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E’ il principio di precauzione, bellezza…

28 agosto 2011

David Tribe segnala che il 14 giugno scorso l’Agriculture and Consumer Protection Department della FAO (non Monsanto, quindi, o Big Pharma) aveva detto la sua a proposito della polemica sull’uso dell’irradiazione per rendere il cibo più sicuro. Vale la pena riportare qualche passaggio:

I metodi di produzione da soli non possono assolutamente garantire che i prodotti freschi siano sempre completamente sicuri. Trattamenti di lavaggio post-raccolta possono aiutare a ridurre la presenza di organismi contaminanti, ma molte evidenze suggeriscono che nessuna quantità di lavaggi sarà eliminare tutti gli organismi contaminanti da prodotti come foglie di insalata e germogli di legumi.

L’irradiazione degli alimenti uccide i batteri senza danneggiare il cibo le sue proprietà benefiche. Si tratta di una tecnologia sicura ed efficace nella trasformazione dei prodotti alimentari. La ricerca ha dimostrato (1) che può essere efficace per tenere sotto controllo le popolazioni di microorgsanismi, come per esempio di E. coli sui germogli di legumi. Un recente studio (2) ha valutato la qualità microbiologica di germogli di sementi commerciali e l’inattivazione di questi organismi che causano la malattia utilizzando fasci di elettroni o raggi gamma ed ha rilevato che l’irradiazione da sola è una misura di controllo efficace e ha concluso che i trattamenti combinati possono minimizzare la quantità dei processi di irradiazione necessari per eliminare totalmente gli organismi patogeni nei germogli.

Utilizzata su alcuni alimenti in Asia, nelle Americhe e in alcune parti d’Europa, l’irradiazione degli alimenti coinvolge fasci di elettroni, raggi gamma o raggi X ed è la stessa tecnica utilizzata per sterilizzare molti prodotti e apparecchiature medicali. E’ una delle poche tecnologie in gradxo di salvaguardare sia la qualità che la sicurezza alimentare in virtù della sua capacità di controllare i microrganismi senza alterare in modo significativo tutti gli attributi sensoriali e le caratteristiche organolettiche del cibo.

Il cibo richiede una corretta manipolazione e cottura, ma l’irreadiazione distrugge popolazioni di batteri portatori di malattie e, quando usato in combinazione con le pratiche tradizionali, come il lavaggio e confezionamento, può aiutare a garantire maggiori livelli di sicurezza e qualità alimentare. Inoltre, l’irradiazione degli alimenti ha diversi vantaggi rispetto ai trattamenti termici o chimici, la refrigerazione e il congelamento:

  • Non aumenta in modo significativo la temperatura dei cibi e il cibo non cuoce.
  • Rispetto al congelamento non produce cristalli di ghiaccio che possono influenzare la struttura e causare “mollezza” del cibo.
  • Rispetto ai trattamenti chimici,l’irradiazione non lascia residui potenzialmente dannosi
  • Può essere utilizzato per il trattamento di alimenti confezionati, che rimarranno sicuri e protetti dalle contaminazioni microbiche dopo il trattamento.

(1) Reduction of Salmonella spp. and Strains of Escherichia coli O157:H7 by Gamma Radiation of Inoculated Sprouts, Rajkowski, Kathleen T.; Thayer, Donald W., Journal of Food Protection, Volume 63, Number 7, July 2000 , pp. 871-875(5).

(2) Microbial quality assessment and pathogen inactivation by electron beam and gamma irradiation of commercial seed sprouts, Wajea C.K., Junb S.Y., Leeb Y.K., Kimc B.N., Hanc D.H., Jod C. and Kwon J.H., Food Control, Volume 20, Issue 3, March 2009, Pages 200-204.

Può essere utile rammentare, come faceva in quei giorni Matt Ridley sul Wall Street Journal, che nel 2000 questo metodo non è stato ammesso nell’Unione Europea grazie al veto della Germania.

Undici anni dopo, proprio in Germania, è arrivata l’epidemia di E. Coli proveniente dai germogli di legumi a rammentarci le gioie del principio di precauzione.

 

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5 commenti leave one →
  1. 28 agosto 2011 17:50

    Potete scaricare

    Il principio di Precauzione
    I COSTI DELLA NON-SCIENZA

    dal seguente collegamento

    http://www.galileo2001.it/old/materiali/pubblicazioni/costi_non_scienza.pdf

    Quanto scrive il prof. Franco Battaglia lo trovate da pagina 37 a pagina 69.

  2. Alberto Guidorzi permalink
    28 agosto 2011 18:32

    Probabilmente la Germania ha impedito l’autorizazione all’irradiazione per sterilizzare gli alimenti su suggerimento della sua lobby del produrrre biologico che così pensava di mettere in imbarazzo la produzione convenzionale con qualche caso di contaminazioni. Invece, guarda caso, è stato proprio il produrre biologico che è stato colpito ed in una produzione, quella dei germogli di semi, che faceva loro molto comodo perché a breve ciclo vegetativo, non abbisognante di concimi e antiparassitari e producibile in ambiente controllato (tutti hanno visto l’impianto di germinazione in acciaio inossidabile) e su cui contavano molto in quanto con ciò si credevano messi al riparo da concorrenza del convenzionale e capaci di godere di una domanda fideistica soddisfacibile da prezzi fuori da ogni norma.

    Il loro ragionamento aveva solo un difetto: che la materia prima, vale a dire i semi, non erano sotto il loro controllo.

    Che di fornte ad una “strage d’innocenti” (come chiamre 40 decessi e 2000 ospitalizzati?), anche se troppo creduloni, ci sia stata fin dall’inizio malafede, non lo dice solo il fatto che abbiano subito incolpato le orticolture del Sud dell’Europa (mentre la filiera biologica acquistava semi nel terzo mondo), ma anche il modo con cui hanno condotto i controlli. La prima segnalazione di intossicazione è avvenuta il 1° maggio, mentre l’allerta a livello europeo è avvenuta dopo 22 giorni, il 26 maggio si sonoi incolpati i cetriolo spagnoli e molti altri ortaggi. La scoperta che si era in presenza di E.coli tipo O104:H4 è di fine maggio e solo perché i campioni sono stati messi a disposizione allora, infatti, un laboratorio di microbiologia ci mette al massimo 48 ore a fare tutte le analisi. Solo il 5 giugno si ammette la colpevolezza dei germogli di semi, ma a questo punto bisogna ripartire da zero per sapere da dove proviene l’infezione, vale a dire 36 giorni dopo e quando i decessi sono ormai 23.

    E’ poi passato pressochè sotto silenzio un’altra contaminazione uguale avvenuta poco tempo dopo in Francia sempre per effetto di germogli si semi. Guarda caso l’intossicazione è avvenuta nel feudo del “biologismo” militante francese quello di Noel Mamère.

    Come si sono comportati “biologisti” nostrani e francesi? Il Dott. Burdese di Slow Food ha pensato bene di dire che era colpa degli OGM che contemplavano la resistenza agli antibiotici nel loro ciclo produttivo. L’esempio è stato seguito in Francia da Herrade Nehlig, dimostrando ambedue di non sapere che nella transgenesi non si usa il batterio E.coli ma l’A. tumefaciens. Noel Mamère invece ha voluto incolpare gli allevamenti animali intensivi e l’uso di antibiotici, ma non si è documentato perché il tipo O104:H4 è solo di origine umana (le autorità sanitarie sanno che questo tipo nuovo di batterio circola ormai da 10 anni nella popolazione umana europea) e non bovina o altro.

    Concluclusione: malefede da una parte, ignoranza della materia dall’altra e silenzio assoluto da parte dei massmedia per paura di inimicarsi i “guru” facenti opinione e ascoltati prioritariamente dalle istituzioni. Siamo in buone mani!!!!

  3. Alberto Guidorzi permalink
    28 agosto 2011 18:44

    Grazie Renzo Riva, spero che il testo rappresenti per molti onesti intellettualmente il modo di documentarsi.

  4. Alberto Guidorzi permalink
    29 agosto 2011 18:41

    Grazie al documento che Renzo Riva ha segnalato si apprende che a Chernobyl a 15 anni di distanza vi sono stati 48 morti. Questo incidente è riporato ancora come una strage d’innocenti, mentre i 40 morti dei germogli biologici sono già stati dimenticati e non più portati ad esempio all’opinione pubblica.
    Se non è malafede questa! Ricordo inoltre che a Fukushima non vi è stato ancora nessun morto pr l’incidente alla centrale nucleare e se guardiamo a Chernobyl ve ne potrebbero essere di meno fra 15 anni.

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  1. Morti della morte sbagliata. Escherichia coli, un anno dopo. « La Valle del Siele

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