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OGM e contaminazione. 4 – Il mais

24 giugno 2011

Ormai le notizie secondo le quali un tratto OGM immesso in una specie coltivata va ad “inquinare” una coltivazione della stessa specie, ma di altro tipo, oppure delle specie selvatiche apparentate e fecondabili, vengono rilanciate dai massmedia e riprese dagli anti OGM (leggasi Petrini, Capanna e ministri vari) per allarmare un’opinione pubblica totalmente digiuna di meccanismi genetici ed anche di principi botanici di base. Tanto se la notizia fa colpo (uomo che morsica il cane) è più letta e colpisce meglio l’immaginario del pubblico. L’ignoranza di cose scientifiche ed in particolar modo vegetali è tale che se dico che una capra ha fecondato un elefante nessuno mi crede, ma se invece dico che una fragola è stata fecondata da un pesce si trova sempre qualcuno che ci crede.

Vediamo allora di fare chiarezza relativamente alle piante Geneticamente Modificate che si coltivano nel mondo. Abbiamo parlato del Colza e della barbabietola da zucchero e della soia. Oggi prendiamo in esame il mais. 

Il mais in Europa non può fecondarsi con altre piante se non con se stesso, pertanto il pericolo di inquinamento genico con altre piante non esiste anche perché non può inselvatichire.

Le caratteristiche botanico fisiologiche della fioritura-fecondazione sono le seguenti:

Il mais è una specie annuale, monoica e con sfasamento della fioritura maschile rispetto alla femminile (protandria). Di conseguenza la fecondazione incrociata è preponderante (allogamia) seppure sia specie autofertile. Ogni pianta produce tra 6 e 10 milioni di granuli di polline e le sete femminili (pistilli) sono in numero di 6/800. Il rapporto è dunque 1 a 10.000. Il polline è trasportato dal vento, la vitalità e di 1-3 ore secondo la T° e l’umidità relativa. La dimensione ed il peso sono elevati rispetto alle altre specie anemofile. La libera percorrenza del polline si esaurisce entro i 6/8 m per il 90%, un 5% a 30 metri e così via. Comunque questi dati non bisogna trasformarli in fecondazioni avvenute, queste sono di molto inferiori. Ecco perché si parla di distanziamenti di soli 25 metri tra convenzionale e OGM. Il flusso pollinico è la componente principale della commistione tra semine di tipi diverso.

Gli esperimenti di fecondazione sono stati effettuati  tra mais giallo o rosso (marcatori a carattere dominante) e mais bianco o giallo (riceventi a carattere recessivo) ed aveva lo scopo di valutare le dinamiche di diffusione del polline di mais tra coltivazioni contigue in ambiente lombardo (Indagine compiuta da CRA-ISCBG, PTP, Hylobates Consultino, Agricola 2000, APSOCLO, CEDAB – Alberto Verderio, Giovanni Della Porta, Davide Ederle, luca Bucchini, Matteo Prandi, Carlo Pozzi)

Negli esperimenti di tipo 1 (mais giallo seminato in mezzo ad un campo di  bianco) il limite di 0,9% di impollinazione di giallo su bianco è stata ottenuto dopo una distanza dal mais giallo di 12/14 metri.

Negli esperimenti di tipo 2 il campo seminato presentava tre settori: mais giallo seminato contiguo al bianco (quindi zona cuscinetto da eliminare, con spaziamento di 17,5 m e  34,3 m)

  • I settore    –  mais bianco raccoglibile a 17,5 metri di distanza dal marcatore
  • II Settore   –   mais bianco raccoglibile a 34,3 metri di distanza dal marcatore
  • III Settore      mais bianco raccoglibile a 37,1 metri di distanza dal marcatore

Le prime quattro file raccoglibili di ogni settore sono risultate a rischio.

Negli esperimenti di tipo 3  interposizione di aree di aree tampone – 12 file di mais – nel campo del marcatore (A) o del ricevente (B) più una capezzagna di nove metri.

  • Il mais bianco è risultato raccoglibile dopo circa 19,5 m dal mais marcatore giallo (caso A) oppure dopo circa 12,5 m  dal mais marcatore giallo.

Negli esperimenti di tipo 4  si sono usate varietà a fioritura sfasata

  • Maggiore è il periodo di sfasatura minore può essere lo spaziamento rispetto alle distanze predette o l’estensione del tampone.

Conclusioni

  1. L’entità e la distanza alle quali il flusso genico e rilevabile sono significativamente inferiori a quanto atteso sulla base della semplice capacità di spostamento del polline.
  2. Tanto più c’è competizione tra polline locale e polline esterno, tanto il flusso genico è contenuto.
  3. Una nuvola di polline a presidio dei campi riceventi (semina tampone) limita alle prime due o tre file la fecondazione incrociata e contiene la larghezza della fascia critica a 10-20 metri.
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14 commenti leave one →
  1. OGM basta bugie! permalink
    24 giugno 2011 13:59

    bravo giordano,

    quando hai capito che le cose andavano male per le bugie che si raccontano in giro sugli OGM hai chiuso il topic

    https://lavalledelsiele.com/2011/05/18/ma-gli-ogm-producono-reddito-per-lagricoltore/

    complimenti “libertario”

  2. 24 giugno 2011 14:48

    Vedo, Claudio, che te la giri come ti pare. Fai pure.

    Non credo che serva a molto spiegarti che se avessi voluto chiuderti la bocca ti avrei bannato, né che anche l’autore del post in questione, che sugli OGM la pensa diversamente da me e che se vuole continuerà ad avere spazio su questo blog, ha chiesto lui stesso di chiudere la discussione.

  3. OGM basta bugie! permalink
    24 giugno 2011 15:41

    giordano, ma che espressioni usi??? “chiuderti la bocca”, per fortuna che sei un “libertario”

    spocchiosetto!!!

  4. 24 giugno 2011 15:57

    Ammesso e non cocesso che sia così come lei descrive, la questione non è irrilevante.
    Infatti, queste info sono relative a a casi di contaminazione su un arco temporale limitato: un solo raccolto. Ovviamente, se in uno stesso sito nel corso degli anni non vengono rispettate “le regole”, la contaminazione è esponenziale.
    Per “regole” intendiamo, ad esempio che il coltivatore rispetti le distanze debite tra le parcelle OGM e non OGM, o anche semplicemente che non usi il trattore in modo appropriato trasformando l’aria che veicola in un potente vettore per il polline eccetera eccetera.
    Certe appilcazioni scientifiche sono appropriate (forse) per la coltivazione industriale e su vasta scala come nel Middle West o la Cina.

  5. Zorro permalink
    24 giugno 2011 17:35

    Cambia il post, ma il buon Claudio alias compagnia bella, continua imperterrito, forse non conosce modi diversi per giocare, quasi quasi lo imito, oggi sarò Zorro, domani si vedrà.

    @Demata il mais, OGM o meno una volta raccolto, lo si utilizza totalmente in svariati modi tranne per la semina del raccolto successivo. Essendo un ibrido F1, riseminandolo otterremmo solo in parte piante uguali ai genitori, per questo motivo ogni anno si acquistano le dosi di seme per la semina.
    Il secondo punto non mi è chiaro; quando il fiore maschile fiorisce è posto in cima alla pianta a 2 m buoni da terra, in che modo il trattore veicolerebbe il polline? Se entrasse nel campo combinerebbe un “tritume”.

  6. Alberto Guidorzi permalink
    24 giugno 2011 19:21

    Demata

    Le tue prefigurazioni precedenti perdono di logica se collocate nella realtà della fisiologia e della coltivazione del mais che evidentemente per me sono chiare (sono un vecchio agronomo), ma non potrebbero esserlo per te.
    Giusto, dunque, che tu ponga le domande senza porti scrupoli di ignorare la materia, perchè io sono disponibile a inquadrarti le tue prefigurazioni nella realtà. A te poi giudicare se sono plausibili e convincenti o meno. Nessuna volontà di prevaricazione.

  7. 24 giugno 2011 20:47

    Caro Claudio, alias OGM basta bugie, alias venditore di tappeti, alias non so che altro, diciamo che l’hai fatta fuori dal vaso, come direbbe Guidorzi, una volta di troppo, e hai avuto anche la sfortuna di beccarmi in un momento in cui mi girano abbastanza vorticosamente, dato che mi sono appena partiti due cuscinetti del frangizolle e per smontarne uno mi sono anche fatto male a un dito.

    Non ho messo su questo blog, al quale sacrifico (con piacere, sia chiaro) una buona parte del mio tempo libero, per farmi dare per l’ennesima volta dello “spocchiosetto” da te. Qui sei a casa mia, e se non sai comportarti con il dovuto rispetto per chi ti ospita te ne vai difilato fuori dai coglioni. Sei fuori, bannato, hai avuto nella Valle tanto spazio quanto nessuno ti ha mai concesso, e te lo sei giocato male.

    Adesso strilla pure che voglio censurarti, non me ne frega un accidente.

    Bye.

  8. Alberto Guidorzi permalink
    25 giugno 2011 10:33

    Per saperne di più.

    http://www.agronomy-journal.org/index.php?Itemid=129&option=com_article&access=doi&doi=10.1051/agro:2008051

    Per facilitare riporto l’abstract (tradotto)

    Riassunto – L’adozione di colture geneticamente modificate (GM) nell’Unione europea (UE) solleva interrogativi sulla possibilità di coesistenza tra colture transgeniche e non transgeniche. Regole per assicurare che i diversi sistemi colturali in grado di sviluppare fianco a fianco senza escludere alcuna opzione agricoli sono attualmente implementati o sviluppati dagli Stati membri. Lo scopo di questa revisione è quello di esplorare se nazionale o regionale, strategie di coesistenza proposte sono conformi ai principi generali stabiliti dalla Commissione europea che richiedono misure di coesistenza basata sulla scienza e proporzionate. Nella prima parte, i requisiti giuridici esistenti e potenziali fonti di miscelazione accidentale sono rivisti. Si è discusso quale tipo di misure di coesistenza potrebbe essere necessario per mantenere gli ingressi GM di sotto della soglia di tolleranza legale del 0,9%. Concentrandosi sulla fertilizzazione incrociata come la principale fonte biologica di miscelazione accidentale nel mais, è poi valutato in quale misura i dati scientifici disponibili sulla fertilizzazione incrociata può spiegare la diversità delle distanze di isolamento attualmente proposti da vari Stati membri. Nella seconda parte, è analizzato se distanze di isolamento attualmente proposte rispecchiano contendono gli obiettivi della politica verso le colture geneticamente modificate, che superano di molto la portata economica della convivenza. E ‘studiato come la convivenza è intersezione con un più ampio dibattito sul ruolo delle colture transgeniche in agricoltura. Sulla base dell’analisi degli attuali fertilizzazione incrociata dei dati, si conclude che alcune delle distanze di isolamento attualmente proposte non sono in linea con i principi di convivenza stabilite dalla Commissione europea: si tratta di (i) eccessiva da un punto di vista scientifico; (ii) di difficile attuazione nella pratica, (iii) raramente proporzionale alla eterogeneità regionale nel paesaggio agricolo e (iv) non proporzionali agli incentivi economici di base degli agricoltori ‘per la coesistenza. Quindi, la gamma di distanze d’isolamento prevista non possono semplicemente essere spiegato con diverse interpretazioni dei dati scientifici disponibili, gli intervalli di errore possibile e incertezze inerenti al processo scientifico. Si sostiene che diverse questioni scientifiche deve essere in gioco. Si potrebbe dunque affermare che la convivenza è diventata un’arena di contendenti valori e visioni sul futuro dell’agricoltura e sul ruolo colture geneticamente modificate potrebbe svolgere in esso.

  9. 25 giugno 2011 11:20

    google translate? 🙂

  10. @franco permalink
    25 giugno 2011 21:16

    scusate l’ot
    vorrei fare una precisazione ..sperimento l’AEI ,ma non sono un esperto .
    in italia non mi pare ve ne siano..sarebbe utile averne qualcuno..

    in mancanza accontentiamoci :

  11. Alberto Guidorzi permalink
    27 giugno 2011 15:20

    Franco
    Grazie di avere messo questi due filmanti. Ci permettono di entrare nel “pianeta” francese ed in zona particolare. Gli agricoltori che lo vedranno sicuramente li farà riflettere. Per chi non conosce il francese a sufficienza per capire i dialoghi mi permetto di fare il punto.

    La Sologne è una regione francese a sud della strada nazionale che collega Orleans a Le Mans (au Mans come dicono i francesi). A Nord abbiamo il granaio della Francia (Chartres) cioè la vera Beauce, mentre a sud vi una parte della Sologne che si chiama appunto Beauce Ligerienne che è stata per molto tempo zona boschiva. Ecco che i terreni sono particolari, eminentemente sabbiosi e qullo strato che loro chiamano argilloso è un’argilla sui gneris (diciamo massimo 20% d’argilla). E’ un terreno idromorfo (si vede dall’affondamentodegli stivali) e seccagno nella stagione secca. Al limite non è nemmeno un terreno agricolo pH 5.5-6 al massimo (quando noi sappiamo che i migliori terreni sono sub alcalini. A proposito avete sentito il tasso degli affitti ad ha 35-37 € (in Italia bisogna moltiplicare per 10).

    E’ un tipico esempio dove la necessità aguzza l’ingegno. D’altronde ben si sa cosa significa coltivare delle sabbie dove se ari bruci tutto quello che c’è di organico, ma anche se non ari qui i residui organici sono letteralmente disintegrati in poco tempo. Quindi è un terreno che non puoi lasciare incolto e nello stesso tempo deve avere sostanza organica se vuoi cercare di produrre.

    Ecco, discende da qui l’idea di non arare il terreno, tanto non subisce asfissia e non si compatta ed il tenersi sempre una coltivazione in atto per lasciare residui vegetali per la coltivazione successiva è di grane vantaggio. Avete inteso inoltre che devono correggere con solfato di magnesio e zolfo la dotazione dei terreni I livelli degli affitti e la qualità del terreno ci dicono che in coltura tradizionale qui non vale la pena coltivare (tutti gli agronomi sanno che il concime deve morire sulla sostanza organica). Mi ricordo che all’avvento dei concimi complessi ternari, molti coltivatori che letamavano molto si rifiutarono di usarli ed io allora li pregavo di fare una prova concimando sul letame sparso nei campi e fu la chiave di volta per la loro introduzione (che tra l’altro mi ha fatto guadagnare soldi…).

    Avete anche sentito che esse ruotano ben 17 (grano saraceno, trifogli, orzi di primavera e invernali frumenti duri e teneri, mais da granella e dolce ecc, ecc,) piante coltivate in rotazione libera(senza contare le specie di intercultura o di copertura). Vi immaginate in Italia dire ad un agricoltore di usare nel suo campo non dico 17, ma solo 7/8 piante in rotazione?

    Avrete anche notato che non sono degli estremisti, non rifiutano nessun mezzo agronomico, lo usano se serve (concimano e diserbano).

    In definitiva loro si sono trovati nella necessità di non coltivare perché la terra non supportava una produzione che dava reddito, ma i più risoluti si sono ingegnati: hanno meso in atto metodi agronomici e non rifiutato i mezzi più moderni, ma sempre nell’ambito di limitare le spese il più possibile. In altri termini hanno pensato che non potendo aumnentare la produzione per i limiti pedologici, per sopravvivere dovevano limitare le spese (soldi spesi male e senza frutto) e si sono ritrovati a veder aumentate le loro produzioni e giungere ai livelli delle migliori terre.

    Vi faccio altresì notare a che livello di conoscenze agronomiche e di tecnica agricola siamo di fronte con questi giovani agricoltori. Questi pensano e lavorano tutto l’anno.

    A proposito di semine di copertura che andrebbero fatte anche in Italia, vi posso dire che i bieticoltori (considerati quelli dotati di più savoir faire) non hanno praticato la semina di piante nematocide (rafano o senape) in intercoltura neppure quando si trovarono infestati da nematodi per rotazioni troppo strette. Hanno preferito smettere di coltivare.

    Questione di semina su sodo: la pratica non è trasferibile in Italia acriticamente, dipende da dove la pratichiamo: a Sud del Po la pratica è più problematica che non a Nord del Po per la natura dei terreni. Quest’anno ne abbiamo un esempio, le peggiori produzioni di grano (si tratta di un’annata scarsa) a Sud del Po si sono verificate laddove non si è arato, purtroppo la primavera è stata molto piovosa. In Francia è molto più nuvoloso che da noi, ma non piove molto di più (100 mm in più al massimo).

  12. 27 giugno 2011 21:05

    grazie per la delucidazione, Alberto. Il mio francese scolastico non è adatto a sostenere due video di un quarto d’ora ciascuno, ma senz’altro quanto segnalato da @franco è molto interessante. Senz’altro non esportabile da me, dove i terreni hanno il problema esattamente opposto, ovvero sono colline argillose, ma quantomeno dimostra come effettivamente ogni azienda può trovare risorse straordinare in sé stessa se si abbandonano gli approcci ideologici.

    Per esempio, dalle mie parti la semina diretta ha sempre dato problemi grossi, dato che il terreno è soggetto a costipazione e la lavorazione profonda, non necessariamente l’aratura, serve a restituire struttura e drenaggio al suolo che altrimenti dopo due anni si perderebbero. E’ invece interessante il discorso delle rotazioni che possono risolvere molto sui terreni poveri, verso le quali abbiamo in Italia un forte ritardo dovuto a tanti fattori, come la pigrizia indotta dai sussidi che ci hanno orientato, per almeno un decennio, esclusivamente verso grano duro, mais e oleaginose, e la scarsa propensione al rischio che ,però, ho l’impressione che è stata foraggiata più che scoraggiata…

    Comunque sono aspetti da approfondire

  13. Alberto Guidorzi permalink
    29 giugno 2011 01:26

    @ Franco

    Ti posto questo sull’AEI

    http://www.letelegramme.com/ig/generales/economie/agriculture-comment-etre-ecologiquement-intensif-22-06-2011-1344433.php

    Come si deduce dal documento videa che hai postato, occorre usare il cervello e non seguire ciecamente le mode.

  14. @franco permalink
    29 giugno 2011 23:49

    guidorzi
    non è questione di essere ideologizzati
    agli agricoltori dei video,non servono gli attuali ogm bt e rr.
    di tutte le colture che usano con le rotazioni ,solo il mais bt e la colza potrebbero usare ,ma come ha visto la piralide non è un problema la controllano facendo rotazione, dosando bene l’azoto , curando drenaggio e struttura e attivita biologica del suolo (un sol vivant), di diabrotica sono indenni e comunque facendo rotazione non è un problema,e la colza addirittura la fanno senza diserbo funghicidi e insetticidi..
    Per cui degli attuali ogm non gli importa un fico secco,probabilmente
    non li userebbero neanche fossero ammessi ,visto che anche in Francia i consumatori non li vogliono..
    Che poi l’A E I sia una tecnica a cui si avvicinino anche gli agricoltori bio o biodin che sono notoriamente no ogm.è un altro discorso.
    che ha confuso parecchio i pro ogm .nei confronti dell’AEI.
    Non si tratta solo della Sologna ,anche se il video è girato da Thomas e Piou che son di quelle parti.parlano altri di altri dipartimenti..
    se consulata il sito
    http://www.agriculture-de-conservation.com/
    si vede come si sta diffondendo l’A E I in Francia,ma anche all’estero

    vi è un altro gruppo di neozelandesi che hanno ideato una seminatrice per quel sistema di coltivazione

    http://www.crossslot.com/modules/sgallery/gallery.php?view.1.1.1
    secondo me è interessante per chi non dispone di reflui zootecnici e usa solo concime minerale.

    l’agricoltore del link che ha messo lei,usa farina di soia ogm perchè gli conviene.se a non usarla gli rendesse di piu (ogm free a esempio) o si rivellasse concreta la vicenda huber degli animali che abortiscono non la usa piu.
    questo perche è gente che è veramente non ideologizzata,ne pro ne contro gli ogm
    fa quello che secondo loro conviene ed è piu sostenibile..compreso l’uso di seme aziendale quando conviene.

    masini non si tratta di sola semina su sodo,quella funziona solo su certi terreni.ma di rotazioni, semina su sodo o in lavorazione superficiale 3/ 7 cm , appena dietro la trebbia se vi sono le condizioni ,o in strip till in certi terreni.Questo per far si che la nuova cultura o sovescio attecchisca negli spazi che lasciano le radici della coltura precedente e lombrichi,che non dura molto.se aspetti troppo in certi terreni il terreno si ricompatta . Un occhio al meteo e ai turni irrigui è d’obbligo.

    anche io ho sempre pensato che da me non avrebbe funzionato su tutti i terreni
    (da noi cè una ampia variabilita con argilla limo e sabbia in percentuali variabili dal 25 al 55%.)
    ma cosa funziona e come lo capisci solo provando e lasciando testimoni su tutto :trattamenti ,lavorazioni,concimazioni etc
    il guaio è che abbiamo un approccio da convenzionale, ai problemi del convenzionale che pensiamo di risolvere con i mezzi del convenzionale e invece si presentano inizialmente problemi diversi che vanno risolti con mezzi diversi..qualcosa impari da chi ha esperienza ma molto te lo inventi..ogni zona ha le sue problematiche,e le sue soluzioni.da me .infestanti e concimazioni azotate vanno gestite diversamente dal convenzionale e anche le epoche di semina ..da te sei solo tu che potrai capirlo se proverai..

    io ho solo esperienza in zona e di troppo pochi anni ,per cui non me la sento di dar consigli..da distante poi ..faccio fatica a darli ai vicini se non conosco la storia dei loro terreni.
    ecco .un mezzo per capire cosa invece succede ,sotto terra ,e valutare:

    http://www.agriculture-de-conservation.com/Astuces.html
    è piu veloce e comodo che scavare con la pala..

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