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L’uovo e la gallina

22 aprile 2011

Interessante serie di affermazioni apodittiche di Antonella Mariotti sulla Stampa: ad esempio “ogni caloria prodotta per essere mangiata costa al sistema Terra oltre sette calorie di energia” è una di quelle frasi suggestive in grado di mandare in brodo di guggiole schiere di ecosensibili, ma meriterebbe qualche chiarimento. What’s “caloria prodotta per essere mangiata”? What’s “sistema Terra”? Quali calcoli hanno permesso di generare una sentenza tanto confusa quanto incomprensibile a cominciare dall’unità di misura utilizzata? L’autrice non specifica, e va avanti:

I prezzi del petrolio aumentati vertiginosamente in questi ultimi anni hanno fatto lievitare i prezzi del cibo, sta qui l’inganno peggiore: non è il cibo che costa di più ma come lo si produce perché dipende dal petrolio, anzi dall’andamento del costo del petrolio.

L’inganno de che? Il cibo, come il petrolio, sono materie prime, e il loro prezzo dipende dai costi di produzione e dalla domanda. Se la domanda aumenta, e la produzione non riesce a star dietro ai consumi, il prezzo va su. Certo, il prezzo del petrolio influisce sui costi di produzione e trasporto del cibo, ma anche la domanda di cibo influisce sulla domanda di energia necessaria alla sua produzione e trasporto. Vogliamo produrre di più, serve più energia. E’ una spirale senza fine, con il botto finale del “sistema Terra”, come l’autrice sembra voler intendere (“Stiamo mangiando nei piatti dei nostri figli“, “Ci stiamo mangiando il futuro“)? Assolutamente no, perché basta che l’offerta raggiunga la domanda, come è già successo dopo il picco del 2008, e i prezzi del cibo vanno giù, senza che la cosa faccia notizia se non tra gli agricoltori che vedono ridotti i loro guadagni.

In realtà, e ne abbiamo già parlato qui, quo, qua, cip e ciop, i prezzi del cibo sono trascinati in alto dall’aumento della domanda, soprattutto in quei paesi protagonisti di una crescita economica vertiginosa e che oggi, come è ovvio, ambiscono ad uno stile di vita, prima di tutto alimentare, adeguato al reddito. E lo stesso, ovviamente, si può dire del petrolio. Se poi aggiungiamo che in occidente milioni di ettari vengono destinati al biodiesel e non al cibo, non in base ad una reale richiesta del mercato, ma proprio grazie alle politiche di sostegno alle energie rinnovabili tanto care alla Mariotti, allora il cerchio si chiude. E poi:

L’agricoltura industrializzata ha aiutato alcuni e distrutto altri. Gli agricoltori poveri non possono permettersi macchine, combustibili e altri prodotti agricoli commerciali, per questo non riescono a stare sul mercato globale.

E chi lo dice? Oggi è proprio l’agricoltura dei paesi in via di sviluppo quella che riesce ad intercettare meglio l’aumento della domanda globale di cibo, e a colmare progressivamente, proprio grazie ai nuovi guadagni, il gap tecnologico con i paesi con un’agricoltura avanzata i quali hanno, nel corso degli anni, preferito tutelare e proteggere, grazie a politiche agricole scellerate, sistemi produttivi inefficienti e costosi. E’ nei paesi in via di sviluppo che l’agricoltura riesce ad attrarre notevoli capitali e investimenti, grazie al basso costo dei terreni e della mano d’opera, ed è negli stessi paesi che la produttività unitaria di un ettaro di terreno ha ancora margini di incremento esponenziali.

E il fatto che il passaggio da un agricoltura di sussistenza ad una orientata al profitto significa che meno persone lavoreranno la terra – “la creazione di una classe urbana di poveri senza terra (i cui progenitori erano agricoltori di sussistenza)” afferma la Mariotti angustiata -,  è proprio un segno di sviluppo, non di declino. Ci siamo passati anche noi, un po’ di tempo fa.

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  1. Alberto Guidorzi permalink
    22 aprile 2011 23:15

    Se proprio è il petrolio il diacriminante, allora invito la Mariotti a casa mia e le do una zappa con manico nuovo appena da me rimesso e poi comincia a usare il suo “olio di gomito”. Ecco risolto il problema dell’energia troppo costosa.
    Tuttavia la avviso, per quello che ha produrrà in una giornata di lavoro, non potrà pretendere che gli vengano rifatte mediante il cibo tutte le calorie che ha speso nello zappare. E’ domani mattina si ricomincia….

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