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Happy end

15 luglio 2011

La telenovela è finita, l’OPA ha avuto successo e Parmalat è definitivamente francese. Il gruppo Lactalis è riuscito ad aggiudicarsi l’83 percento del capitale.

(Teleborsa) – Roma, 14 lug – Sofil rende noto che in data 8 luglio 2011 si è conclusa l’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria promossa su azioni ordinarie di Parmalat, anche per conto di B.S.A. S.A. e di Groupe Lactalis S.A..

Alla data di chiusura dell’Offerta risultano portate in adesione n. 944.749.093 azioni ordinarie Parmalat S.p.A., pari al 54,361% del capitale sociale sottoscritto e versato dell’Emittente (non essendo state emesse nel corso del periodo di adesione all’Offerta Azioni Destinate ai Creditori) e al 76,531% delle azioni ordinarie Parmalat S.p.A. oggetto dell’Offerta, per un controvalore complessivo pari ad Euro 2.456.347.641,80.

Pertanto, tenuto conto dei dati definitivi relativi all’Offerta e delle complessive n. 503.465.048 azioni ordinarie Parmalat S.p.A., pari al 28,969% del capitale sociale dell’Emittente, attualmente nella titolarità di BSA e di Groupe Lactalis (di cui n. 486.050.048 azioni ordinarie Parmalat S.p.A., pari al 27,967% del capitale sociale, nella titolarità di BSA e n. 17.415.000 azioni ordinarie Parmalat S.p.A., pari all’1,002% del capitale sociale, nella titolarità di Groupe Lactalis), l’Offerente congiuntamente a BSA e Groupe Lactalis verrà a detenere alla data di pagamento del corrispettivo dell’Offerta (15 luglio 2011), complessive n. 1.448.214.141 azioni ordinarie Parmalat S.p.A. pari all’83,330% del capitale sociale sottoscritto e versato della stessa.

Della vicenda resteranno le tristi giaculatorie del nostro ministro dell’economia e di chiunque altro è andato vantandosi, negli ultimi mesi, che solo grazie all’intervento del governo i francesi hanno messo mano al portafogli, e ai quali andrebbe ricordato che i soldi che Lactalis è stata indotta a investire nell’OPA non saranno impiegati per investimenti produttivi, e che ora gli odiati transalpini si portaranno via l’83% degli utili di Parmalat, mentre prima il 29% garantiva, è vero, il controllo, ma avrebbe garantito a qualche altro investitore, magari italiano, di partecipare, fosse anche solo per apprendere come si fa impresa nel settore.

E resteranno le amare considerazioni di Enrico Bondi, ex AD e risanatore di Parmalat, che a margine di una conferenza alla Bocconi ha dichiarato:

Il mio convincimento è che in questo mercato è la dimensione che fa premio. La cassa doveva servire per la crescita dimensionale. Abbiamo lavorato per fare il salto di qualità ma non ce l’abbiamo fatta ed è capitato il contrario. Sarebbe stato facile spendere soldi, ma è difficile spenderli in maniera utile.

E l’ultima frase è l’epitaffio migliore sulla pietra tombale dell’ agroalimentare italiano e del suo stantio sistema di relazioni industriali.

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