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Vittorio Arrigoni: per noi un uomo, per i fondamentalisti niente.

18 aprile 2011

Libertiamo – 18/04/2011

Qual’era il “malcostume occidentale” che diffondeva a Gaza Vittorio Arrigoni, e che per i suoi carnefici è stato il motivo sufficiente per sopprimerne l’esistenza? Chi oggi si affretta a santificarne o a dannarne la memoria dovrebbe provare a rispondere a questa domanda, cercando di dimenticare per un istante ciò che Arrigoni rappresentava per noi, spettatori interessati e partecipi (in qualsiasi modo la pensiamo), ma in ogni caso sufficientemente distanti dal luogo in cui il giovane blogger militante ha trascorso gli ultimi anni della sua vita. La cosa, devo ammetterlo, risulta particolarmente difficile per me, che detestavo assai poco cordialmente Arrigoni da vivo e non riterrei onesto scriverne oggi nascondendo la mia opinione su di lui.

Il fatto però è che Vittorio Arrigoni credeva, esattamente come me e tutti noi, che le persone vadano giudicate per ciò che fanno, dicono e pensano. Per questo era a Gaza: perché le sue azioni, le sue idee e le sue parole fossero d’aiuto alla causa del popolo palestinese. Per chi, attraverso varie sfaccettature sulle quali è inutile oggi soffermarsi, rappresenta o si arroga prepotentemente il diritto di rappresentare la causa palestinese, questo non era sufficiente. Anzi, era assolutamente intollerabile il “malcostume occidentale” incarnato da Arrigoni secondo il quale le idee contano più della razza o della religione. Il suo motto ormai celebre, “stay human”, era assolutamente incompatibile, di più, incomprensibile e indifferente, per chi in testa ha solo il suo feroce “stay muslim”. La sua vita andava spenta, ed è stata spenta, perché la sua presunta essenza “biologica” contava più delle sue idee, era più degna di attenzione delle sue idee, era più pericolosa delle sue idee.

E questo che rende oggi Vittorio Arrigoni più simile a Daniel Pearl (ammazzato perché ebreo, occidentale, americano) che ai martiri palestinesi che secondo il suo discutibile, ma libero, modo di vedere rappresentavano il bene da contrapporre al male, all’entità sionista, alla nazione e al popolo d’Israele. Più simile a me che giudicavo lui con un metro molto simile a quello attraverso il quale lui avrebbe giudicato me, ovvero quello delle idee e delle azioni, che a quello dei suoi amici di Hamas, più o meno salafiti, che giudicano (o pre-giudicano) chiunque in base a ciò che è, e soprattutto in base a ciò che non è.

Possiamo discutere quanto vogliamo su ciò che Arrigoni sosteneva, se il suo ostentato antisionismo fosse (o in che misura fosse) sinonimo di antisemitismo, di quanto fosse o non fosse strumentale il suo dichiarato pacifismo, di quanto spessi fossero i paraocchi che condizionavano il suo campo visivo e la sua narrazione del conflitto di cui era testimone. E’ giusto farlo, non sapremmo farne a meno. Ma ricordiamoci che chi lo ha ammazzato questi problemi non se li è posti neanche per un istante. Chi lo ha ammazzato lo ha fatto per l’unica ragione per cui a me e a tutti noi Arrigoni era indifferente: la sua origine, la sua religione (o la sua non-religione), la sua “razza”, la lingua che parlava. Per chi lo ha ammazzato, Vittorio Arrigoni era, nel migliore dei casi, un disertore: la sua faccia diceva da che parte stava, o da che parte avrebbe dovuto stare, non la sua penna.

Chi era davvero Vittorio Arrigoni interessa a noi, che infatti discutiamo e polemizziamo anche ferocemente sul significato della sua vita e della sua opera. A loro non interessa. Per loro, che lo hanno ammazzato, Vittorio Arrigoni non è mai esistito. Bisognerebbe riflettere con più attenzione sulle ragioni per le quali si muore o si sopravvive oggi a Gaza City e in molte altre isole, sempre più estese, del mondo islamico.

  • Update: nell’articolo ho definito Vittorio Arrigoni “amico di Hamas”. Senz’altro lo è stato, e non lo avrebbe troppo disturbato una simile definizione. Oggi però Marco Taradash (che certo non è un fan di Arrigoni) ci sengala in una nota su Facebook due recenti post sul blog Guerrilla Radio, in cui annuncia prima e poi racconta di una manifestazione di giovani a Gaza repressa nel sangue da Hamas. Non sta a me dire se questi post aprano o meno nuovi interrogativi sui mandanti della sua morte, senz’altro sono una buona lettura per chi, me compreso, spesso tende a ritenere che se non la ragione, almeno la complessità risieda solo da una parte.
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7 commenti leave one →
  1. 18 aprile 2011 11:06

    io non credo che la questione sia ben posta. credo piuttosto, che sia parzialmente posta per sostenere un tuo punto di vista.
    In primo luogo, non sarei ancora tanto sicura, sul chi, perché e percome ha realmente ucciso, aspetterei, dunque, prima di sbilanciarmi in un giudizio.
    Secondariamente eviterei di contraporre il suo “stay human” alla tua creazione “stay muslim”, perché deleteria, dannosa e pericolosa quanto gettare benzina sul fuoco; e se conoscevi Arrigoni, il suo pensiero e il suo operato, anche solo un tantino prima della sua morte, sapresti bene che proprio demolire l’equazione qui da te operata era alla base della sua lotta.
    Ci sarebbe da dire ancora tanto, ma purtroppo non ho il tempo adesso di dilungarmi.
    cordiali saluti.

  2. 18 aprile 2011 11:49

    Natàlia, non credo affermare che nel mondo islamico ci sia gente, e parecchia, che questa equazione non solo la fa ma la pone a fondamento di ogni agire sia gettare benziana sul fuoco, ma semplicemente prendere atto di un dato di fatto. Di cui aveva preso atto anche Arrigoni, se, come tu dici, alla base della sua lotta vi era anche la demolizione di questa equazione.

    Dovremmo smettere di chiederci “a chi giova” prima di esprimere ogni tipo di giudizio.

  3. corrado ruggeri permalink
    18 aprile 2011 11:58

    La contrapposizione razzista “muslim” vs “human” non la fa Giordano ma chi ha ucciso VA, e Girodano specifica che VA è stato ucciso proprio perchè lui non la faceva.
    Se poi non l’avessero ucciso i mussulmani ma i malvagi ebrei con azioni di blag flag non cambierebbe il senso dell’articolo. Invecedi “muslim” dovremmo sostituire “sionist” ma la follia, denunciata da Giordano, sarebbe la stessa.

  4. corrado ruggeri permalink
    18 aprile 2011 12:03

    Opss oltre ad un “girodano” invece di “Giordano” mi è scappato un “malvagi ebrei” senza virgolette. Mi scuso.
    PS
    Al “black flag” non credo molto. Mi rifaccio a quel che diceva Napoleone : Mai attribuire alla malizia quello che può essere facilmente attribuito alla stupidità”

  5. 18 aprile 2011 16:26

    Un’ultima considerazione, anzi due: il fatto che abbia “parzialmente” posto la questione per sostenere un mio punto di vista non dovrebbe stupire nessuno: se il dialogo e il confronto servono a qualcosa, è a riempire i buchi e le omissioni, più o meno volontarie, di cui sono inevitabimente pieni i racconti di ciascuno di noi.

    Per quanto riguarda invece la verità sulla morte di Vittorio Arrigoni, dubito che la conosceremo mai. Non mi fido delle indagini di Hamas e dei suoi processi sommari, non mi fido delle proclamazioni di innocenza dei Salafiti che oggi, suppongo, cercano più che altro di sfuggire a quella giustizia sommaria. Credo che rimarranno tanti interrogativi, sufficienti purtroppo a far sì che ognuno possa costruirsi la “sua” verità, utile più come arma di offesa che come strumento di comprensione. Ho scritto ciò che ho scritto basandomi sulle parole del video mostrato dai suoi assassini, che fino ad oggi rappresenta l’unica cosa concreta della quale si possa parlare. Fino a prova contraria, oviamente.

  6. 18 aprile 2011 20:05

    non condivido totalmente questo post, per quanto non mi rispecchi nelle idee del povero Arrigoni non riesco ad accettare l’equazione muslim=unhuman che mi è parso di cogliere nel testo, sarebbe come basco=ETA o accusare tutti i sionisti anni ’50 di essere bombaroli perchè alcuni organizzarono degli attentati.
    Le tensioni sociali nell’ area hanno origini profonde di cui il fanatismo religioso è solo un aspetto superficiale, l’ integralismo non è causa ma conseguenza.
    Inoltre ho diversi amici e colleghi mussulmani e sono tutte bravissime persone con cui si riesce a convivere, ognuno con le proprie differenze, senza problemi (Eccezion fatta per quando si fanno le grigliate che bisogna avere almeno una griglia in più per la carne di maiale 😉 ).

  7. 18 aprile 2011 22:18

    Rileggendo il mio post non credo che avallasse l’idea che muslim equivalga a unhuman. Se ho dato questa impressione me ne scuso. Lontanissima da me l’idea di presupporre una qualche superiorità “in sé” dell’occidente e delle sue genti. Quel che volevo dire era tutto l’opposto: proprio contro chi pensa di poter dividere il mondo in “noi vs loro” (chiunque sia, musulmano o meno, ma in questo caso sono musulmani, è da lì che proviene questo nuovo e aberrante totalitarismo ed è inutile e controproducente nasconderselo) dobbiamo conservare la capacità di giudicare, anche stupidamente, anche affrettatamente, le persone in base a ciò che fanno, dicono, pensano.

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