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Una spiacevole dimenticanza

1 giugno 2011

Sembrerebbe, anche se è piuttosto prematuro trarre conclusioni, che i campi spagnoli da cui provengono i cetrioli ritenuti responsabili della diffusione di Escherichia Coli in Germania e quindi della morte (finora) di 11 persone, fossero biologici.

La cosa sembra essere sfuggita a Carlo Petrini, che lo scorso anno paragonò Giorgio Fidenato (che aveva seminato una varietà di mais OGM ammessa in Europa, diffusa in tutto il mondo e che non ha mai provocato nemmeno un mal di stomaco) ai “criminali che qualche mese fa provocarono una fuoriuscita di petrolio nel Lambro” e agli attivisti di Greenpeace, che si sentirono in diritto, per tutelare la nostra salute, di invadere e devastare la sua proprietà, e che, sempre per la nostra sicurezza, hanno avviato una campagna di boicottaggio contro un piccolo oleificio pugliese colpevole di usare soia geneticamente modificata.

Il sito di Slow Food infatti tace. Quello di Greenpeace anche. Una spiacevole dimenticanza, senz’altro fortuita.

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12 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    1 giugno 2011 11:04

    Bravo Giordano!

    Indipendentemente dal fatto che sia confermato o meno che i cetrioli siano biologici, tuttavia il modo con cui a chi coltiva biologico è permesso rifornirsi di materiale organico per concimare i loro campi è un rischio incombente sui consumatori bio che tra l’altro si sobbarcano costi esorbitanti per accedere al biologico nei negozi specializzati.

    Propongo pertanto una campagna di sensibilizzazione volta ad ottenere che chi fa agricoltura biologica sia obbligato ad autoprodursi la sosatnza organica in azienda dotandosi di allevamenti animali e compost da rifiuti di coltivazione (comunque l’allevamente per rifornirsi di letame deve sempre esserci)
    Inoltre il letame non deve essere distribuito se non ben maturo e umificato.

    E’ troppo comodo definisrsi biologici e poi andare a raccattare a destra e a manca (con il beneplacito delle società di certificazione) i rifiuti più svariati ed incontrollati.

  2. @franco permalink
    1 giugno 2011 16:20

    Guidorzi

    il modo di rifornirsi di materiale organico per concimare i campi è regolamentato

    da
    ,reg cee n200/60/CE del 23/10/2000

    DM del 07/04/2006
    a cui seguono i rispettivi regolamenti regionali

    prevedono tempi di maturazone,dosi,tempi,e diveti di distribuzioe
    uguali per tutti

    indipendente dal tipo di coltivazione bio,convenzionale,integrato che sia

    se come dice lei è rischioso lo è per tutti

  3. Alberto Guidorzi permalink
    1 giugno 2011 18:20

    C’è solo una differenza che il convenzionale può far senza sostanza organica perchè supplisce con i concimi chimici (ed è la stragrande maggioranza degli agricoltori italiani che agisce così), mentre il biologico ha solo la soatanza organica a disposizione e quando c’è per il collo la distribuisce anche con coltivazione in atto (ho visto fare fertirrigazione con le manichette…). Il rischio è maggiore sulle coltivazioni biologiche perché agiscono in condizioni che ne limitano moltissimo la produzione e di conseguenza il reddito.

  4. 1 giugno 2011 20:38

    Vorrei essere chiaro su un punto. Non ho nessuna intenzione di lanciare campagne allarmistiche nei confronti dell’agricoltura biologica, ma solo di evidenziare l’ipocrisia di certi personaggi e delle loro campagne di disinformazione.

    Detto questo, Guidorzi ha ragione: mi sono visto proporre come fertilizzanti ammessi per il biologico dei fanghi che è meglio lasciar perdere, ed è altrettanto vero che spesso si fa fertirrigazione con le manichette sulle colture in campo. Uno dei problemi più grossi della fertilizzazione organica è il tempo di rilascio del concime, spesso molto lungo, e per chi è abituato alla concimazione chimica è assolutamente inadeguato. Per esempio l’unica sostanza che ho visto avere qualche effetto in post emergenza sul grano è la cosiddetta burlanda, il melasso della lavorazione della bietola, tutto il resto cominciava a fare effetto dopo la trebbiatura. Altro problema dell’organico è che per avere effetti sostanziali andrebbe interrato subito se distribuito d’estate, per evitare che le alte temperature ne limitino le potenzialità, operazione spesso troppo onerosa. Quindi spesso si finisce per affidarsi a questa robaccia per avere degli effetti “tipo-chimico”, ma sono cose che andrebbero controllate meglio.

  5. Alberto Guidorzi permalink
    2 giugno 2011 18:57

    Se l’EC fosse quella modificata sfuggita dal confinamento del laboratorio, credi Giordano che ci sarebbe stato un silenzio di tomba simile?

  6. 2 giugno 2011 22:44

    Ne dubito, Alberto. Comunque sulle reali origini di questo virus sembra regnare la confusione, al momento.

  7. Alberto Guidorzi permalink
    2 giugno 2011 23:29

    Si purtroppo e credo che la cosa non sia da sottovalutare.

  8. Bruno Stucchi permalink
    5 giugno 2011 16:22

    ?virus? E da quando l’ E.C. è diventato un virus? Ne sapete di biologia, vedo!

  9. 5 giugno 2011 17:37

    batterio, Bruno. Hai ragione. E’ stato un lapsus (ma di biologia ne so comunque poco) 🙂

  10. Alberto Guidorzi permalink
    5 giugno 2011 17:38

    @ Bruno Stucchi

    E’ evidente che a Masini è sfuggito un réfuso, il fatto che si usi per denominarla un genere ed una specie è evidente che non può essere un virus. Si parla poi di reistenza agli antibiotici per quel tipo di EC quindi non può essere un virus bensì un batterio.

  11. massimo permalink
    5 giugno 2011 23:45

    In base alle ultime informazioni, non si tratta di cetrioli spagnoli, ma di germogli di soia tedeschi, ma sempre “organici” sono.
    http://www.washingtonpost.com/world/qatar-bans-imports-of-cucumber-tomato-lettuce-from-germany-and-spain-over-e-coli-outbreak/2011/06/05/AGXl0QJH_story.html

    D’altra parte la malattia e la morte sono eventi “naturali”…

  12. Alberto Guidorzi permalink
    6 giugno 2011 00:34

    @ Massimo

    Si purtroppo torniamo a bomba, vale a dire al contenuto del mio primo intervento. Infatti il link che hai postato termina con questa frase (importante l’ultimo periodo)

    “E. coli può essere trovato nelle feci degli esseri umani e animali e possono diffondersi a produrre attraverso abitudini bagno sciatta tra contadini e attraverso rifiuti di origine animale nei campi e nelle acque di irrigazione. Le aziende biologiche tendono ad usare più concime che altri produttori fanno.”

    Io non ho niente contro i consumatori di biologico, pagano con i soldi loro, ma li compatisco. Ben so purtroppo in che condizioni di difficoltà e soprattutto di reddito devono lavorare i “produttori di Biologico” e quindi i rischi di trovare il mariuolo o il coltivatore biologico che in buona fede e per cercare di produrre un po’ ha bisogno di trovare elementi concimanti e spesso non può permettersi di indagarne più di tanto la provenienza.

    Perchè non lo fanno le società di certificazione?

    Il terribile episodio ci dice anche che la certificazione non da nessuna garanzia ai consumatori, loro certificano solo che non hanno usato concimi chimici di sintesi e antiparassitari proibiti, per il resto non mettono lingua o meglio occhi. Però si fanno pagare e adesso possiamo ben dirlo campano da parasiti.

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