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A prezzo fisso

1 luglio 2011

Continua la sindacalizzazione forzata (per non dire la sovietizzazione) dell’agricoltura europea: è di pochi giorni fa l’approvazione, in Commissione Agricoltura, del progetto di relazione dal titolo “Modifica del regolamento (CE) n. 1234/2007 del Consiglio per quanto riguarda i rapporti contrattuali nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari”. La proposta ha come obbiettivo dichiarato quello di proteggere i soliti poveri piccoli produttori dalle fauci dell’industria lattiero-casearia, ma per come è formulata (o meglio, per come è stata illustrata dalla stampa, dato che non l’ho ancora letta), mi pare che le finalità siano ben altre.

In primo luogo, secondo la relazione approvata, “tutto il latte commercializzato dovrà essere oggetto di un contratto scritto nel quale, prima della consegna, sia indicato il prezzo del latte per un periodo di almeno 12 mesi“. E’ un bene? E’ un male? Riguardando il grafico che avevamo già pubblicato qualche mese fa, sembra che sia possibile, in Francia, avere un prezzo del latte alla stalla che segue in maniera molto marcata le oscillazioni stagionali del mercato e stalle che godono complessivamente di miglior salute delle nostre.

Ma chi è che fa questi contratti, e a nome di chi?

Per correggere lo squilibrio fra produttori e industrie del settore in quanto a potere contrattuale, gli allevatori devono essere messi nelle condizioni di aderire ad organizzazioni dei produttori (OP) attraverso le quali devono essere negoziate le vendite di latte.

Ah, ecco. E poi:

Volumi di produzione e prezzi medi pagati dal primo acquirente (in pratica le industrie del latte e i caseifici) dovranno essere dichiarati con cadenza mensile. Questi “numeri” serviranno per il lavoro di una “Agenzia di monitoraggio” (è questa una richiesta degli eurodeputati) che avrà il compito di segnalare con tempestività eventuali squilibri nel mercato del latte.

A me pare che quest’ideona non faccia che aumentare il carico burocratico (e i relativi costi) sui produttori, ed immagino che proprio i più piccoli ne saranno particolarmente felici. Ricapitolando, le organizzazioni sindacali (perché di questo si tratta) contratteranno i prezzi validi per tutti (non per consuetudine, come già avviene da noi, ma per forza), e i produttori dovranno accollarsi il costo di fornire le prove che nessuno sgarri. E poi faremo una bella “agenzia di monitoraggio”, che non servirà a una beneamata ma senz’altro contribuirà, a spese dei contribuenti, a gonfiare ancor di più la voce “stipendi” di Bruxelles.

In compenso la relazione comprende anche la possibilità di “controllare” l’offerta dei prodotti a marchio Dop o Igp. Ma pur sempre, sia chiaro “con il vincolo di evitare distorsioni della concorrenza“. Come sia possibile controllare l’offerta evitando distorsioni alla concorrenza non è dato sapere, ma a Bruxelles non sembra mai essere stato il primo dei problemi.

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