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Il referendum della casta

24 maggio 2011

Andrea Boitani e Antonio Massarutto tornano su Lavoce.info a parlare del referendum sulla gestione dei servizi idrici (qui il primo articolo) e questa volta non potevano essere più chiari:

Checché vi abbiano fatto credere, la norma oggetto del primo quesito non riguarda la privatizzazione dell’acqua (o del servizio idrico), bensì l’obbligo di gara. Se vincerà il no, non ci sarà nessun obbligo di privatizzazione, perché la legge non prevede quello. Se invece vincerà il sì, non ci sarà nessun divieto di coinvolgere privati, perché nella norma che riprenderebbe vita (la cui abrogazione parziale prevista dall’art. 23-bis verrebbe annullata) la gestione dei servizi a rilevanza economica può essere effettuata mediante società pubblica, concessione a privati o società mista, come infatti è stato finora.

L’unica cosa che cambierebbe veramente è che con la vecchia norma la scelta della gestione in house potrebbe avvenire in modo diretto e senza ulteriori spiegazioni (non solo per l’acqua, ma per tutti gli altri servizi locali).

Che poi è il nodo attorno al quale si dipana la mistificazione dei referendari, che insistendo a martellare su una privatizzazione che non c’è, forniscono alla casta il regalo dell’anno: il privilegio di poter continuare a godere dell’impareggiabile privilegio di poter affidare i servizi pubblici locali (non solo l’acqua), senza gare ad evidenza pubblica, a chicchessia (società pubbliche, private, miste, ma soprattutto amiche). Senza dare spiegazioni. Senza essere obbligati a scegliere il gestore più affidabile secondo criteri trasparenti. Senza che nessuno sia tenuto (pubblico, privato, misto) a render conto degli sprechi, delle disfunzioni, delle clientele che fanno delle società (pubbliche, private, miste) che gestiscono i servizi pubblici il volano di una spesa pubblica locale impazzita e fuori controllo.

Sarebbe davvero una bella fine per quello che viene tanto celebrato come “bene comune universale”, e la cui gestione continuerebbe ad essere affidata con criteri più torbidi di quelli che vengono usati per asfaltare un marciapiede o acquistare le auto di servizio.

Il tutto alla faccia di un popolo sempre più, come si dice dalle mie parti, “contento e cojonato“. Ché tanto, una volta finito di piazzare amici e parenti alla municipalizzata, si potrà sempre tornare a dire che è colpa del mercato.

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