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Tremonti ora accetta una mano da una banca che parla inglese (e tedesco)

8 agosto 2011

Libertiamo – 08/08/2011

E’ notevole – e rende perfettamente la misura tanto delle dimensioni della crisi che stiamo attraversando quanto dell’inadeguatezza di chi è chiamato a governarla – vedere, a pochi giorni di distanza dall’indispettito appello in parlamento del “segretario del presidente” del PdL all’indipendenza della politica dai mercati (“sono i mercati a scegliere i governi? Da quando in qua sono i mercati a stabilire che i governi vadano a casa? E il popolo? I cittadini?”), il premier e il suo Ministro dell’economia andare in conferenza stampa a sancire il sostanziale commissariamento del governo da parte delle autorità monetarie europee. “Le forme sono salve” commentava ieri mattina Mario Monti dalle colonne del Corsera: “I ministri restano in carica. La primazia della politica è intatta. Ma le decisioni principali sono state prese da un ‘governo tecnico sopranazionale’con sedi sparse tra Bruxelles, Francoforte, Berlino, Londra e New York”.

Che brutta fine, Ministro Tremonti. Proprio Lei, che fino a ieri vantava la solidità del nostro paese, delle nostre banche (“perché non parlano inglese!” ) e del nostro sistema produttivo  (“abbiamo la manifattura, che è meglio della finanza! ) scandiva l’anno scorso in una puntata di Annozero durante la quale – era la sua epoca d’oro, l’avevano appena incoronato “uomo dell’anno”– solo un giovane “mercatista”  come Piercamillo Falasca  aveva l’ardire di contraddirla. “Gli altri paesi avevano una crescita drogata, adesso stanno tutti a picco” ripeteva, signor Ministro. Ed ora è lì, con il cappello in mano, a ringraziare che una banca che parla inglese (e tedesco), la BCE (quella “non coinvolgibile”), annunci benevolmente l’acquisto di un po’ del nostro debito. Che tristezza.

Ha finito di cercare alibi, signor Ministro? Dopo l’undici settembre, i cinesi, la speculazione, il mercato globale, la crisi globale, i derivati, ancora ci tocca sentirvi parlare, Lei e il suo premier, di speculatori, di agenzie di rating, di mercati che sbagliano i loro giudizi, che non tengono in giusto conto la solidità finanziaria delle famiglie italiane (i vostri prestatori di garanzia preferiti, le vostre vittime designate per la patrimoniale prossima ventura), di borse che segnano l’ora giusta due volte al giorno come gli orologi rotti, di crisi che nascono altrove e arrivano qui, chez nous, per un’intollerabile ingiustizia della storia.

Da altrove, per ora, sembrano arrivare le soluzioni (peraltro del tutto inadeguate) o quantomeno i suggerimenti per affrontare una crisi che per come si manifesta in Italia è tutta italiana, dato che la nostra fragilità è solo il frutto di un decennio, il Suo decennio, di freno a mano tirato per la crescita economica. Meglio, di non-crescita. Se la ricorda quella sulla Germania, Ministro Tremonti, sempre quella sera da Santoro? “Se la Germania va bene andiamo bene anche noi!”.

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