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E’ la patrimoniale la trappola alla fine del tunnel

4 agosto 2011

DailyBlog – 04/08/2011

Se c’era un messaggio che il parlamento doveva assolutamente evitare di dare ieri pomeriggio era quello di non essere all’altezza della situazione. E invece è proprio ciò che ha fatto.

Il governo non esiste. Almeno, un governo che ignora a tal punto la situazione da difendere la solidità di un paese che non cresce da un decennio,  che continua a sostenere che sono i mercati a sbagliare nel ritenerci inaffidabili, è come se non esistesse.

Il primo intervento di rilievo di Angelino Alfano da segretario del PdL ha solo dimostrato che se il suo partito era in cerca di un leader di spessore, ancora non l’ha trovato. In una situazione come quella che stiamo attraversando, continuare a invocare l’indipendenza della politica dai mercati ha solo il sapore di un infantile appello all’irresponsabilità. La politica è indipendente e libera, Angelino, certo. Anche i mercati: di ritenerti affidabile o meno, di farti credito o meno.

Bersani è stato molto lucido nell’analisi, e gliene va dato atto. Continua a balbettare sulle terapie, e se le opposizioni fossero arrivate in aula con una richiesta univoca forse anche le alternative al governo in carica avrebbero potuto essere giudicate dai mercati con pizzico di fiducia in più. Invece Bersani ha chiesto le dimissioni del premier, Casini l’armistizio (a proposito Pierferdinando, chiedere di anticipare  al 2011 parti significative della manovra 2013-2014, senza cambiarne la sostanza fatta pressocché esclusivamente di inasprimenti fiscali, non significa scommettere sulla crescita, quanto sulla recessione).

Quindi arriverà la patrimoniale. Non lo dico io, non lo dicono (e non lo diranno fino all’ultimo) loro, lo dicono i numeri, secondo i quali un rendimento superiore al 6% del decennale italiano è semplicemente insostenibile. Lo dicono voci di corridoio sempre più insistenti, lo dicono i continui richiami allo spirito del ’92, lo dice il fatto che se ieri la politica ha rivendicato il diritto di andare avanti senza intervenire sulla spesa, la patrimoniale resta l’unica risorsa sul tappeto.

E potrebbe essere una patrimoniale durissima, colpirà titoli, risparmi ed immobili. Nel ’92 Giuliano Amato venne a sottrarci, nottetempo, “solo” il 6 per mille del saldo dei conti correnti bancari perché poteva, con l’altra mano, giocare con la leva monetaria e svalutare la lira per restituire ai mercati un controvalore inferiore a quello sottoscritto. Oggi questo non è possibile e i margini di manovra sono strettissimi: se sei pieno di debiti puoi provare a spendere meno e lavorare di più, oppure puoi svuotare i cassetti dei familiari, venderti l’argenteria, e guadagnare un po’ di tempo. Ieri il parlamento italiano ha di fatto optato per la seconda strada. I frutti del nostro lavoro (già abbondantemente tassato) fungeranno da garanzia per la loro insensatezza.

E la cosa desolante è che per l’ennesima volta stiamo andando incontro al salasso senza speranza di ricevere qualcosa in cambio. Non è la prima volta che ci vengono chiesti sacrifici straordinari. E’ successo nel’92, per non essere sbattuti fuori dallo SME, è successo per entrare nell’euro. E in quell’occasione il semplice passaggio ai nuovi tassi di interesse ha consentito l’abbattimento di circa dieci punti di debito, uno straordinario tesoretto che è poi servito, come sempre, ad alimentare nuova spesa pubblica. Non ci è stato mai restituito nulla (e se qualcuno viene a raccontarvi che la maggiore spesa si è tradotta in maggiori e migliori servizi, ridetegli in faccia anche da parte mia).

Per questo dovremmo riuscire a pretendere almeno che, a fronte di un nuovo prelievo straordinario, venga introdotto il vincolo del pareggio di bilancio a caratteri cubitali nella Costituzione della Repubblica Italiana, come in Germania. Perché non venga più consentito loro di indebitarsi con i nostri soldi. Perché altrimenti, da oggi in avanti, correre agli sportelli per svincolare fondi e certificati di deposito e svuotare i conti correnti resterebbe l’unica, legittima contromisura.

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