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Aria alla bocca

11 giugno 2011

Eravamo in ansia, ma alla fine è arrivato. Il parere di Slow Food sull’infezione di Escherichia coli O104:H4, attraverso l’autorevole intervento del presidente, Roberto Burdese.

Insomma, a quel che si sa i germogli erano biologici. L’azienda che li produceva era biologica. Anche i cetrioli spagnoli, alla fine scagionati nonostante fossero comunque risultati contaminati da un ceppo differente di E. coli, erano biologici.

Conseguentemente per Burdese la colpa è degli OGM.

Non fa una piega. Neanche una.

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4 commenti leave one →
  1. Alberto Guidorzi permalink
    11 giugno 2011 14:25

    MI sono preso improperi a non finire sul Fatto Quotidiano per aver detto che mi sembrava strano che un paese come la Germania avesse per ben due volte sospettato di prodotti da agricoltura biologica. La Germania è il paese più biologico dell’UE.

    Vi immaginate cosa significa pordurre in serra al alte temperatire ed a forti tassi di umidità delle verdure concimate con liquami che necessariamente sono inquinati? Si producono più batteri che prodotti.

    Ci vuole un bel coraggio chiamare biologici dei prodotti provenienti da produzioni confinate e totalmente artificiali. eppure pur di ricavare emolumenti Slowfood e Greenpeace fanno certificare anche le produzioni in serra, con tutti i
    rischi che ci sono non usando soluziuoni nutritive inorganiche.

    Credete voi che qualche giornale rinfacci a Burdese la sua totale disonestà intellettuale e non solo?

  2. Marco permalink
    12 giugno 2011 01:53

    Ma di che parlate? Slow Food e Greenpeace NON CERTIFICANO NULLA. E l’affermazione di Burdese non è “è colpa degli Ogm” ma bensì “invece che accusare il biologico e poi smentire le accuse, perché non fare indagini serie e parlare solo dopo? E nelle indagini guardate anche agli Ogm visto che ceppi di E.coli si usano da anni x fare gli Ogm”.
    Dunque dove è il problema? Nessuna accusa ma una richiesta di chiarimento che mi pare più che legittima visto lo specifico. Su quali basi voi potete dire che sicuramente gli Ogm non c’entrano? A parte uno schieramento ideologico?
    Marco Basti, socio Slow Food e attivista Greenpeace

  3. 12 giugno 2011 08:24

    Marco, su che basi Burdese afferma che le indagini non siano state fatte in modo serio? In casi come questi non si va a cercare a capocchia, ma sulla base di rilevazioni sul comportamento alimentare delle vittime e dei malati, confrontati con un campione di persone sane.

    Anche le accuse poi smentite, quelle ai cetrioli spagnoli, sono state fatte con una logica: su quei cetrioli è stato rilevato lo stesso ceppo di E. coli in grado di produrre tossine letali, si trattava di decidere se intervenire prima o dopo aver fatto analisi più approfondite, cosa che richiedeva tempo, mentre la gente continuava ad ammalarsi e a morire. Non sono scelte facili e si può sbagliare, ma non sono scelte fatte per superficialità, come vorreste far credere. O avrebbe preferito che le autorità aspettassero, per magari scoprire dopo una settimana che i cetrioli erano effettivamente la causa dell’infezione, e dover giustificare il fatto che in fondo lo si sapeva con buona approssimazione ma non si era mosso nessuno per non rischiare di inguaiare i produttori di cetrioli? Lei e Burdese come vi sareste comportati se aveste avuto la responsabilità di prendere decisioni che potevano riguardare la vita o la morte di decine di persone?

    Quanto agli OGM, davvero vuole sapere perché non è troppo credibile che il contagio derivi da lì, oppure ci arriva da solo?

    1) Come già detto, le indagini sono prima di tutto statistiche. Se i malati avevano mangiato cetrioli o germogli, e non OGM, non è colpa di nessuno, anche perché

    2) di OGM in Germania non se ne trovano parecchi.

    3) Come giustamente lei fa notare, si usano batteri, anche E.coli, per inserire un tratto genetico nel DNA di una pianta. Questo è ciò che viene fatto in laboratorio, poi quelle piante vengono riprodotte più e più volte prima di arrivare in commercio. O pensava davvero (insieme al suo presidente) che su ogni singola pianta venga applicata la tecnica del DNA ricombinante? E che in qualche modo poi il batterio possa rimanere lì? Se un prodotto alimentare risulta contaminato con E.coli, bisogna scoprire il modo in cui quel batterio è giunto su quello specifico prodotto, e non è possibile che provenga dai suoi progenitori. Un batterio non si tramanda di generazione in generazione, lo sapeva?

    Burdese è stato davvero sfortunato ad avere scritto quel che ha scritto proprio il giorno in cui si annunciava che l’origine dell’infezione viene da quell’azienda lì. Poi, se volete continuare a giocare al “se fosse?” in materie che non conoscete, approfittando del fatto che sono in molti a non conoscerle, fate pure, ma non tutti hanno l’anello al naso, caro Marco. Da queste parti senz’altro non l’abbiamo.

  4. Alberto Guidorzi permalink
    12 giugno 2011 12:56

    Marco

    la tua ideologia non ti permette di vedere le cose. Non mi dirai che non c’è nessun collegamento tra gli enti di certificazione del biologico e Sloowfood e Greenpeace, ma fammi un piacere.

    Certo che si usa EC per il trasferimento iniziale di tratti genetici, innazitutto non certo quelli ad alta patogenicità (sai quanti batteri di eschericchia coli hai ingerito nella tua vita?). Inoltre dalla cellula iniziale modificata per arrivare alla pianta coltivata sai quanti passaggi ci sono e quanti controlli.
    Quindi per favore studia gli argomenti e poi disquisisci.

    Non si smentiscono le accuse al biologico si confermano. I tedeschi hanno colpevolizzato il biologico spagnolo, per proteggere il loro.

    Lo sai almento che le contaminazioni da EC in biologico sono sei volte superiori al convenzionale? Lo sai almeno che i controllori tedeschi hanno imbrogliato sulle uova alla diosiina? Lo sai che probabilmente il batterio era presente sui semi che hanno dato origine ai germogli e questi erano certificati biologici?

    Togliti la nebbia dellìideologia.

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