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Eppur si muove

28 aprile 2011

Molto interessante il documento approvato dal Consiglio Nazionale dell’associazione ambientalista Amici della Terra e riportato oggi da Carlo Stagnaro su Chicago Blog, attraverso il quale si invitano i cittadini a rispondere con due secchi NO ai quesiti refendari sulla gestione dei servizi idrici:

Nella sostanza si chiede di abrogare un lungo articolo sulle modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, con cui la cosiddetta “privatizzazione” dell’acqua ha ben poco a che fare. Infatti, lo stesso articolo ribadisce che, oltre all’acqua (che è e resta un bene pubblico), anche tutti gli impianti di trattamento (depuratori, fognature, tubazioni, impianti per rendere potabile l’acqua) sono e restano pubblici.

Dunque la legge riserva al settore pubblico la proprietà ed il governo esclusivi delle risorse idriche. Resta la gestione che, afferma l’articolo, può essere affidata anche a soggetti privati. Infatti i proprietari delle reti, che sono e restano i Comuni, (aggregati negli ATO, Ambiti Territoriali Ottimali) possono affidare, con gara ad evidenza pubblica, la gestione dei servizi idrici (e solo dei servizi) a società private, miste pubblico/private, o a società interamente pubbliche, se le condizioni del territorio lo richiedano.

Col referendum ci si propone di eliminare questa possibilità di scelta e di tornare (o rimanere) obbligatoriamente alla gestione pubblica. La risposta non può che essere NO

E poi

la remunerazione del capitale investito non è che uno fra 10 criteri di cui tener conto nel definire il corrispettivo del servizio. A che serve? Oggi, se l’ente locale vuole, può ricevere un prestito per investire sulla risorsa acqua. Se venisse eliminato il criterio della remunerazione, chi mai presterebbe del denaro? Quindi, anche in questo caso, la nostra risposta è NO, non vogliamo abolire un articolo di puro buonsenso.

Il che dimostra, e fa sempre piacere poterlo evidenziare, che l’ambientalismo non è necessariamente un’ideologia compatta e stretta attorno a chi fa più caciara, che la tutela dell’ambiente e la conservazione delle risorse naturali passa per l’osservazione e l’analisi della realtà più che attraverso la ripetizione a macchinetta di dogmi ideologici e demagogici, oltre che privi di ogni fondamento. Il documento di Amici della Terra definisce i quesiti referendari “demagogici ed inesatti fin dalla formulazione“, e una definizione più azzeccata davvero non riuscirei a trovarla.

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