiegata piuttosto chiaramente, in una forma che anche lui (speriamo) dovrebbe essere in grado di comprendere.

Nostre produzioni”, “nostri prodotti”, “nostro mercato”, “nostra agricoltura”: in questa ossessione dell’aggettivo “nostro” è contenuta tutta la filosofia del ministro, ma sarebbe più corretto dire del governo, dato che è solo due giorni fa Tremonti rimpiangeva istituzioni come l’Iri per poter meglio mettere naso e artigli nell’economia e nel mercato. Si può provare a spiegare qualcosa di ragionevole a qualcuno che sostiene che la competizione c’è se si impedisce l’accesso ai competitori? Tempo perso, supponiamo.

Il problema, intanto, si riversa sulle spalle delle imprese agricole (le “nostre” imprese agricole, signor ministro), che sono costrette a produrre in maniera inefficiente ciò che altrove producono a costi clamorosamente inferiori anche grazie al miglioramento genetico, e per le quali il muro che Romano vuole alzare sarà invalicabile in uscita, più che in entrata, proprio nel momento in cui l’aumento della domanda globale di cibo suggerirebbe loro di orientare verso l’export le produzioni, di qualità o meno.

E si riverserà, il problema, anche sulle spalle dei consumatori, ovviamente, dato che quest’ossessione del Made in Italy etichettato, certificato, timbrato e bollato significherà semplicemente prezzi più alti per prodotti equivalenti, e su quelle dei contribuenti, che pagheranno il peso delle procedure d’infrazione che politiche del genere, se dovessero essere tradotte in legge, inevitabilmente comporteranno.

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7 commenti leave one →
  1. Max permalink
    4 aprile 2011 10:52

    Mentre il governo cerca di rendere i giudici responsabili degli errori si guarda bene da applicare lo stesso criterio ai politici che rimangono non responsabili dei loro errori.
    E tanto per essere coerenti cercano di spostare sul tribunale dei ministri anche inchieste su eventi fatti al di fuori della funzione pubblica così che la irresponsabilità dei politici si estenda alla vita privata.
    Ci fosse un partito di opposizione che facesse una battaglia per la responsabilità dei politici!

  2. Davide permalink
    4 aprile 2011 11:14

    Beh, se proprio vuole alzare il muro ne vieti anche l’importazione, così poi vedrà i fallimenti a catena del comparto zootecnico.

  3. 5 aprile 2011 05:57

    Guardi, fino a quanto l’Europa si dimostra un covo di lobbysti (ho qualcosa da dire a proposito circa la stevia rebaudiana, a questo proposito) e fino a quando il genetista si identifica sempre più con l’imprenditore continuando imperterrito con il dogma centrale “un gene una proteina” lasciamo pure che gli OGM siano ostacolati.
    Perchè, vede, la vera argomentazione di fondo è che queste industrie che si affrettano a brevettare sequenze di esoni di variegata provenienza non hanno intenzione di sperimentare e testare a sufficienza queste sequenze aliene introdotte in corredi genetici che la Natura ha avuto modo di sperimentare in millenni.
    Come vede la diffidenza non è verso i prodotti ma verso chi li produce.
    Un saluto.

  4. 5 aprile 2011 07:50

    @ Fort: mi può fare qualche esempio di varietà agricola il cui corredo genetico è stato sperimentato dalla Natura (maiuscolo? E’ una nuova divinità?) nel corso di millenni?

  5. 5 aprile 2011 18:33

    E’ inutile polemizzare. Confermo che la diffidenza verso gli OGM è dovuta al labile confine tra scienza ed imprenditoria. Un pò come nell’industria farmaceutica. Per quanto riguarda la Natura, io continuo a scriverla in maiuscolo e Lei continui pure a scriverla in minuscolo: tutto sommato è, in entrambi i casi, una semplice questione di fede.

  6. Alberto Guidorzi permalink
    6 aprile 2011 13:00

    @ Fort

    di “fede” o di “ideologia cieca”?

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