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Finanziamento pubblico ai partiti? Tutti d’accordo!

11 aprile 2011

Libertiamo – 11/04/2011

Tra gli usi e i costumi più diffusi nel nostro paese c’è quello di bollare come populista e demagogo chiunque azzardi qualche critica al sistema di finanziamento della politica e alla quantità di soldi che ad esso i contribuenti italiani sono costretti a dedicare.

Non fa eccezione Ugo Sposetti, tesoriere del PD, bersaniano di ferro e primo firmatario del progetto di legge “sulla disciplina e il finanziamento pubblico dei partiti” che nei virgolettati riportati dal Fatto Quotidiano se la prende con le interpretazioni malevole di alcuni organi di stampa, colpevoli di non aver colto il senso intimo e profondo della sua proposta, preferendo la facile demagogia.

Se la norma entrasse in vigore il finanziamento pubblico verrebbe ripartito tra i partiti (come rimborso delle spese sostenute in campagna elettorale) e le fondazioni che ne organizzano l’attività culturale. Ma non dividendo per due la cifra attualmente stanziata: sarebbe stato troppo facile e probabilmente anche “demagogico”. Molto meglio raddoppiarla e arrotondare per eccesso: se oggi i partiti hanno ricevuto 170 milioni di euro di rimborso elettorale, le fondazioni ne riceverebbero altri 185. Troppi? Per carità:

No che non sono troppi. Perché altrimenti governeranno sempre i partiti dei ricchi, e i Berlusconi ve li tenete per i prossimi 20 anni.

Eh già. Ma una tale sottigliezza deve essere sfuggita ai capigruppo del partito di Berlusconi, che infatti presta 5 dei suoi deputati alla lista dei firmatari del progetto di legge, del quale fanno parte, oltre al gruppone del PD, anche un esponente dell’UDC e uno dell’IDV, oltre a Luca Barbareschi che, al tempo in cui appose la firma, ancora celebrava con la voce rotta dal pianto la nascita di FLI dal palco di Bastia Umbra. Un progetto di legge bipartisan, come ogni provvedimento che riguarda i soldi per la politica e della politica. Come quando, a febbraio, i partiti si sono condonati le multe per le affissioni abusive dei manifesti elettorali (dal 1996 ad oggi un miliardo e 200 milioni di euro).

Chi fa demagogia per i soldi della politica si vada a vedere quanto spendono Francia e Germania

continua Sposetti, che evidentemente nelle sue gite d’oltralpe ha dimenticato di dare un’occhiata al livello della spesa pubblica rispetto al PIL dei due paesi. E tra l’altro non risulta che in Germania, al momento, si discuta di prelievi fiscali straordinari e patrimoniali, come invece fanno a più riprese dalle nostre parti molti importanti esponenti del suo stesso partito.
Proprio pochi giorni fa, il responsabile economico del Partito Democratico, Stefano Fassina, rilanciava l’idea di un “innalzamento delle imposte sulle rendite e sui redditi da capitale”. Per farci cosa, ce lo spiega oggi Ugo Sposetti, ma guai a sembrare troppo qualunquisti:

I finanziamenti i partiti li ricevono come rimborso per le campagne elettorali, e gli altri non arriverebbero ai partiti ma alle fondazioni che sono da questi distinte.

Certo, come no. E per finire, l’ultima chicca: il rimborso elettorale tornerebbe ad essere concesso a chiunque superi la soglia dell’1%, e non più del 4% come oggi:

Uno può decidere che per avere una rappresentanza in Parlamento deve raggiungere una certa soglia, ma perché non si deve concedere ai movimenti politici il rimborso per averci provato?

Capito gente? Provateci, tanto un rimborso non si nega a nessuno.

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